A cura di Giuseppe Monno

La preghiera dell’Ave Maria trova le sue radici dirette nella Sacra Scrittura. È un vero “vangelo in miniatura” che raccoglie le parole stesse dell’angelo Gabriele e di santa Elisabetta, unite alla fede della Chiesa.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te
Queste parole (Luca 1,28) aprono l’episodio dell’Annunciazione. Il saluto dell’angelo Gabriele a Maria — in greco “chaire” — non è un semplice saluto, ma un invito profondo alla gioia. È lo stesso verbo che i profeti dell’Antico Testamento utilizzano per annunciare la venuta del Messia (cfr. Sofonia 3,14-17; Gioele 2,21).
Maria è chiamata kecharitōménē, participio perfetto passivo che indica una condizione stabile e permanente: “colei che è stata e rimane piena di grazia”. È la donna rigenerata dallo Spirito Santo, la “figlia di Sion” in cui Dio viene ad abitare. Il “Signore è con te” non è solo un augurio, ma un’affermazione di presenza: come l’Arca dell’Alleanza custodiva la Parola di Dio, così Maria porta in sé il Verbo fatto carne (cfr. Giovanni 1,14).
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù
Queste parole sgorgano dal cuore di Elisabetta (Luca 1,42), che “fu piena di Spirito Santo” (Luca 1,41). La benedizione divina che inonda Maria e il frutto del suo grembo manifesta la nuova Alleanza inaugurata nel suo seno.
Il termine greco koilía significa letteralmente “cavità”, “grembo”, ma nel linguaggio biblico designa la sede della vita. Il latino ventris (ventre) fu tradotto nella liturgia italiana con “seno”, per sottolineare la dimensione affettiva e materna. L’aggiunta del nome “Gesù”, assente nel testo di Luca, appare già nei primi secoli come confessione esplicita del nome che salva (cfr. Filippesi 2,9-11; Atti 4,12).
Santa Maria, Madre di Dio
Maria è “santa” perché è stata santificata dalla grazia divina fin dal primo istante della sua esistenza. L’angelo la chiama kecharitōménē, “piena di grazia”: in lei la grazia non solo abita, ma regna.
Chiamarla “Madre di Dio” (Theotokos) significa riconoscere in Gesù la piena divinità. Quando Elisabetta esclama: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Luca 1,43), utilizza il termine Kyrios mou — “Signore mio” — che nella Bibbia greca (Settanta) traduce l’ebraico ’Adonay, utilizzato al posto del sacro Tetragramma Yhwh, per un’antica regola ebraica. Elisabetta, illuminata dallo Spirito Santo, proclama che Maria è Madre del Signore Dio.
Il titolo Theotokos fu solennemente definito al Concilio di Efeso (431), contro l’eresia nestoriana, per affermare che il Figlio concepito nel grembo di Maria è la stessa Persona divina del Verbo. Come insegna san Tommaso d’Aquino:
“La Vergine Maria è Madre di Dio non perché madre della divinità, ma perché è madre, secondo la natura umana, di una Persona che possiede la divinità e l’umanità” (Summa Theologiae, III, q. 35, a. 4, ad 2).
Maria ha generato secondo la carne il Verbo eterno del Padre, il quale, unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un anima razionale, rimase vero Dio e divenne vero uomo (cfr. Giovanni 1,14; Galati 4,4).
I Padri della Chiesa esaltarono questo mistero:
Sant’Atanasio afferma che “il Figlio di Dio si fece uomo, e la Vergine Maria fu Madre di Dio secondo la carne” (cfr. De Incarnatione Verbi Dei, 54,3; Epistola ad Epictetum, 7).
San Cirillo d’Alessandria, difendendo la fede di Efeso, scrive: “Se qualcuno non confessa che l’Emmanuele è vero Dio e che perciò la Santa Vergine è Madre di Dio, sia anatema” (Epistola ad Nestorium).
Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte
Questa seconda parte, aggiunta nei secoli successivi, esprime la fede nella potente intercessione di Maria. La sua intercessione è già prefigurata alle nozze di Cana (Giovanni 2,1-11), dove per la sua supplica Gesù anticipa “l’ora” della manifestazione della sua gloria.
Maria è mediatrice subordinata e partecipata: non sostituisce Cristo, unico Mediatore (1Timoteo 2,5), ma coopera come madre nell’opera della salvezza. Come ai piedi della croce riceve il discepolo amato come figlio (Giovanni 19,26-27), così continua dal cielo ad intercedere per tutti i figli del suo Figlio.
La Scrittura mostra che i santi presso Dio possono intercedere per noi (cfr. 2Maccabei 15,12-16; Apocalisse 5,8; 8,3-4). Maria, pienamente unita a Cristo, partecipa in modo singolare a questa comunione dei santi.
La Chiesa crede che la Vergine glorificata in anima e corpo (dogma dell’Assunzione, Pio XII, Munificentissimus Deus, 1950) continua a servire Dio e a intercedere per i suoi figli. San Bernardo la chiama Advocata nostra, e san Luigi Maria Grignion de Montfort la descrive come “l’aquedotto per cui passano tutte le grazie”.
“Adesso e nell’ora della nostra morte” significa che Maria accompagna il cristiano in ogni momento, ma specialmente nel passaggio decisivo verso l’eternità. Come pregava san Bonaventura:
“O Maria, sii tu la scala che mi conduca al cielo”.
Amen — La fede della Chiesa in Maria
L’Amen finale è la nostra adesione fiduciosa. È come dire: “Così è vero”. Fin dai primi secoli i cristiani riconobbero in Maria la Madre di Dio e ricorrevano alla sua protezione. La più antica preghiera mariana conosciuta, in greco, risale al III secolo ed è tuttora in uso:
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio;
non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.”
Questo Sub tuum praesidium — ritrovato in un papiro egiziano del 250 circa — testimonia che i cristiani invocavano Maria come Theotokos due secoli prima del Concilio di Efeso. Da allora, attraverso i secoli, l’Ave Maria è divenuta la preghiera del popolo di Dio: un condensato del Vangelo, una sintesi di fede e di amore, una continua contemplazione del mistero dell’Incarnazione.
San Giovanni Paolo II la definì “una preghiera cristologica”, perché “nel cuore dell’Ave Maria vibra il nome di Gesù” (Rosarium Virginis Mariae, 2002). Pregare l’Ave Maria significa entrare nel dialogo tra Dio e l’umanità, ripetendo le parole con cui il cielo ha salutato la terra redenta.
L’Ave Maria è una preghiera semplice e insieme profondissima. Ogni volta che la recitiamo, ripetiamo il “sì” di Maria, accogliendo nella nostra vita il Signore. Essa è la voce della Chiesa Sposa che si unisce alla Madre del suo Sposo, implorando la grazia e lodando la misericordia divina.
“Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Luca 1,48-49).