A cura di Giuseppe Monno

La Chiesa cattolica fu fondata nel I secolo d.C. da Gesù Cristo, il quale affidò agli apostoli la missione di annunciare il Vangelo a tutte le genti (cfr. Matteo 28,19-20).
L’appellativo “cattolica” deriva dal greco katholikḗ e significa “universale”, indicando la vocazione della Chiesa ad abbracciare tutti i popoli della terra. Il termine compare per la prima volta nella Lettera di Ignazio di Antiochia – vescovo e martire del II secolo – ai cristiani di Smirne:
“Dove c’è Gesù Cristo, lì è la Chiesa cattolica” (Smirnesi, VIII, 2)
Fin dai primi decenni successivi alla morte e resurrezione di Cristo, la Chiesa conobbe una rapida espansione nell’Impero romano grazie alla predicazione degli apostoli, in particolare di Pietro e Paolo, che, secondo la tradizione, subirono il martirio a Roma durante il regno di Nerone (64-67 d.C.).
Nei primi tre secoli la Chiesa fu duramente perseguitata dai romani, poiché rifiutava il culto all’imperatore e agli dèi pagani. Le persecuzioni più violente si verificarono sotto gli imperatori Decio (249-251), Valeriano (257-260) e soprattutto Diocleziano (303-305). In questo periodo, i cristiani si riunivano clandestinamente nelle catacombe per celebrare l’Eucaristia.
Nelle Scritture, in particolare nella Prima Lettera di Pietro (5,13) e nell’Apocalisse (17,5-9), Roma è talvolta indicata simbolicamente come “Babilonia”, in riferimento alla sua corruzione morale e alla persecuzione dei fedeli.
La situazione cambiò radicalmente con l’imperatore Costantino il Grande. Dopo la vittoria su Massenzio al Ponte Milvio (312), Costantino attribuì il suo successo all’intervento del Dio cristiano. L’anno successivo, con l’Editto di Milano (313), emanato insieme a Licinio, venne concessa la libertà di culto a tutte le religioni, ponendo fine alle persecuzioni contro i cristiani.
Da quel momento la Chiesa poté svilupparsi liberamente, costruendo basiliche, organizzando la propria struttura gerarchica e definendo progressivamente la propria dottrina.
Nel 380, con l’Editto di Tessalonica, promulgato dagli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II, il cristianesimo – nella forma ortodossa definita dal Primo Concilio di Nicea (325) – fu proclamato religione ufficiale dell’Impero romano. L’editto condannava l’arianesimo e proibiva i culti pagani. Da allora il cristianesimo divenne elemento fondante della cultura e della vita politica europea.
Con il passare dei secoli, dispute teologiche e motivazioni politiche portarono a profonde divisioni nel cristianesimo:
Lo Scisma d’Oriente (1054) separò la Chiesa di Roma da quella di Costantinopoli, dando origine alla Chiesa ortodossa. Le principali cause furono il primato del Papa e alcune differenze dottrinali, come la questione del Filioque.
Lo Scisma d’Occidente, più propriamente detto Riforma protestante, fu avviato da Martino Lutero nel 1517. Questo movimento contestava la corruzione ecclesiastica e alcune dottrine della Chiesa romana, dando origine a numerose comunità protestanti.
Da quel momento, l’aggettivo “cattolico” assunse un significato confessionale, riferendosi a coloro che rimanevano in comunione con il vescovo di Roma, cioè il Papa, successore di san Pietro.
Nel XIX secolo, in seguito al Concilio Vaticano I (1869-1870), che definì il dogma dell’infallibilità papale, un gruppo di cattolici contrari a tale definizione si separò da Roma, dando vita al movimento dei “vetero-cattolici”.
Oggi, la Chiesa cattolica romana conta oltre 1,3 miliardi di fedeli nel mondo, rappresentando la più numerosa comunità cristiana. Essa è guidata dal Papa, vescovo di Roma e successore di Pietro, e si articola in numerose diocesi diffuse in tutti i continenti.
La storia della Chiesa cattolica è quella di un’istituzione che, nonostante persecuzioni, divisioni e riforme, ha mantenuto nel corso dei secoli la sua missione universale: annunciare il Vangelo di Cristo e testimoniare la carità nel mondo.