A cura di Giuseppe Monno

Durante l’Ultima Cena, Gesù prese il pane, pronunciò la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo:
“Prendete e mangiate: questo è il mio corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me.” (cf. Matteo 26,26; Luca 22,19)
Nel ripetere questo gesto, il sacerdote, durante la celebrazione eucaristica, spezza l’ostia magna dopo l’Agnello di Dio. Questo rito, detto “frazione del pane”, è uno dei più antichi gesti liturgici cristiani: esso richiama il gesto stesso di Cristo e simboleggia la condivisione del Corpo del Signore tra tutti i fedeli, segno di comunione fraterna e di unità ecclesiale.
Dopo aver spezzato l’ostia, il sacerdote stacca un piccolo frammento e lo lascia cadere nel calice che contiene il Sangue di Cristo, pronunciando a voce bassa:
“Il corpo e il sangue di Cristo, uniti in questo calice, siano per noi cibo di vita eterna.”
Questo rito, chiamato commistione, ha un duplice significato: simbolico e teologico, ecclesiale e comunitario.
L’unione del frammento del Corpo di Cristo con il Sangue nel calice esprime l’unità inseparabile del Mistero pasquale: il Cristo crocifisso e risorto è presente tutto intero — corpo, sangue, anima e divinità — in ciascuna delle specie eucaristiche. Tuttavia, il gesto rende visibile il legame tra i due segni sacramentali, ricordando che l’Eucaristia rende presente il sacrificio di Cristo nella sua totalità, cioè la sua morte e la sua risurrezione.
Nei primi secoli della Chiesa, la commistione aveva anche un significato di comunione ecclesiale. Il Papa, durante la Messa a Roma, inviava a ogni vescovo o sacerdote una piccola parte dell’ostia consacrata — detta fermentum — che questi inserivano nel loro calice durante la Messa. Era un segno visibile di unità con il Papa, con il vescovo locale e con tutta la Chiesa cattolica, a testimoniare che tutte le Eucaristie sono celebrazione di un unico sacrificio e di un’unica fede.
Oggi, pur non avendo più il valore disciplinare di un tempo, il gesto conserva un profondo significato teologico e mistico. Esso ricorda che:
L’Eucaristia è il sacramento dell’unità di tutto il Corpo di Cristo, che è la Chiesa (cf. 1Corinzi 10,17).
In Cristo, corpo e sangue — segni della sua morte e della sua vita donata — sono inseparabili.
Partecipare all’Eucaristia significa essere uniti a Cristo e tra di noi in un vincolo di comunione viva.
Il frammento dell’ostia deposto nel calice è dunque un piccolo gesto ricchissimo di significato:
ricorda il sacrificio pasquale di Cristo nella sua unità; esprime la comunione tra i fedeli, i ministri e la Chiesa universale; rende presente il mistero della salvezza, attraverso il segno visibile dell’unione tra Corpo e Sangue del Signore.