L’OSTIA NEL RITO CATTOLICO ROMANO

A cura di Giuseppe Monno

L’ostia è una piccola e sottile cialda di pane azzimo (cioè non lievitato), di forma circolare, utilizzata nella celebrazione dell’Eucaristia nel rito cattolico romano.

Il termine ostia, dal latino hostia, significa “vittima sacrificale”. Tale denominazione richiama il sacrificio di Cristo, l’Agnello immolato per la redenzione dell’umanità. Durante l’Ultima Cena, Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia: prese il pane, pronunciò la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo:

“Prendete e mangiate: questo è il mio corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me.” (Luca 22,19)

In questo gesto si compie l’anticipazione sacramentale del sacrificio del Calvario: Gesù si offre liberamente come vittima di espiazione per i peccati del mondo, morendo sulla croce e risorgendo il terzo giorno.

Durante la Messa cattolica, la Chiesa rinnova realmente — in modo incruento — lo stesso sacrificio del Golgota. Nella consacrazione, il pane e il vino diventano vero Corpo e vero Sangue di Gesù Cristo, pur conservando le apparenze sensibili del pane e del vino: è il mistero della Transustanziazione.

Nei primi secoli del cristianesimo, il pane utilizzato per la celebrazione era spesso di forma più grande e veniva spezzato e distribuito ai fedeli (da cui il termine frazione del pane). A partire dal IV secolo, con la diffusione dell’usanza di custodire il pane consacrato per portarlo ai malati o per l’adorazione, nacque la necessità di produrre ostie più piccole, sottili e durevoli.

L’uso di conservare l’Eucaristia nel tabernacolo si affermò progressivamente, e con esso anche la forma tipica dell’ostia moderna.

Le prime testimonianze sulla forma rotonda e schiacciata provengono dall’Oriente cristiano: Epifanio di Salamina (circa 400 d.C.) scrive “hoc est enim rotundae formae”, riferendosi appunto al pane eucaristico. In Occidente, la forma circolare si diffuse nel V secolo.

I primi stampi per la realizzazione delle ostie erano in pietra o legno (VI secolo). Le ostie venivano inizialmente preparate come piccole pagnotte schiacciate, spesso ornate con immagini o iscrizioni sacre, come il monogramma IHS (abbreviazione del nome di Gesù) o la croce.

Nel Medioevo esistevano ostie di diverse dimensioni: quelle più grandi erano destinate al sacerdote celebrante e venivano spezzate e condivise con i fedeli.

Dall’XI secolo si diffusero stampi in ferro a tenaglia, inizialmente lisci, poi sempre più decorati con simboli cristiani, figure del Cristo, della Vergine o dei santi. La produzione di ostie era un compito riservato ai monasteri, in particolare a quelli maschili, anche se in seguito molte comunità di suore si specializzarono in quest’attività, che richiedeva grande cura e purezza.

Oggi le ostie vengono prodotte con farina di grano tenero e acqua, senza lievito né sale, secondo le prescrizioni liturgiche stabilite dal Codice di Diritto Canonico e dall’Ordinamento Generale del Messale Romano. Esse vengono cotte tra piastre riscaldate e poi ritagliate con stampi circolari di varie misure: le più grandi per il celebrante, le più piccole per i fedeli.

L’ostia consacrata, conservata nel tabernacolo, è adorata nella pratica del culto eucaristico e mostrata ai fedeli nell’ostensorio durante la benedizione eucaristica e le processioni del Corpus Domini.

Simbolicamente, la forma rotonda dell’ostia richiama la perfezione, l’eternità e l’unità divina. La sua fragilità e sottigliezza ricordano invece l’umiltà e la semplicità di Cristo che si dona interamente all’umanità.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

Seguimi anche sul Blog “Commento al Vangelo del giorno”

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora