CONVENIENZA DEL SACRIFICIO DI CRISTO VERO DIO E VERO UOMO

A cura di Giuseppe Monno

L’offesa compiuta dall’uomo nei confronti di Dio doveva essere riparata dall’uomo stesso. Tuttavia, nessun uomo poteva riscattare se stesso né offrire a Dio un prezzo sufficiente per la riconciliazione (Salmi 48,8). Solo Dio, infatti, possiede il potere di riscattare l’umanità (Isaia 43,1; Osea 13,14; Marco 2,7).

Il Sacrificio di Cristo si mostra pertanto conveniente, perché soltanto Lui, pienamente Dio e pienamente uomo, poteva riscattare l’umanità pagando il prezzo della salvezza (Marco 10,45; 1Corinzi 6,20; 7,23).

Secondo San Tommaso d’Aquino, l’Incarnazione non era strettamente necessaria, ma pienamente conveniente (Summa Theologiae, III, q. 1–48). Egli osserva: «L’offesa era rivolta a Dio, quindi occorreva una soddisfazione proporzionata. Nessun puro uomo poteva offrirla; solo Dio poteva, ma come uomo poteva farlo a nome dell’umanità» (parafrasi).

I Padri della Chiesa condividono questa logica. Sant’Ireneo afferma che Cristo ricapitola l’umanità intera e offre al Padre l’obbedienza che Adamo aveva rifiutato (Adversus Haereses, III, 21,10; V, 19,1). San Gregorio di Nazianzo sostiene: «Ciò che non è assunto non è redento» (Oratio 45, De Incarnatione Verbi, 5), indicando che Cristo doveva assumere pienamente l’umanità per salvarla interamente.

Insomma, l’uomo doveva riparare l’offesa, ma non poteva; Dio poteva, ma non doveva. Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, ha potuto e ha voluto compiere questa opera di redenzione.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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