IO-SONO

A cura di Giuseppe Monno

Durante un dialogo fortemente conflittuale con i Giudei, Gesù pronuncia una rivelazione solenne:

«In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse nato, Io Sono» (Giovanni 8,58).

L’espressione greca ego eimí (“Io Sono”) non è una semplice affermazione di preesistenza, ma un chiaro riferimento al Nome divino rivelato da Dio a Mosè. Gesù adopera consapevolmente questa formula, ben sapendo che i suoi ascoltatori l’avrebbero interpretata come un’affermazione di identità con Dio stesso. Non a caso, la loro reazione fu immediata e violenta:

«Presero allora delle pietre per gettarle contro di lui» (Gv 8,59).

Essi non reagirono così perché Gesù affermava di essere esistito prima di Abramo, ma perché, secondo la Legge (cfr. Levitico 24,16), tale dichiarazione costituiva una bestemmia, punibile con la lapidazione.

Le parole di Gesù richiamano direttamente una delle più grandi teofanie dell’Antico Testamento, interpretata dalla teologia patristica come una manifestazione del Verbo divino pre-incarnato (cfr. San Giustino Martire, Sant’Ireneo, Tertulliano, Origene, San Gregorio di Nissa, Sant’Agostino):

«L’Angelo del Signore apparve a Mosè in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Dio chiamò Mosè dal roveto e gli disse: “Io Sono Colui che Sono”. Dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi… Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre» (Esodo 3,1-15 passim).

Secondo i Padri della Chiesa, fu proprio il Verbo eterno – il Figlio pre-incarnato – ad apparire a Mosè nel roveto ardente, rivelandosi come l’«Io-Sono» e come «il Signore Dio». I Giudei dell’epoca di Gesù, pur non possedendo una compiuta teologia del Verbo, colsero il significato delle sue parole: Egli si stava identificando con il Dio che aveva parlato a Mosè.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

Seguimi anche sul Blog “Commento al Vangelo del giorno”

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora