A cura di Giuseppe Monno

In Esodo 3,1-6, Mosè vede un roveto che brucia senza consumarsi. Dal roveto, l’Angelo del Signore gli appare, Dio stesso gli parla.
«L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto… Dio lo chiamò dal roveto: “Mosè! Mosè!”…»
Molti Padri della Chiesa, soprattutto nella tradizione greca e latina antica, hanno interpretato certe teofanie (manifestazioni di Dio) nell’Antico Testamento come apparizioni del Verbo pre-incarnato, cioè del Figlio di Dio prima dell’incarnazione.
San Giustino Martire, nel Dialogo con Trifone, sostiene che ogni volta che Dio si manifesta visibilmente (in forma umana o angelica), è il Verbo a rendersi percepibile (Dialogus cum Tryphone Iudaeo, 56.60-63).
Ireneo di Lione, nel suo trattato Contro le eresie, afferma che il Figlio è colui che parla ai patriarchi e ai profeti (Adversus Haereses, IV, 6, 6).
Origene afferma che tutto ciò che è stato rivelato attraverso i profeti è rivelato dal Verbo (De Principiis, I, 2, 1; IV, 1, 3), tutte le teofanie sono del Figlio, non del Padre, perché il Padre non è apparso a nessuno (Commentarium in Evangelium Ioannis, I, 23).
San Gregorio di Nissa condivide pienamente l’idea che sia il Figlio – il Verbo – a parlare e ad agire nell’Antico Testamento, non il Padre:
«Il Padre non è mai apparso a nessuno, né è stato udito direttamente. Le apparizioni e le parole divine nei tempi antichi sono opera del Figlio, il Verbo.» (Contra Eunomium, II)
Sant’Agostino concorda con gli altri Padri e afferma che le apparizioni di Dio nell’Antico Testamento sono manifestazioni del Verbo pre-incarnato:
«Non è il Padre, ma il Figlio che apparve ai patriarchi: era lui, il Verbo di Dio, che parlava e si mostrava.» (De Trinitate, II, 17)
e aggiunge:
«Quello che Abramo vide non era la sostanza invisibile di Dio, ma una forma assunta dal Verbo, per farsi conoscere.» (De Trinitate, II, 27)
Quindi Mosè vide e udì il Verbo di Dio pre-incarnato nel roveto ardente, manifestatosi sotto la forma dell’Angelo del Signore.
La Scrittura pur non affermando esplicitamente il coinvolgimento del Verbo nelle teofanie dell’Antico Testamento, lo implica secondo l’interpretazione cristologica.