A cura di Giuseppe Monno

La preghiera di supplica non serve per cambiare Dio, ma per cambiare noi. Dio non ha bisogno delle nostre preghiere, siamo noi ad averne bisogno.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma:
«Se tu conoscessi il dono di Dio!” (Giovanni 4,10). La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso il pozzo dove noi andiamo a cercare la nostra acqua: è là che Cristo viene incontro a ogni essere umano… È Lui che ci cerca per primo e ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda scaturisce dalle profondità di Dio che ci desidera.» (CCC 2560)
Dio ci invita a pregare perché ci ama e vuole che entriamo in relazione con Lui. Come ogni padre buono, vuole il dialogo.
La preghiera di supplica ci rende umili e fiduciosi. Pregare significa riconoscere di avere bisogno, uscire dalla presunzione di autosufficienza, e aprirsi alla grazia. È un atto di fiducia filiale.
«La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti.» (CCC 2559).
La supplica, in particolare, è una scuola di umiltà e di fede. Non serve a informare Dio, ma a disporre noi stessi ad accogliere i suoi doni.
Dio vuole coinvolgerci nella sua Provvidenza. Sebbene sappia tutto e possa tutto, Dio ha scelto liberamente di agire anche attraverso le nostre preghiere. È un mistero di cooperazione.
San Tommaso d’Aquino, scrive: «Non preghiamo per cambiare il piano divino, ma perché Dio ha stabilito che certi beni vengano concessi solo attraverso la preghiera.»
(Summa Theologiae, II-II, q. 83, a. 2)
In altre parole, Dio ha incluso la preghiera nel suo disegno eterno. Non forziamo Dio a fare qualcosa, ma partecipiamo alla sua opera con la libertà che Lui stesso ci ha donato.
La preghiera non cambia Dio, ma cambia noi. Sant’Agostino dice: «La preghiera non serve a informare Dio, ma a disporre noi a ricevere ciò che Egli già vuole darci.» (cfr. Lettera 130 a Proba, cap. 8, §17; Sermone sul Monte 2.3.14, commentando Matteo 6)
Pregando, diventiamo più sensibili alla volontà di Dio, più capaci di accoglierla. È come accordare il nostro cuore al cuore di Dio.
Gesù Cristo, nel Getsemani, ha pregato supplicando il Padre con forti grida e lacrime (Ebrei 5,7). Se Cristo stesso ha pregato così, non per cambiare il Padre, ma per compiere la sua missione (Luca 22,42), allora anche noi siamo chiamati a vivere la preghiera come parte del nostro cammino di fede.
Dio non ha bisogno delle nostre preghiere, ma le desidera. Perché è nel dialogo con Lui che cresciamo come figli. Perché la preghiera ci educa, ci libera, ci modella, e ci rende collaboratori della sua volontà d’amore.