A cura di Giuseppe Monno

Gesù in Matteo 7,7-11 dice:
«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto… Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!»
Questa è una promessa reale, ma non è una promessa magica o automatica. Dio è Padre, non un distributore automatico di grazie. E come ogni padre buono, dona solo ciò che è veramente bene per il figlio, anche quando il figlio chiede qualcosa che crede sia bene, ma non lo è.
Quando si dice: “Non era la volontà del Signore”, non è una scusa per giustificare il silenzio di Dio, ma il riconoscimento che la saggezza e la visione di Dio superano la nostra. La preghiera cristiana autentica non è solo una richiesta, ma un affidamento, come nel Padre Nostro: «Sia fatta la tua volontà» (Matteo 6,10).
Gesù stesso sottomette la propria volontà a quella del Padre, pur nella sofferenza, tant’è che nel Getsemani prega ripetendo più volte le stesse parole: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua.» (Luca 22,42)
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) insegna che per essere esaudita, la preghiera deve avere alcune caratteristiche fondamentali:
Fede – CCC 2610: Gesù ha pregato: spesso, a lungo, in segreto, e con cuore ardente. L’insegnamento di Gesù sulla preghiera implica la fede. Gesù dice: «Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato.» (Marco 11,24)
Perseveranza – CCC 2730 e 2742-2744: Non scoraggiarsi se la risposta tarda ad arrivare (cfr. Luca 18,1-8, la parabola della vedova insistente).
Conformità alla volontà di Dio – CCC 2736 e 2825: «Qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti.» (1 Giovanni 3,22).
Cuore riconciliato – CCC 2615 e 2840: Il perdono verso gli altri è condizione per ricevere (cfr. Marco 11,25).
Dio risponde sempre, ma non sempre come noi immaginiamo. La Chiesa insegna che Dio risponde sempre alla preghiera, ma le risposte possono essere:
Sì: riceviamo ciò che abbiamo chiesto.
Non ora: Dio sa che il tempo non è maturo.
Ho qualcosa di meglio: ciò che chiediamo può essere buono ai nostri occhi, ma Dio vede oltre.
No: perché ciò che chiediamo potrebbe farci male o allontanarci da Lui.
La fede matura non misura l’amore di Dio dai risultati visibili. Una preghiera non esaudita non significa che Dio non ascolti o non ami. Pensiamo a tanti Santi che hanno vissuto lunghi periodi di silenzio o di sofferenze non rimosse (p. es. San Paolo e la «spina nella carne», 2 Corinzi 12,7-9).
La preghiera è relazione, non transazione. Dio non è obbligato a darci tutto ciò che chiediamo, ma promette di donarci sempre ciò che è bene per la nostra salvezza. La preghiera ci trasforma, ci rende più simili a Cristo, più capaci di accogliere la volontà del Padre.