A cura di Giuseppe Monno

Il battesimo vicario (o battesimo per i morti) è una pratica religiosa in cui una persona vivente si fa battezzare al posto di una persona defunta che non ha ricevuto il battesimo in vita, con l’intento di garantirle la salvezza o l’accesso alla risurrezione.
È menzionato una sola volta nel Nuovo Testamento, in un passo oscuro della Prima Lettera ai Corinzi:
«Altrimenti, che faranno quelli che si fanno battezzare per i morti? Se i morti davvero non risorgono, perché allora si fanno battezzare per loro?» (1 Corinzi 15,29)
San Paolo non chiarisce chi fossero esattamente coloro che praticavano il battesimo vicario, e non dice esplicitamente se approvasse o meno la pratica. I Padri della Chiesa sono concordi nel dire che non erano i cristiani ortodossi a farlo, ma qualche gruppo marginale o setta tra i primi cristiani.
L’ipotesi più accettata è che alcuni cristiani di Corinto, influenzati da idee locali o gnostiche, avessero introdotto questa pratica. Paolo non li approva né li condanna esplicitamente, ma usa il loro comportamento come argomento retorico: «Se non c’è risurrezione, perché si fanno battezzare per i morti?»
Questo suggerisce che Paolo non approvasse direttamente la pratica, ma ne usasse l’esistenza per rafforzare la sua argomentazione sulla risurrezione.
San Paolo infatti sta difendendo la dottrina della risurrezione dei morti, che alcuni cristiani di Corinto mettevano in dubbio. Tutto il capitolo è un’argomentazione teologica per dimostrare che:
Cristo è risorto dai morti,
quindi anche noi risorgeremo,
e la risurrezione è parte essenziale della fede cristiana.
In pratica San Paolo sta dicendo: «Persino quelli che si fanno battezzare per i morti credono nella risurrezione; perché voi, che siete cristiani, non ci credete?»