LUCIFERO, IL CHERUBINO DIVENUTO SATANA

A cura di Giuseppe Monno

Secondo quanto si legge nella Sacra Scrittura, in particolare nel libro del profeta Ezechiele (28,13-15), l’essere che successivamente si sarebbe rivolto contro Dio – divenendo Satana, cioè «Avversario» – era inizialmente un Cherubino, perfetto nella bellezza e nella sapienza, posto in Eden, il giardino di Dio. L’identità di questo Cherubino è stata tradizionalmente riferita dalla teologia cristiana a Lucifero, nome che in latino significa «Portatore di Luce», e che traduce l’ebraico Helel, presente in Isaia 14,12, laddove si parla della caduta dell’astro del mattino, il figlio dell’aurora.

Questo passo di Isaia – benché in origine indirizzato a un sovrano terreno, forse Sargon II o Nabucodonosor II, secondo varie interpretazioni storico-critiche – è stato letto dalla tradizione patristica e medievale come una figura simbolica della caduta dell’Angelo prevaricatore, che volle innalzarsi al di sopra di Dio stesso. La tradizione patristica, infatti, vede in Lucifero il simbolo del primo peccato, quello dell’orgoglio angelico.

Secondo la classificazione angelica proposta da Dionigi (V–VI secolo) nel trattato De Coelesti Hierarchia (VI, 2), i Cherubini appartengono al secondo ordine della prima gerarchia o triade celeste, che comprende Serafini, Cherubini e Troni. I Cherubini, secondo questa tradizione, sono preposti alla conoscenza e alla contemplazione della verità divina, mentre i Serafini, che li sovrastano, sono associati all’amore ardente verso Dio.

Anche San Tommaso (XIII secolo), nella sua Summa Theologiae (I, q. 63, a. 7), distingue tra i due termini, spiegando che Cherubino significa «pienezza di scienza», mentre Serafino significa «ardente». Egli sottolinea che, mentre la conoscenza può coesistere con il peccato mortale, la carità, essendo forma di tutte le virtù, non può. Per questo, pur essendo Lucifero preposto a tutte le schiere angeliche – come principe degli Angeli e apice della gerarchia creata – egli non fu denominato Serafino, bensì Cherubino.

Questa posizione di primato angelico, secondo una larga parte della tradizione teologica, venne meno con la caduta. L’ufficio di guida delle schiere celesti fu allora affidato all’Arcangelo Michele, il cui nome in ebraico Mikha’el significa «Chi è come Dio?», espressione che ribadisce l’incomparabile unicità del Creatore, come testimoniano numerosi passi biblici (cfr. 1 Samuele 2,2; Giobbe 40,9; Isaia 42,8; Salmi 34,10; 144,3; Michea 7,18).

Michele è il grande difensore del Regno di Dio e il condottiero delle armate celesti. Nella visione apocalittica di Apocalisse 12,7-9, è proprio lui che guida gli Angeli fedeli nella battaglia contro il drago, simbolo di Satana, e lo scaccia dal cielo. Questo episodio è in armonia con le parole di Gesù in Luca 10,18, dove dichiara: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore”.

La figura di Lucifero – prima Angelo di luce, poi avversario di Dio – è quindi il paradigma dell’orgoglio spirituale, del rifiuto del proprio ordine ontologico, della pretesa creatura che vuole farsi uguale al Creatore. Come affermava Sant’Agostino (IV–V secolo), il peccato degli Angeli caduti fu un «superbiae initium», l’inizio della superbia, che li portò alla rovina (cfr. De Civitate Dei, XI, 13).

Infine, la caduta di Lucifero e degli Angeli ribelli segna l’origine del male personale nell’universo creato, ma allo stesso tempo esalta la fedeltà degli Angeli rimasti fedeli, come Michele, i quali scelgono liberamente e irrevocabilmente il servizio al Dio Altissimo.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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