VIRTÙ

A cura di Giuseppe Monno

Il mistero degli angeli, pur restando nella sua dimensione trascendente, ha trovato una nobile e articolata elaborazione nella tradizione cattolica. Tra i nove cori angelici identificati dalla patristica e dalla teologia medievale, il coro delle Virtù occupa un posto peculiare, ponte tra il mondo invisibile e quello visibile, segno della potenza divina che opera nella creazione e nella grazia.

Il termine «Virtù» è la traduzione del latino Virtutes, che a sua volta traduce il greco Dynaméis, reso più correttamente in «Potenze». Nel Nuovo Testamento leggiamo:

Efesini 1,21: «[Cristo è stato elevato] sopra ogni Principato e Autorità, Potenza (Dynámeôs) e Dominazione».

1 Pietro 3,22: «Gesù Cristo… è alla destra di Dio dopo essere salito al cielo, e gli sono sottomessi Angeli, Principati e Potenze (Dynaméôn)».

Questi testi indicano che le Virtù sono realtà personali, angeliche, sottomesse a Cristo, dotate di un ruolo cosmico e spirituale.

Secondo la gerarchia di Dionigi (VI secolo), sviluppata nel De Coelesti Hierarchia, le Virtù sono collocate nella seconda gerarchia o triade angelica, insieme a Dominazioni e Potestà. Esse presiedono alla mediazione del potere divino nell’ordine cosmico e nel corso della storia della salvezza.

Le Virtù sono angeli della forza divina operante. Sono associate alla miracolosa efficacia di Dio nella creazione, nella natura e nei miracoli. I teologi medievali, come San Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae, I, q. 108), affermano che esse stabiliscono e regolano le leggi della natura; conducono le creature a realizzare la volontà divina; conferiscono forza ai miracoli; sostengono le anime nell’esercizio delle virtù morali (non solo per affinità nominale).

Nel De Coelesti Hierarchia, Diogini afferma che le Virtù sono gli spiriti che operano «le potenze divine e i miracoli», servendo da strumento del dinamismo creativo di Dio.

San Gregorio Magno (VI–VII secolo), nel Homiliae in Evangelia e nel Moralia in Iob (XXXII, 23), propone una lettura pastorale dei cori angelici. Le Virtù, dice, «ispirano forza e perseveranza ai santi», aiutando l’uomo nel combattimento spirituale.

Origene (III secolo) intravede nelle Potenze e Virtù delle categorie angeliche deputate al mantenimento dell’ordine cosmico (De Principiis, I, 5).

Sant’Agostino (IV–V secolo), pur non sistematizzando la gerarchia come Dionigi, riconosce la molteplicità degli spiriti angelici in relazione alla loro funzione, parlando della «forza delle Virtù celesti» (De Civitate Dei, X, 9).

Nelle memorie liturgiche dedicate agli Angeli, come quella dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (29 settembre), si fa eco al mistero dei cori angelici, tra cui le Virtù.

Nell’iconografia cristiana le Virtù sono raffigurate come angeli potenti, spesso con vesti fluttuanti e sguardi fissi in alto. In opere come La Cappella Sistina (Michelangelo) e l’iconografia bizantina (talora con sfere o globi di luce nelle mani, simbolo del potere divino).

Il culto delle Virtù angeliche offre un richiamo alla forza morale; una rinnovata fiducia nella Provvidenza attiva; un’intercessione potente per chi opera nel mondo naturale e scientifico, affinché la creazione sia custodita nella verità e nel bene.

Il coro delle Virtù manifesta una verità sempre attuale: Dio non solo ha creato il mondo, ma continua a sostenerlo con la sua forza, attraverso queste misteriose creature spirituali. Invocare le Virtù è chiedere di essere rafforzati nell’anima, sostenuti nel bene, protetti nei pericoli naturali e ispirati nella ricerca della verità.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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