A cura di Giuseppe Monno

Il termine apocatastasi (dal greco «apokatástasis», «restaurazione») significa il ritorno allo stato originario. In ambito cristiano, è stato impiegato per indicare una dottrina escatologica secondo la quale, alla fine dei tempi, tutte le creature – inclusi i demoni e i dannati – sarebbero restaurate in Dio. Questa concezione, pur trovando un primo sviluppo in Origene (III secolo), è stata successivamente condannata come eretica dalla Chiesa cattolica.
Origene (185–254), influente teologo della scuola alessandrina, elaborò una teoria cosmica della salvezza nella quale tutte le creature razionali – angeli, uomini, demoni – sarebbero state progressivamente purificate e ricondotte a Dio:
Il fine ultimo dell’economia divina è che tutte le creature razionali, dopo punizioni purificatrici, ritornino allo stato originario di comunione con Dio (cfr. De Principiis, I, 6, 1).
Questa teoria, nota come apocatastasi originiana, fu condannata nei secoli successivi, ma influenzò profondamente il pensiero cristiano orientale.
Il Concilio di Costantinopoli (553), pur non nominando Origene direttamente nei canoni ufficiali, approvò gli «anatemi contro Origene», redatti in ambiente imperiale. Tra essi:
«Se qualcuno dice o ritiene che il castigo dei demoni e degli uomini empi sia temporaneo e che alla fine vi sarà una restaurazione (apokatástasis) di tutti, sia anatema.» (Anatema 9)
Questa condanna esclude categoricamente l’idea che i dannati e i demoni possano essere salvati.
Il Concilio Lateranense IV (1215):
«Coloro che muoiono in peccato mortale vanno all’inferno a subire pene eterne.»
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992):
«La dottrina della Chiesa afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità.» (CCC 1035)
La dottrina cattolica riconosce la possibilità della dannazione eterna come conseguenza della libertà umana e del rifiuto definitivo di Dio.
L’ipotesi dell’apocatastasi deve essere confrontata con l’intera testimonianza biblica. Alcuni testi sembrano suggerire una salvezza universale, ma la Scrittura afferma con chiarezza la realtà dell’inferno e della separazione eterna.
Testi apparentemente favorevoli all’apocatastasi
1 Corinzi 15,28:
«E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche il Figlio sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.»
Atti 3,21:
«È necessario che [Cristo] rimanga in cielo fino al tempo della restaurazione (apocatastasi) di tutte le cose, come Dio ha detto…»
Il contesto biblico parla della restaurazione dell’ordine cosmico nel piano di salvezza, non della salvezza universale automatica, e men che meno della salvezza dei demoni.
Testi contrari all’apocatastasi
Matteo 25,46:
«E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna.»
Apocalisse 20,10:
«E il diavolo che li aveva sedotti fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli.»
Ebrei 9,27:
«È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio.»
Sant’Agostino (354–430), nel suo De Civitate Dei (XXI, 17) afferma: «È assurdo credere che il demonio possa un giorno pentirsi e ottenere il perdono… l’eterna dannazione dei reprobi è verità di fede.»
Agostino ribadisce l’irrevocabilità della dannazione eterna e il rischio reale del rifiuto della grazia.
Papa Gregorio Magno (ca. 540–604), Moralia in lob (XXXIV): «L’inferno è eterno. Non ha fine. Coloro che vi sono entrati, non ne usciranno mai.»
In un’omelia nel 2007 presso la parrocchia romana di Santa Felicita (Roma‑Fidene), Papa Benedetto XVI affermò che «l’Inferno esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore all’amore di Dio».
La Chiesa cattolica, alla luce della Rivelazione biblica, della Tradizione patristica e del Magistero infallibile, rigetta l’apocatastasi come dottrina eretica, soprattutto nella sua forma originiana.
La Chiesa insegna che:
L’inferno è una realtà eterna e non temporanea;
I demoni e i dannati non saranno restaurati alla comunione con Dio;
Tuttavia, la misericordia divina è infinita, e il mistero della salvezza supera ogni calcolo umano;
Si può sperare nella salvezza di molti, ma senza negare il rischio reale della dannazione.
«Oggi è il tempo favorevole, oggi è il giorno della salvezza.» (2 Corinzi 6,2)
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