ZWINGLIANESIMO

A cura di Giuseppe Monno

Il Zwinglianesimo è una eresia sviluppatasi nel contesto della Riforma protestante del XVI secolo. Prende il nome da Ulrico Zwingli (1484–1531), un riformatore svizzero contemporaneo di Martin Lutero, ma con teologie proprie, spesso divergenti da quelle luterane. Zwingli fu un presbitero cattolico svizzero, fortemente influenzato dall’umanesimo rinascimentale e da Erasmo da Rotterdam. Divenne predicatore a Zurigo, dove iniziò a criticare pubblicamente la dottrina e la prassi della Chiesa cattolica.

Nel 1519, Zwingli cominciò a predicare basandosi esclusivamente sulla Scrittura (principio del Sola Scriptura), rifiutando l’autorità della Tradizione e del Magistero. Nel 1523, ottenne il sostegno del consiglio cittadino per introdurre riforme radicali a Zurigo, rompendo di fatto con Roma.

Zwingli sosteneva che l’Eucaristia fosse solo un simbolo del corpo e sangue di Gesù Cristo, rifiutando la Transustanziazione. Per lui, “questo è il mio corpo” va inteso come una metafora.

La Chiesa cattolica considera eretica questa dottrina, perché nega il sacramento centrale della fede cristiana, che è la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, proclamata dal Concilio di Trento.

Zwingli sosteneva che la Bibbia è l’unica autorità in materia di fede. La Chiesa cattolica insegna invece che la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero formano insieme il deposito della fede. Il rifiuto della Tradizione apostolica è considerato un errore dottrinale grave.

Zwingli trasformò la Santa Messa in una semplice commemorazione, eliminando ogni riferimento al Sacrificio. Per la Chiesa cattolica, la Santa Messa è il rinnovamento incruento del Sacrificio di Gesù Cristo sulla croce. Il negarlo equivale a negare il significato salvifico della liturgia cattolica.

Zwingli ordinò la rimozione di statue e immagini sacre, ritenendole idolatriche. Anche il culto della Vergine Maria fu eliminato. Questo fu visto come un attacco alla devozione popolare e alla spiritualità cattolica, considerata parte integrante della vita cristiana.

Abolì i voti monastici e permise il matrimonio dei sacerdoti. Per il cattolicesimo, questo rappresenta un rifiuto del valore sacrale della vita consacrata. Il sacerdote infatti è figura di Cristo e deve rendere testimonianza non alla vita materiale, ma alla futura vita spirituale (Decreto Presbyterorum Ordinis).

Zwingli si scontrò violentemente con Lutero sul significato dell’Eucaristia. Il loro famoso colloquio a Marburgo (1529) terminò con un fallimento: nonostante accordi su molte dottrine, non poterono trovare un’intesa sulla presenza di Cristo nell’Eucaristia. Lutero, pur negando la Transustanziazione, non negava la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.

Zwingli morì nel 1531 in battaglia durante la Seconda guerra di Kappel, combattendo con l’esercito della Confederazione svizzera protestante. Questo fu interpretato da molti cattolici del tempo come una punizione divina.

La Chiesa cattolica, attraverso il Concilio di Trento (1545–1563), condannò formalmente molte delle dottrine riformate, inclusi gli errori di Zwingli. Il Concilio riaffermò la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia, il Sacrificio della Santa Messa, il valore della Tradizione apostolica, l’importanza dei sacramenti, il ruolo del clero consacrato e del celibato sacerdotale.

Il Zwinglianesimo, pur meno noto del Luteranesimo o Calvinismo, rappresenta una frattura profonda nella cristianità occidentale. È un’eresia perché nega verità fondamentali della fede, minando l’unità, la liturgia e la sacramentalità della Chiesa. Tuttavia, lo studio delle sue origini aiuta a comprendere meglio la risposta della Chiesa e il valore delle verità preservate nella fede cattolica.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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