A cura di Giuseppe Monno

Il Calvinismo, una delle principali ramificazioni della Riforma protestante, prende il nome da Giovanni Calvino (1509–1564), riformatore francese attivo a Ginevra. Le sue dottrine influenzarono profondamente le chiese riformate europee e successivamente molte denominazioni protestanti, in particolare nei Paesi Bassi, in Scozia e in America del Nord. Tuttavia, la Chiesa cattolica considera il Calvinismo un’eresia formale, cioè una deviazione sostanziale dalla fede autentica, in particolare per quanto riguarda la soteriologia, la sacramentaria e la visione ecclesiologica.
Dopo la pubblicazione delle 95 tesi di Lutero nel 1517, il cristianesimo occidentale entrò in un periodo di profondo sconvolgimento. Calvino, successivo a Lutero e Zwingli, sistematizzò in modo coerente e rigoroso molte dottrine riformate, pubblicando nel 1536 l’opera fondamentale Institutio Christianae Religionis. La sua teologia attirò molti seguaci, portando alla formazione delle chiese riformate.
Il Concilio di Trento (1545–1563), convocato in risposta alla Riforma protestante, condannò formalmente molte dottrine protestanti, inclusi i principali punti del Calvinismo. Questo concilio ribadì la dottrina cattolica su grazia, giustificazione, sacramenti, gerarchia ecclesiale e Tradizione, opponendosi così alla visione di Calvino.
Uno dei punti più controversi è la dottrina della doppia predestinazione: Calvino affermava che Dio, in modo sovrano e immutabile, ha predestinato alcuni alla salvezza e altri alla dannazione, senza considerare il libero arbitrio e le opere dell’uomo. Questo contrasta radicalmente con l’insegnamento cattolico secondo cui Dio desidera la salvezza di tutti (1 Timoteo 2,4), e che la libertà dell’uomo ha un ruolo reale nella risposta alla grazia.
Il Concilio di Trento affermò che nessuno può dire con certezza assoluta di essere predestinato (Sessione VI, Canoni 15–17), e ribadì che l’uomo può cooperare con la grazia di Dio.
Per Calvino, dopo il peccato originale l’uomo ha perduto ogni capacità di volere il bene e non può far altro che peccare, a meno che Dio non intervenga con una grazia irresistibile. Ma differentemente dal pensiero di Calvino, il libero arbitrio, pur ferito dal peccato, non è annientato. La grazia non sopprime, ma eleva la libertà umana. Questo punto è centrale nella dottrina cattolica e nella teologia morale.
Il Calvinismo afferma che la salvezza si ottiene per sola fede, senza le opere, che sono solo frutto della fede e non condizione della salvezza. Il Concilio di Trento (Sessione VI, Canoni 9–10) rigettò la sola fide, insegnando che la giustificazione avviene per grazia mediante la fede e le opere, cioè mediante la cooperazione dell’uomo con la grazia divina, che lo rende realmente giusto, e non solo imputato come tale.
Calvino rigettò la dottrina cattolica della Transustanziazione, sostenendo invece una presenza spirituale di Gesù Cristo nell’Eucaristia, mediata dalla fede, ma non una presenza reale e sostanziale. La Chiesa cattolica insegna che nell’Eucaristia, tutta la sostanza del pane e del vino si convertono realmente nella sostanza del Corpo e Sangue di Cristo (Concilio di Trento, Sessione XIII), e che questa è una verità di fede obbligatoria per tutti i cattolici.
Calvino riconosce solo due sacramenti: Battesimo ed Eucaristia, e nega l’efficacia ex opere operato. Inoltre, rifiuta l’autorità papale, la successione apostolica, e l’ordinazione sacerdotale sacramentale. La Chiesa cattolica riconosce sette sacramenti, e afferma la necessità della mediazione sacerdotale e della Chiesa gerarchica come parte del disegno divino (Lumen Gentium). Il rifiuto dell’episcopato come sacramento invalida l’autorità ecclesiastica nel Calvinismo.
Il Calvinismo sostiene la dottrina del sola Scriptura, affermando che la sola Bibbia è l’autorità sufficiente per la fede e la morale. Questo porta a una interpretazione soggettiva della Scrittura. Il Magistero cattolico insegna che la Sacra Scrittura e la Tradizione apostolica sono due fonti inscindibili della Rivelazione divina, interpretate autenticamente dal Magistero (Dei Verbum 9–10).
Le dottrine calviniste furono sistematicamente confutate tra il 1546 e il 1563. Papa Pio IV promulgò il Credo del Popolo di Dio, in cui si riaffermano le dottrine cattoliche rigettate dal Calvinismo. Encicliche papali (es. Mortalium Animos di Pio XI) ribadiscono che l’unità della Chiesa non può sussistere con dottrine eretiche.
Per la Chiesa cattolica considera il Calvinismo una forma sistematica di eresia che compromette i fondamenti stessi della fede cristiana: la visione di Dio, dell’uomo, della salvezza e della Chiesa. Sebbene riconosca elementi di verità nelle confessioni protestanti (come il Battesimo valido), la Chiesa continua a insegnare che la pienezza della verità si trova solo nella Chiesa cattolica, e che le dottrine calviniste, per quanto coerenti e spiritualmente vissute da molti fedeli, rappresentano una deviazione oggettiva dalla fede trasmessa dagli apostoli.
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