A cura di Giuseppe Monno

Giovanni 14,28
“Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò a voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è maggiore di me.”
Commento
Per esprimere la differente condizione tra Dio Padre e Gesù Cristo, l’evangelista utilizza il termine greco meízôn, che significa “più grande”, “maggiore”, “superiore” in riferimento a una posizione o condizione. Non si tratta dunque di una superiorità ontologica (di “essere”), bensì funzionale o economica, cioè relativa alla missione e allo stato assunto dal Verbo incarnato.
Se l’intenzione dell’evangelista fosse stata quella di indicare una superiorità qualitativa o ontologica del Padre sul Figlio, avrebbe impiegato il termine kreíttôn, che in greco designa ciò che è “migliore”, “più nobile”, “più eccellente” per natura. Giovanni, invece, sceglie meízôn, segnalando una superiorità riferita alla condizione umana assunta dal Verbo nel tempo dell’incarnazione.
Giunta la pienezza del tempo, il Verbo eterno ha unito a se stesso ipostaticamente un corpo e un’anima razionale. Così il Signore, restando pienamente Dio (Giovanni 20,28; Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2 Pietro 1,1), è divenuto anche pienamente uomo (Giovanni 1,14; Filippesi 2,7).
Quando, dopo la risurrezione, Gesù afferma di “andare al Padre”, lo dice in riferimento alla sua natura umana. Come Verbo eterno, Egli è sempre presso il Padre, partecipando indivisibilmente all’Essere stesso del Padre; ma come uomo, Egli torna al Padre, portando con sé la natura umana glorificata.
Dunque, l’espressione «il Padre è maggiore di me» si riferisce alla condizione umana del Cristo. Nella sua divinità, Gesù è consubstantialis Patri, della stessa sostanza del Padre, e per questo può affermare: “Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Giovanni 16,15), e: “Io e il Padre siamo Uno” (Giovanni 10,30). Come Persona divina, Gesù è uguale al Padre, possedendo indivisibilmente la medesima divinità del Padre.
Gesù non è il Padre, ma un solo Dio con Lui e con lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio (Atti 16,6-7; Romani 8,9; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1 Pietro 1,10-11) come da un solo principio. Il Padre comunica al Figlio tutto il proprio Essere, e attraverso il Figlio lo dona allo Spirito Santo, in una sola e indivisibile comunione trinitaria. È per questo che i tre sono numericamente un solo Dio (Matteo 28,19).