di Giuseppe Monno

Fin dai primi secoli, la Chiesa ha venerato la Vergine Maria con il titolo di Theotokos, cioè Madre di Dio. Questo appellativo, che letteralmente significa “Colei che ha generato Dio”, esprime una delle verità fondamentali della fede cristiana: Gesù Cristo è una sola persona, divina, con due nature indivisibili e inseparabili: quella divina e quella umana.
La controversia nestoriana e il Concilio di Efeso
Nel V secolo, il vescovo Nestorio di Costantinopoli propose di sostituire il titolo Theotokos con Christotokos, ossia Madre di Cristo, sostenendo che Maria non poteva aver generato Dio, ma solo l’uomo Gesù. Questa posizione, tuttavia, minava l’unità della persona di Cristo, compromettendo l’insegnamento secondo cui il Verbo eterno si è fatto carne (Giovanni 1,14).
Contro Nestorio si levò Cirillo di Alessandria, che difese con vigore l’uso del titolo Theotokos. Cirillo argomentò che negare la maternità divina di Maria significava negare l’unione ipostatica: l’unione nella persona del Verbo incarnato delle due nature, divina e umana, senza confusione, senza separazione, senza mutazione e senza divisione.
Il Concilio di Efeso (431 d.C.) sancì la dottrina ortodossa, definendo dogmaticamente la legittimità del titolo Theotokos, condannando la dottrina nestoriana con dodici anatemi, e proclamando che Maria è realmente Madre di Dio, poiché ha generato secondo la carne il Verbo eterno fatto uomo.
Fondamenti biblici della maternità divina
Il dogma della maternità divina trova solide basi nella Scrittura. L’evangelista Luca narra che, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, Elisabetta esclama: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Luca 1,43). L’espressione greca Kyrios mou (Signore mio) traduce l’ebraico ’Adonai, nome sacro utilizzato per riferirsi a Dio stesso, sostitutivo del tetragramma Yhwh. Dunque, Elisabetta riconosce in Maria la madre del Signore-Dio, anticipando così la proclamazione dogmatica.
Inoltre, San Paolo afferma: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna” (Galati 4,4), riconoscendo la piena umanità del Verbo, assunta da Maria, e al contempo la sua origine divina.
Chiarimenti teologici
Come spiega San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae (III, q. 35, a. 4, ad 2), Maria non è madre della divinità in quanto tale, ma è madre di una persona che è Dio. Il Figlio di Dio non ha assunto un uomo preesistente, ma ha assunto la natura umana nell’unità della sua persona divina. Per questo, si dice che Maria ha generato secondo la carne il Figlio eterno del Padre.
Con l’Incarnazione, tutto ciò che appartiene alla natura umana assunta è divenuto proprio della persona divina del Figlio. Pertanto, affermare che Maria è Madre di Dio non significa che ella ha generato la divinità, ma che ha dato alla luce, nel tempo, una persona che è eterna, divina e consustanziale al Padre.
Maria non è madre di Dio Padre, né dello Spirito Santo, ma del Verbo eterno, che partecipa indivisibilmente all’essere del Padre (Giovanni 10,30; 16,15), come espresso anche dal dogma trinitario: una sola sostanza divina in tre Persone distinte.
Il consenso della Tradizione e la preghiera antica
La fede nella maternità divina non è nata con il Concilio di Efeso, ma è attestata già nei primi secoli del cristianesimo. Una delle testimonianze più antiche è la preghiera “Sub tuum praesidium” (Sotto la tua protezione), rinvenuta in un papiro egiziano risalente al 250 d.C., in lingua greca, dove Maria viene invocata come Theotokos:
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.
Questa preghiera mostra come la devozione mariana, e in particolare la fede nella maternità divina, fosse già profondamente radicata nella pietà cristiana dei primi secoli, ben prima delle definizioni dogmatiche conciliari.
Legame indissolubile tra Incarnazione e maternità divina
L’Incarnazione del Verbo e la maternità divina di Maria sono due misteri inseparabili. Negare uno, significa compromettere l’altro. Chi crede che il Figlio di Dio si è fatto uomo, deve riconoscere che Maria è Madre di Dio, perché ha dato al Verbo la carne e l’umanità nella quale egli è venuto nel mondo.
Madre di Dio non è un titolo solo devozionale, ma esprime una verità essenziale della cristologia e della fede della Chiesa. Come ha detto il Concilio Vaticano II:
“Maria, infatti, è riconosciuta e onorata come vera Madre di Dio… poiché ha cooperato con amore materno all’opera del Salvatore per ridare la vita soprannaturale alle anime” (Lumen Gentium, 61).