A cura di Giuseppe Monno

Giovanni 1,1:
En archē ēn ho Lógos,
kai ho Lógos ēn pros ton Theón,
kai Theòs ēn ho Lógos.
La traduzione della Traduzione del Nuovo Mondo:
«In principio era la Parola,
e la Parola era con Dio,
e la Parola era un dio.»
Questa traduzione si distingue per la resa finale del versetto: “e la Parola era un dio”. Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo (utilizzata dai Testimoni di Geova) giustificano questa resa con la mancanza dell’articolo determinativo prima del secondo Theos nel testo greco.
Tuttavia, tale spiegazione non regge sul piano grammaticale né teologico. Nel greco del Nuovo Testamento, l’assenza dell’articolo non implica automaticamente l’indefinitezza (cioè “un dio”) e non giustifica una resa politeistica, soprattutto in un contesto monoteistico e giudaico come quello giovanneo.
1. Il greco di Giovanni 1,1 e la funzione del predicato nominale
kai Theòs ēn ho Lógos
(e il Verbo era Dio)
In Giovanni 1,1c, Theos è qualitativo: descrive la natura divina del Logos, non lo presenta come un dio tra tanti. Il Logos è per natura Dio, anche se distinto dal Padre.
Daniel B. Wallace (Greek Grammar Beyond the Basics) afferma:
“L’assenza dell’articolo con un predicato nominale anteposto al verbo non è necessariamente indefinita. Spesso è qualitativa, sottolineando la natura o l’essenza del soggetto.”
2. Esempi di Theos senza articolo riferito a Dio
Il Nuovo Testamento offre numerosi esempi in cui Theos si riferisce al Dio unico, senza articolo:
Giovanni 1,6
Egeneto anthrōpos apestalmenos para Theou
“Venne un uomo mandato da Dio”
Giovanni 1,12-13
tekna Theou genesthai… ek Theou egennēthēsan
“Figli di Dio… nati da Dio”
Giovanni 1,18
Theon oudeis heōraken pōpote; monogenēs Theos…
“Dio nessuno l’ha mai visto; il Figlio unigenito, Dio…”
In tutti questi casi Theos non ha l’articolo, eppure nessun traduttore serio lo rende “un dio”.
3. L’errore teologico della Traduzione del Nuovo Mondo
L’idea che il Logos sia “un dio” minore è incompatibile con la dottrina monoteistica giudaico-cristiana. Giovanni non sta introducendo un secondo dio, ma sta identificando il Logos come consustanziale al Padre.
“Io e il Padre siamo una cosa sola.” – Giovanni 10,30
“Chi ha visto me ha visto il Padre.” – Giovanni 14,9
L’uso dell’imperfetto ên (era) in tutto il prologo mostra che il Logos esisteva da sempre, prima della creazione. Egli non diventa Dio, ma lo è eternamente.
4. Esempi di falsi dèi nella Bibbia
Quando il Nuovo Testamento parla di falsi dèi, lo fa con contesti espliciti, come in:
2Corinzi 4,4: «ho theos tou aiōnos toutou»
(“Il dio di questo mondo”, cioè Satana)
Qui “ho theos” è con articolo, ma indica chiaramente un’entità diversa dal Dio vero, in un contesto di contrapposizione.
5. Supporto delle principali traduzioni mondiali
La quasi totalità delle Bibbie cristiane traduce correttamente Giovanni 1,1 con:
«…e il Verbo era Dio»
Ecco alcune delle traduzioni autorevoli che non traducono Theos con “un dio”:
Italiane: CEI, Nuova Riveduta, Riveduta 2020, Diodati, Nuova Diodati, Bibbia Interconfessionale, Bibbia della Gioia, Martini
Inglesi: KJV, NKJV, ESV, NASB, NRSV, NET Bible, CSB, ISV, WEB, YLT
Francesi: Louis Segond, Bible de Jérusalem, TOB
Spagnole: Reina Valera, Biblia de las Américas, Nueva Biblia Latinoamericana
Tedesche: Lutherbibel, Elberfelder, Schlachter, Textbibel
Tutte confermano che Theos nel terzo segmento di Giovanni 1,1 va tradotto “Dio”, non “un dio”.
6. Conclusione teologica
Giovanni inizia il suo Vangelo proclamando una verità centrale del cristianesimo:
il Logos è eterno, divino, distinto dal Padre ma della stessa essenza.
“In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio,
e il Verbo era Dio.”
Il tentativo della Traduzione del Nuovo Mondo di rendere il Logos un essere divino secondario distorce la grammatica greca, la tradizione esegetica cristiana e la dottrina trinitaria.
Come afferma 1Giovanni 5,20:
“Egli è il vero Dio e la vita eterna.”