Le Manipolazioni bibliche dei traduttori della Traduzione del Nuovo Mondo in Giovanni 8,58: Il Caso di Egō eimì (“Io Sono”)

di Giuseppe Monno

Introduzione

Giovanni 8,58 rappresenta uno dei versetti più discussi e teologicamente densi del Nuovo Testamento. La sua traduzione e interpretazione hanno generato accese controversie, specialmente tra le diverse confessioni cristiane. Questo scritto analizza in particolare la resa di questo versetto nella Traduzione del Nuovo Mondo, redatta dagli anonimi traduttori dei Testimoni di Geova. Si evidenziano le strategie di manipolazione testuale adottate per adattare il testo a una specifica visione dottrinale, mettendo in discussione l’integrità e l’imparzialità della traduzione.

Giovanni 8,58

Eipen autois Iēsous: “Amēn amēn legō hymin, prin Abraam genesthai egō eimí.”

Traduzione letterale:

Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse, Io Sono.”

Traduzione del Nuovo Mondo (dei Testimoni di Geova):

«Gesù disse loro: “Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero.”»

Questa resa è teologicamente e grammaticalmente problematica.

Analisi linguistica: Cosa significa egō eimí?

La locuzione greca egō eimí significa “Io sono”, ed è una forma di presente indicativo del verbo eimí (essere).
Essa non equivale in alcun modo a “io ero” (egō ên), che sarebbe l’imperfetto, né a “io sono stato”, che richiederebbe un perfetto come gégona. La costruzione usata da Gesù (prin Abraam genesthai egō eimí) è altamente significativa: esprime non solo preesistenza, ma un’esistenza eterna e divina.

Il valore teologico: “Io Sono” come rivelazione del Nome divino

L’espressione “Io Sono” è una chiara allusione a Esodo 3,14, dove Dio rivela il Suo Nome a Mosè:

Ehyeh Asher Ehyeh
“Io Sono Colui che Sono”.

Dio prosegue dicendo:

“Dirai agli Israeliti: Io-Sono (Ehyeh) mi ha mandato a voi.”

Nella Settanta (LXX), versione greca dell’Antico Testamento usata ai tempi di Gesù, questa formula è resa con:

egō eimí ho ōn (“Io sono colui che è”).

Gesù in Giovanni 8,58 adotta intenzionalmente la formula egō eimí, sapendo che gli interlocutori la avrebbero riconosciuta come una dichiarazione divina. Infatti, la reazione dei Giudei è immediata e violenta: “Presero delle pietre per lapidarlo” (Giovanni 8,59). Non perché egli abbia detto di essere “esistito” prima di Abramo, ma perché si è identificato con Yahweh stesso, compiendo quella che, dal punto di vista della legge giudaica, è una bestemmia punibile con la morte (Levitico 24,16).

La distorsione della Traduzione del Nuovo Mondo

La Traduzione del Nuovo Mondo, pubblicata dai Testimoni di Geova, è nota per le sue scelte interpretative tese a negare la divinità di Cristo. In Giovanni 8,58, traduce egō eimí con “io ero”, introducendo un’interpretazione anacronistica e grammaticalmente infondata, al fine di evitare l’identificazione di Gesù con Yahweh.

Tuttavia, nella stessa Traduzione del Nuovo Mondo, lo stesso costrutto egō eimí è tradotto altrove in modo corretto con “Io sono”, come in:

Giovanni 6,48: “Io sono il pane della vita”

Giovanni 8,12: “Io sono la luce del mondo”

Giovanni 10,7.9: “Io sono la porta”

Giovanni 14,6: “Io sono la via, la verità e la vita”

Perché allora l’eccezione proprio in Giovanni 8,58?

La risposta è chiara: evitare le implicazioni cristologiche e teologiche del testo.

Conferma da altre traduzioni bibliche

Quasi tutte le principali traduzioni della Bibbia, sia in italiano che in altre lingue, rendono egō eimí correttamente come “Io sono”. Ecco alcuni esempi:

Traduzioni italiane:

CEI 2008: “Prima che Abramo fosse, Io Sono”

Riveduta 2020

Diodati / Nuova Diodati

Bibbia della Gioia

TILC

Martini / Vulgata: “Ego sum”

Traduzioni inglesi e internazionali:

King James Version

New American Standard Bible (NASB)

English Standard Version (ESV)

Douay-Rheims

World English Bible

Young’s Literal Translation

Lutherbibel (tedesca): “Ich bin”

Louis Segond (francese): “Je suis”

Conferma dal contesto di Giovanni

L’identificazione di Gesù con il “Nome” di Dio ricorre più volte nel Vangelo secondo Giovanni. Alcuni esempi chiave:

Giovanni 8,24: “Se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati.”

Giovanni 13,19: “Ve lo dico ora, prima che accada, affinché, quando sarà accaduto, crediate che Io Sono.”

Giovanni 18,5-6: Quando Gesù dice “Io Sono” alle guardie che lo cercano, esse indietreggiano e cadono a terra, segno della potenza divina del Nome.

Conclusione

L’uso di egō eimí da parte di Gesù in Giovanni 8,58 è un’affermazione chiara e potente della Sua divinità e preesistenza eterna. Tradurlo con “io ero” non è solo un errore grammaticale, ma una manipolazione teologica che altera il senso autentico del testo evangelico.

I giudei reagirono con la lapidazione non per una questione temporale, ma perché capirono che Gesù stava rivendicando per sé il Nome stesso di Dio. Come essi stessi diranno più avanti:

“Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio.” (Giovanni 10,33)

“Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati.” (Giovanni 8,24)

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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