GEOVA NON È IL NOME DI DIO

A cura di Giuseppe Monno

Geova non è il vero nome di Dio, ma una forma italianizzata derivata dalla lettura errata del Tetragramma ebraico Yhwh (יהוה), introdotta nel XIII secolo dal teologo spagnolo Raimondo Martini. Questo nome nacque da un’errata combinazione delle consonanti del Tetragramma con le vocali di un altro termine ebraico, ʼĂdonāy (Signore mio), volutamente usata dagli ebrei come sostituto del nome divino per rispetto e timore reverenziale.

Contesto storico ed ebraico

Nel rispetto del comandamento di non pronunciare invano il nome di Dio (Esodo 20,7; Deuteronomio 5,11), gli ebrei evitarono progressivamente l’uso vocale del Tetragramma Yhwh, preferendo leggerlo come:

HaShem (Il Nome) nella vita quotidiana;

ʼĂdonāy (Signore mio) durante la lettura liturgica delle Sacre Scritture.

Tra il VI e il X secolo d.C., i masoreti, scribi ebrei che conservarono e trascrissero il testo biblico ebraico, introdussero i segni vocalici per guidare la pronuncia. Ma per il Tetragramma non inserirono le vocali originali del nome divino, bensì quelle di ʼĂdonāy, per ricordare al lettore di non pronunciare il nome sacro, ma dire invece “Signore”.

Questo portò alla forma Yehowah, che non rappresenta la vera pronuncia, ma è una combinazione artificiale.

Y (yod)

H (hei)

W (waw)

H (hei)

+

Ă (hataf patah)

O (holam)

Ā (qamatz)

= YEHOWAH

Non Yahowah, ma Yehowah, perché hataf patah è una “ă” brevissima che se posta sotto la Yod (prima lettera del Tetragramma) non si può pronunciare bene, perché la sequenza diventerebbe difficile. Per facilitare la lettura si modula la vocale verso una “ĕ” breve. Perciò al posto di hataf patah (ă) i masoreti hanno aggiunto hataf segol (ĕ) sotto la Yod. Si tratta di una regola fonetica e morfologica.

L’errore di Raimondo Martini

Nel 1270, il teologo cattolico Raimondo Martini, nel suo trattato Pugio Fidei, interpretò la forma masoretica יְהֹוָה (ʼĂdonāy) come un nome completo e la traslitterò come Yehowah, ignorando la prassi ebraica che prevedeva la lettura ʼĂdonāy. L’errore fu poi amplificato da successive traduzioni e utilizzato da alcune comunità cristiane, ma mai adottato ufficialmente dalla Chiesa cattolica nei testi liturgici o catechistici.

Diffusione della forma Jehovah

Nel 1530, William Tyndale, riformatore protestante, tradusse i primi cinque libri della Bibbia in inglese e introdusse la forma Jehovah, che divenne comune nelle Bibbie anglosassoni.

I Testimoni di Geova, nella loro Traduzione del Nuovo Mondo, hanno adottato e diffuso largamente la forma Geova, usandola quasi 7.000 volte nell’Antico Testamento e oltre 200 volte nel Nuovo Testamento, dove il Tetragramma in realtà non compare mai.

Ad esempio, in Esodo 4,10, il testo ebraico presenta una sola volta il Tetragramma (יְהוָה) e una sola volta ʼĂdonāy (אֲדֹנָי). Tuttavia, nella TNM entrambi sono resi con Geova, alterando il senso originario. Lo stesso accade in Esodo 4,13, dove ʼĂdonāy viene sostituito da Geova.

Pronuncia autentica del nome divino

Molti studiosi concordano sul fatto che la pronuncia più probabile del Tetragramma sia Yahweh. Questa forma è attestata in antiche fonti patristiche, samaritane e archeologiche (es. Lettere di Lachis). Sebbene non si possa avere certezza assoluta sulla vocalizzazione originale, la forma Geova è universalmente riconosciuta come errata.

Riferimenti enciclopedici

Numerose enciclopedie e fonti accademiche confermano l’errore:

Enciclopedia Ebraica (1904):
«Geova: errata pronuncia dell’ebraico Yahweh. La pronuncia di Geova è grammaticalmente impossibile.»

Nuova Enciclopedia Ebraica (1962):
«È chiaro che la parola Geova è un composto artificiale.»

Enciclopedia Giudaica (1971, p. 680):
«Il nome era pronunciato Yahweh.»

Enciclopedia Britannica (1993):
«I masoreti sostituirono le vocali del Tetragramma con quelle di ʼĂdonāy o Elohim. Così nacque il nome artificiale Geova.»

Enciclopedia Treccani (voce “Geova”):
«Adattamento fonetico e grafico della forma errata Iehovah. La corretta lettura del Tetragramma dovrebbe essere Yahweh.»

Jw_org (pubblicazioni dei Testimoni di Geova):
«Non si conoscono le giuste vocali da inserire nel Tetragramma… Geova è utilizzato solo per tradizione.»

Il Nuovo Testamento e il Nome Divino

Nel Nuovo Testamento, il Tetragramma non appare mai. Al suo posto si trova il termine greco Kyrios, che significa “Signore”, usato sia per Dio Padre sia per Gesù Cristo.

Questo è coerente con la Settanta (LXX), la versione greca dell’Antico Testamento usata dalla Chiesa primitiva, dove il Tetragramma è sempre reso con Kyrios.

Gesù, pur conoscendo bene il nome divino, ci insegna a rivolgerci a Dio come “Padre” (Matteo 6,9), in linea con Geremia 3,19:

«Tu mi chiamerai ‘Padre mio’, e non smetterai di seguirmi.»

Nel pensiero neotestamentario, la centralità del nome di Gesù è fondamentale:

«Dio gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome» (Fil 2,9)
«Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi…» (Fil 2,10)

Conclusione

La forma Geova nasce da un errore filologico nel medioevo e non corrisponde al vero nome di Dio.

La pronuncia Yahweh è la più probabile, sebbene non definitiva.

Il Nuovo Testamento non usa il Tetragramma, ma presenta Gesù come il Kyrios, il Signore.

Per i cristiani, il nome che salva è Gesù, il cui nome stesso significa “Il mio Signore è salvezza”.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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