PREGHIERE PER I DEFUNTI NEL NUOVO TESTAMENTO

A cura di Giuseppe Monno

L’apostolo Paolo prega per un defunto

Un passo significativo si trova nella seconda lettera di san Paolo a Timoteo, redatta durante la sua ultima prigionia a Roma, poco prima del martirio (2Timoteo 4,6-8). In essa, l’apostolo scrive:

“Il Signore usi misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha confortato spesso e non si vergognò delle mie catene; anzi, appena giunto a Roma, mi cercò con premura e mi trovò. Conceda a lui il Signore di trovare misericordia da parte del Signore in quel giorno. E quante cose egli servì a Efeso, lo sai meglio di me.” (2Timoteo 1,16-18)

Paolo si riferisce a Onesìforo al passato, il che lascia intendere che fosse già morto al momento della stesura della lettera. Non viene menzionato tra coloro che erano ancora in vita o attivi nella missione, né risulta presente con Paolo (2Timoteo 4,11), né con la propria famiglia (2Timoteo 4,19). Questo dettaglio rafforza l’ipotesi della sua morte.

Alcuni interpretano invece che Onesìforo fosse semplicemente lontano. Tuttavia, se fosse stato solo assente, perché Paolo non ne parla esplicitamente, come fa con tanti altri nella stessa lettera?

Infatti, Dema ha abbandonato Paolo per andare a Tessalonica; Crescente è andato in Galazia; Tito in Dalmazia; Tìchico è stato inviato a Efeso; Eràsto è rimasto a Corinto; Tròfimo è malato a Milèto; Luca è rimasto con Paolo a Roma. E Onesìforo?

Perché Paolo prega per lui, chiedendo al Signore di concedergli misericordia in quel giorno — espressione che richiama chiaramente il giudizio finale?

Tutto ciò suggerisce che ci troviamo di fronte a un raro ma importante esempio di preghiera per un defunto, presente proprio nel Nuovo Testamento.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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