A cura di Giuseppe Monno

Rispondo alle contestazioni dei protestanti contro il libro di Tobia
AZARIA, FIGLIO DI ANANIA
I protestanti negano l’ispirazione divina del libro di Tobia, accusando l’angelo Raffaele di aver mentito al giovane Tobia presentandosi come “Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli” (Tobia 5,13).
Raffaele non mente nel senso morale o peccaminoso. Quello che compie è un atto di economia della rivelazione, coerente con la missione salvifica che gli è stata affidata da Dio. La sua copertura è una strategia pedagogica e provvidenziale, non una menzogna in senso morale. Nella Scrittura, Dio e i suoi messaggeri agiscono spesso in modi che velano temporaneamente la verità, per poi rivelarla al momento opportuno. Questa pedagogia progressiva è coerente con il concetto di oikonomia, cioè il piano divino che si svolge nel tempo.
Nel caso di Raffaele l’identità angelica non è rivelata immediatamente per non turbare Tobia e suo padre e per permettere alla missione di svolgersi con naturalezza. Il riferimento a essere “uno dei tuoi fratelli” allude alla sua solidarietà con il popolo eletto, non a un’identità anagrafica reale. In tal senso, è una figura.
La rivelazione finale «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore» (Tobia 12,15) ha lo scopo di aumentare la fede, non solo per i personaggi della storia, ma per il lettore.
Anche nel Primo Libro dei Re, Dio permette a uno spirito di indurre in errore il re Acab (1 Re 22,19-22), ma questo non spinge i protestanti a mettere in discussione l’ispirazione divina di quel libro. Perché allora adottare due pesi e due misure con il libro di Tobia?
L’ANGELO E I MEDICAMENTI
Un’altra accusa protestante è che il libro di Tobia promuoverebbe la superstizione: Tobia, seguendo le istruzioni dell’angelo, utilizza il fiele del pesce per guarire la cecità del padre (Tobia 6,4-5.9; 11,11), e brucia cuore e fegato del pesce per liberare Sara dal demonio Asmodeo (Tobia 6,4-5.8.17; 8,2-3).
Nell’antichità, il cuore e il fegato erano considerati la sede delle emozioni, del pensiero e dell’anima: centri vitali della dimensione spirituale e affettiva, custodi dei sentimenti più profondi e della forza interiore. Il cuore era visto come dimora dell’amore, mentre il fegato, paragonato a un laboratorio alchemico, rappresentava la capacità di trasformare le emozioni negative in positive, come il fuoco che trasmuta la materia.
Il bruciare questi organi assumeva un valore apotropaico, volto ad allontanare il male. Nel testo, tuttavia, questo gesto acquista un significato più profondo: è un atto di fede, che richiama il potere liberante di Dio. Il fumo che scaccia il demònio evoca l’incenso sacro, simbolo della preghiera che sale a Dio e della Sua presenza purificatrice.
Guidati dall’angelo Raffaele, figura della provvidenza divina, questi gesti mostrano come Dio possa operare guarigioni e liberazioni attraverso strumenti semplici e naturali. Sono segni dell’azione salvifica divina, che si manifesta nella fede, nell’obbedienza e nell’intervento del Cielo.
Nella Bibbia non mancano episodi simili: Gesù stesso guarì un cieco con fango e saliva (Giovanni 9,1-7); il profeta Isaia prescrisse un impiastro di fichi per guarire Ezechia (Isaia 38,21); Ezechiele ricevette da Dio istruzioni simboliche che includevano azioni fuori dall’ordinario (Ezechiele 5,1-4). Se questi segni non sono considerati superstiziosi, perché accusare Tobia?
L’accusa rivolta al libro di Tobia si rivela un’arma a doppio taglio: se applicata coerentemente, metterebbe in discussione anche altri testi biblici ritenuti ispirati.
UN MESSAGGIO MERAVIGLIOSO
Il viaggio di Tobia può essere interpretato come un’allegoria della vita dell’uomo guidata da Dio:
Tobia rappresenta l’uomo giusto che si affida a Dio.
Raffaele è la guida celeste, simbolo della Provvidenza e dell’assistenza divina.
Il viaggio è un cammino di crescita, di prova, di maturazione personale e spirituale.
Il lieto fine (guarigione, matrimonio, ritorno, benedizione) esprime la ricompensa della fede e della rettitudine.
Nel racconto il principale protagonista è Dio. Egli è molto presente. Infatti i nomi dei personaggi sono teoforici e carichi di significato:
Raffaele: “Dio ha guarito”
Azaria: “Il Signore aiuta”
Tobia: “Il Signore è buono”
Anania: “Il Signore è misericordioso”
Raguele: “Dio è amico”
Gabaele: “Dio solleva”
Il messaggio del libro è un invito a confidare nella provvidenza divina, che opera anche attraverso eventi ordinari e misteriosi. Dio trasforma il dolore in gioia, la prova in benedizione.
RIFLESSI DEL LIBRO DI TOBIA NEL NUOVO TESTAMENTO
La regola d’oro
Gesù nel Vangelo insegna: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Matteo 7,12), una formulazione positiva della massima già espressa da Tobi:
“Non fare a nessuno ciò che non vuoi sia fatto a te” (Tobia 4,15).
I sette fratelli
L’episodio dei sette fratelli che sposano la stessa donna è menzionato nei tre Vangeli sinottici:
Matteo 22,25-27
Marco 12,20-22
Luca 20,29-31
Questo episodio richiama esplicitamente la vicenda di Sara nel libro di Tobia:
“Essa era stata data in moglie a sette uomini e Asmodeo, il demonio cattivo, glieli aveva uccisi…” (Tobia 3,8)
“L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze…” (Tobia 7,11)
I sette angeli
Anche la visione apocalittica di Giovanni si rifà a Tobia. Nell’Apocalisse si parla dei sette spiriti davanti al trono di Dio:
Apocalisse 1,4: “…dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono.”
Apocalisse 8,2: “Ai sette angeli che stavano davanti a Dio furono date sette trombe.”
Tobia 12,15 lo dice chiaramente:
“Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che stanno sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.”
La Nuova Gerusalemme
La descrizione della nuova Gerusalemme in Apocalisse 21,18-21, con oro puro, pietre preziose e perle, ricalca le immagini presenti nel libro di Tobia:
“Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e smeraldo, e tutte le sue mura di pietre preziose… Le strade saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.” (Tobia 13,17)
Le Beatitudini
Anche lo spirito delle Beatitudini trova un’eco in Tobia:
Matteo 5,4: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.”
Tobia 13,16: “Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre.”
UN RACCONTO DI GENERE SAPIENZALE
Tobia è un racconto di genere sapienziale, un tipo di letteratura che ha lo scopo di trasmettere insegnamenti morali, religiosi e pratici attraverso riflessioni sulla vita, come dolore, giustizia, famiglia, fede e provvidenza divina.
1. Forma narrativa con scopo educativo
Tobia è una storia con personaggi, viaggi, prove, e miracoli, ma l’obiettivo principale non è solo raccontare, bensì insegnare valori profondi come:
la fedeltà a Dio anche nelle prove
l’importanza della preghiera e della carità
la famiglia come luogo di fede e virtù
il matrimonio vissuto nella benedizione divina
la fiducia nella provvidenza di Dio
2. Presenza dell’angelo Raffaele
L’angelo guida Tobia e lo protegge, simboleggiando l’idea che Dio assiste chi gli è fedele. Questo è un insegnamento sapienziale sulla presenza di Dio nella vita quotidiana.
3. Ricompensa del giusto
Il racconto mostra che chi è giusto, anche se soffre, alla fine viene premiato, secondo una visione molto tipica della sapienza ebraica.
4. Contesto familiare e domestico
La storia si svolge in un contesto familiare, e molti dei suoi insegnamenti si applicano alla vita quotidiana, non a eventi eroici o straordinari.
Il libro di Tobia è un racconto sapienziale perché trasmette valori religiosi e morali attraverso una storia narrativa, mostra come vivere con giustizia, fede e carità, e presenta un Dio che premia chi è fedele e giusto.
CONCLUSIONE
Le critiche dei protestanti al libro di Tobia si rivelano infondate e incoerenti. I presunti motivi per negarne l’ispirazione sono presenti anche in altri libri della Bibbia che non vengono messi in discussione. Inoltre, numerosi elementi del Nuovo Testamento dimostrano la familiarità degli autori sacri con il libro di Tobia, riconoscendone implicitamente il valore teologico.
Il libro di Tobia è, a pieno titolo, una preziosa testimonianza della fede d’Israele e della provvidenza di Dio nella vita quotidiana dei credenti.