A cura di Giuseppe Monno

Il termine greco baptízô, tradotto con “battesimo”, significa letteralmente “immergere”. Tuttavia, il significato spirituale di questo termine rimanda all’immersione nella morte di Cristo, per poi risorgere con Lui e vivere una vita nuova (cf. Romani 6,3-7; Colossesi 2,12). Baptízô può anche essere inteso come “lavacro”, non solo in senso fisico, ma soprattutto spirituale: così come l’acqua purifica il corpo, la grazia conferita dal Battesimo purifica l’anima (cf. Atti 2,38; 22,16).
La modalità del Battesimo non richiede necessariamente l’immersione completa del corpo: può consistere anche nella sola abluzione del capo. Nella Chiesa primitiva si praticavano sia l’immersione che l’infusione. A questo proposito, un’importante testimonianza ci è offerta dalla Didaché, redatta prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme:
«Per quanto riguarda il battesimo, battezzate così: dopo aver detto tutto ciò, battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, in acqua corrente. Se non disponete di acqua corrente, usate altra acqua; se non potete usare acqua fredda, usate quella calda. Se non ne avete a sufficienza, versate tre volte dell’acqua sul capo.» (Didaché 7,1-3)
Attualmente, nella Chiesa cattolica il Battesimo viene amministrato prevalentemente per infusione. È importante sottolineare che Cristo, istituendo questo sacramento, non ha prescritto una modalità rigida circa la forma dell’abluzione o la quantità d’acqua da utilizzare. L’elemento essenziale è che il Battesimo sia conferito con la formula trinitaria: “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (cf. Matteo 28,19).
I principali oppositori del Battesimo per infusione furono gli anabattisti del XVI secolo. Questo movimento scismatico, nato all’interno della Riforma protestante, sosteneva che il Battesimo dovesse essere amministrato esclusivamente per immersione. Contro questa posizione si espressero diversi riformatori:
Martino Lutero accettava il Battesimo per infusione come forma pratica e legittima, senza attribuire importanza particolare all’immersione.
Giovanni Calvino respingeva l’idea anabattista secondo cui solo l’immersione sarebbe valida, riconoscendo pienamente anche l’infusione.
Ulrico Zwingli, pur mostrando inizialmente una certa preferenza per l’immersione, non considerava la modalità del rito essenziale, ammettendo quindi anche la validità dell’infusione.
La Chiesa ortodossa, pur riconoscendo la validità del Battesimo per infusione, lo considera un’eccezione rispetto alla prassi ordinaria, che prevede l’immersione. Quest’ultima è considerata più ricca di significato simbolico: rappresenta in modo vivido la morte e risurrezione con Cristo, simboleggiando l’abbandono del peccato e la rinascita alla vita nuova nello Spirito. Tuttavia, quando l’immersione non è possibile, anche nella Chiesa ortodossa l’infusione è ritenuta valida.
Nel Nuovo Testamento non si trovano descrizioni dettagliate della modalità del Battesimo. Tuttavia, alcuni testi suggeriscono indirettamente l’uso dell’infusione, soprattutto in contesti dove l’immersione sarebbe stata logisticamente difficile:
Atti 2,41:
«Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone.»
È plausibile che, per motivi pratici, Pietro e gli altri apostoli abbiano utilizzato un metodo più semplice, come l’infusione, per amministrare il Battesimo a un così grande numero di persone.
Atti 9,18:
«E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato.»
Paolo fu battezzato da Anania subito dopo aver riacquistato la vista. Poiché si trovavano all’interno di una casa, è plausibile che il Battesimo non sia avvenuto per immersione completa, ma piuttosto tramite infusione. All’epoca degli apostoli, infatti, le abitazioni – soprattutto quelle più povere – non disponevano di vasche o bacini d’acqua, e l’accesso all’acqua corrente era limitato. L’acqua veniva trasportata a mano da pozzi, cisterne o fontane pubbliche, e poi conservata in otri di pelle o in giare di terracotta (Matteo 9,17; Giovanni 2,6).
Atti 10,47-48:
«Allora Pietro disse: ‘Forse si può proibire che siano battezzati con l’acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?’ E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo.»
Anche in questo caso, essendo avvenuto in una casa, è probabile che il Battesimo sia stato amministrato per infusione.
Infine, la Chiesa cattolica ha definito dogmaticamente la validità del Battesimo per infusione. Il Concilio di Trento afferma:
«Se qualcuno dirà che il vero e naturale rito del Battesimo è solo l’immersione, e che perciò il Battesimo dato per infusione non è valido, sia anatema» (Concilio di Trento, Sessione VII, Canone 2).