PSICOPANNICHISMO

A cura di Giuseppe Monno

La psicopannichia (dal greco psyché, “anima”, e pannychis, “veglia notturna”) è una dottrina teologica considerata eretica dalla Chiesa cattolica. Essa sostiene che, dopo la morte del corpo, l’anima entri in uno stato di incoscienza o “sonno dell’anima”, che perdura fino alla risurrezione finale e al giudizio universale. In questa prospettiva, non esisterebbero né beatitudine né dannazione immediata dopo la morte, ma solo un’attesa inconscia del giudizio finale.

Tra i sostenitori di questa visione si annoverano alcuni gruppi anabattisti del XVI secolo, i quali, ispirandosi a una lettura letterale di passi biblici come Ecclesiaste 9,5 (“i morti non sanno nulla”) e Daniele 12,2, rigettavano diverse dottrine tradizionali della Chiesa cattolica, tra cui:

l’immortalità naturale dell’anima,

il culto dei Santi,

il Purgatorio,

e le preghiere per i defunti.

Il principale avversario della psicopannichia fu Giovanni Calvino, che nel 1534 compose l’opera intitolata Psychopannychia, nella quale confutava questa dottrina. Calvino vi afferma che l’anima dell’uomo è cosciente anche dopo la morte del corpo, e che i giusti, subito dopo la morte, sono accolti nella presenza di Cristo in paradiso, come testimoniato, tra l’altro, dalle parole rivolte da Gesù al ladrone pentito: “Oggi sarai con me in paradiso” (Luca 23,43).

Anche gli Avventisti del Settimo Giorno sostengono una visione analoga a quella psicopannichista, parlando di uno stato di “sonno dell’anima” fino alla seconda venuta di Cristo, benché tale posizione venga da loro giustificata con argomenti distinti rispetto a quelli degli anabattisti.

La Chiesa cattolica ha ufficialmente condannato lo psicopannichismo in più sedi dottrinali, tra cui i Concili ecumenici di Lione II (1274), Firenze (1439) e Trento (1545-1563), nonché con la Costituzione apostolica Benedictus Deus emanata da Papa Benedetto XII nel 1336. In tale documento si afferma che:

le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale discendono immediatamente all’inferno, dove subiscono pene eterne;

le anime di coloro che muoiono in grazia di Dio sono subito accolte in cielo, oppure, se ancora necessitano di purificazione, passano attraverso il purgatorio, prima di giungere alla visione beatifica.

le anime di coloro che muoiono in grazia di Dio sono subito accolte in cielo, oppure, se ancora necessitano di purificazione, passano attraverso il purgatorio, prima di giungere alla visione beatifica.

Secondo la dottrina cattolica, dunque, l’anima riceve già subito dopo la morte una retribuzione particolare, che prefigura il giudizio finale: una beatitudine, una purificazione o una condanna, a seconda dello stato spirituale in cui la persona è morta.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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