di Giuseppe Monno

Nel contesto cattolico, il culto dei santi si riferisce all’onore e alla venerazione che vengono dati ai santi che si trovano nella gloria del cielo. Questo culto mira a onorare coloro che, secondo la fede, sono vicini a Dio e possono intercedere in favore dei credenti ancora viatori sulla terra, e non si sostituisce all’adorazione resa solo a Dio. I credenti venerano anche le reliquie dei santi, come un modo per onorarli e chiedere la loro intercessione presso Dio. Il culto o venerazione delle immagini sacre, si riferisce alla pratica di onorare le immagini di santi, di angeli, e soprattutto del Signore Gesù e della Vergine Maria, come rappresentazioni visive della fede e come mezzi per elevare la mente e il cuore a Dio. Nel contesto cattolico il culto delle immagini non si sostituisce all’adorazione, riservata solo a Dio. La Chiesa cattolica riconosce il valore e la funzione delle immagini come veicoli di devozione e ricordo.
Nella Bibbia Dio ha mai comandato l’uso di immagini sacre?
Si. Dio ha comandato di scolpire figure di cherubini sull’Arca dell’Alleanza (Esodo 25,18-22; 35,35; 36,35) e, per salvare dalla morte il popolo eletto durante il cammino nel deserto, ordinò di fare un serpente di rame, affinché chiunque lo guardava veniva guarito dal veleno inflittogli dal morso dei serpenti (Numeri 21,4-9).
Che significato hanno queste raffigurazioni?
I cherubini simboleggiano la maestà di Dio (Salmi 98,1), mentre il serpente di rame è prefigurazione simbolica del Cristo crocifisso (Giovanni 3,14-15).
Nel Tempio di Gerusalemme vi furono mai delle raffigurazioni?
Si. Vi furono raffigurazioni di cherubini, di buoi e di leoni (1Re 6,23-35; 7,27-37; 2Cronache 3,7-14; 4,3-4).
Dio condannò quelle cose?
No. Dio non le condannò, ma le santificò assieme al tempio (1Re 9,1-3).
Ma allora perché Dio col Decalogo condanna l’immagine di tutto ciò che si trova in cielo, in terra e nelle acque, se poi egli stesso ne comanda l’uso?
Dio col Decalogo condanna l’idolatria, cioè l’adorazione di falsi dèi, e il culto reso a loro mediante immagini che li rappresentano. Nell’ebraismo antico l’idea di immagine era un concetto che andava oltre la semplice raffigurazione. L’immagine incarnava la presenza della divinità e i suoi attributi. Perciò le immagini vietate da Dio non erano semplici raffigurazioni, ma veri e propri idoli adorati dal popolo eletto come dio al posto di Dio. Un esempio è l’episodio del vitello d’oro (Esodo 32), oppure quello del serpente di rame che Dio stesso ordinò di lavorare, e che venne poi distrutto da Ezechia perché il popolo cominciò a idolatrarlo (2Re 18,4). Dio non condanna le raffigurazioni di per sé – soprattutto se utilizzate per il culto dell’unico vero Dio – ma condanna l’idolatria. Il Tempio di Gerusalemme con le raffigurazioni di angeli era immagine del Tempio celeste. Ora con la nuova alleanza Cristo ha portato i suoi santi nel regno dei cieli, e giustamente la Chiesa terrena con le raffigurazioni dei santi, degli angeli e dei martiri, è immagine della Chiesa celeste con gli angeli, i santi e i martiri di Gesù Cristo.
Quindi i cattolici commettono peccato di idolatria quando onorano le loro sculture e icone sacre?
No. I cattolici non commettono peccato di idolatria perché non onorano quelle raffigurazioni di per sé, ma onorano ciò che vi è rappresentato con quella figura. A Dio e ai Santi del cielo viene dato onore, non alla raffigurazione che li rappresenta.
Onorare la creatura è un atto di idolatria?
No. Onorare la creatura non è un atto di idolatria. La parola di Dio insegna a onorare anche la creatura: genitori (Esodo 20,12), medici (Siracide 38,1-3), presbiteri (1Timoteo 5,17), e tutti i membri della Chiesa (1Corinzi 12,26). Ad esempio, nel vangelo Gesù afferma che se uno lo serve, costui verrà onorato dal Padre (Giovanni 12,26). I Santi che stanno nella gloria del cielo, hanno servito Dio nel suo Cristo e sono onorati dal Padre. Ora, se Dio onora i Santi che stanno nella gloria del cielo, giustamente possiamo e dobbiamo onorarli anche noi. Giustamente la Chiesa celebra la memoria dei Santi e ne proclama le lodi. Già il popolo ebraico onorava i propri eroi con canti, danze e grida di gioia (1Samuele 18,6-7; Giuditta 15,12).
I Santi separati dalla carne possono intercedere per noi ancora viatori sulla Terra?
Si, i Santi separati dalla carne intercedono per noi ancora viatori sulla Terra. Parlando delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità, l’apostolo Paolo afferma che « maggiore di tutte è la carità » (1Corinzi 13,13). Infatti è soprattutto sulla carità che saremo giudicati (Matteo 25,31-46). Nel regno dei cieli i Santi esercitano la loro carità, regnando con Cristo (Apocalisse 22,5), continuando a servire Dio con gioia e intercedendo per gli uomini ancora viatori sulla Terra, offrendo i meriti acquistati in Terra mediante Gesù Cristo, l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (1Timoteo 2,5). La Bibbia non tace riguardo l’intercessione dei Santi separati dalla carne, per noi ancora viatori sulla terra. Nel Secondo libro dei Maccabei vediamo Geremia e Onia – separati dalla carne – intercedere per il popolo Ebraico (2Maccabei 15,6-16). Giacomo ha detto di pregare gli uni per gli altri per essere guariti (Giacomo 5,16). Paolo ha chiesto che la Chiesa preghi per lui (Romani 15,30; Efesini 16,18-19), e ha raccomandato il suo discepolo Timoteo che si facciano preghiere per tutti gli uomini, poiché è cosa bella e gradita a Dio, il quale desidera la salvezza di tutti gli uomini (1Timoteo 2,1-4). Ora, i Santi nel cielo – seppur separati dalla carne – sono vivi in Dio (Matteo 22,32; Marco 12,26-27), fanno parte della Chiesa, del corpo mistico di Gesù (1Corinzi 12,22-24), e perciò possono intercedere per noi ancora viatori sulla Terra, presso Dio con le loro preghiere. In cielo non si dorme (Matteo 17,3; Luca 11,19). Noi ancora viatori possiamo pregare i nostri fratelli del cielo affinché intercedano in nostro favore. Loro sono consapevoli dei nostri bisogni (Ebrei 12,1-2). E poiché in cielo i Santi sono più vicini a Dio, tanto più efficaci delle nostre sono le preghiere che questi nostri fratelli rivolgono al Padre celeste per noi.
I Santi separati dalla carne possono compiere miracoli? Cosa dice la Bibbia?
Si, i Santi del cielo possono intercedere per noi presso Dio, affinché Dio compia per noi ancora viatori sulla Terra un miracolo. Dio è l’autore di ogni grazia e di ogni miracolo. Il Santo è un intercessore. Nella Bibbia abbiamo degli esempi, e perciò voglio citare il Siracide 48,14: « Nella sua vita [Eliseo] compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere », confermato da 2Re 13,21: « Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi ». Siracide 48,14 è confermato da 2Re 13,21. Entrambe queste scritture sostengono la dottrina cattolica e ortodossa dell’interessione dei Santi del cielo, e dei miracoli che Dio compie per loro intercessione.
Cosa dice la Bibbia riguardo l’uso cattolico di conservare delle reliquie appartenute a un Santo?
La devozione per le reliquie è strettamente legata alla devozione per i santi. Con una delle sue costituzioni, la Sacrosanctum Concilium, il Concilio Vaticano II afferma: “La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare.” (n. 111) La devozione per le reliquie e i miracoli attribuiti alla loro presenza trova riscontro fin da tempi antichissimi. Il popolo eletto teneva in grande considerazione il patriarca Giuseppe, e onorarono lui trasportando le sue ossa dall’Egitto a Sichem (Esodo 13,19; Giosuè 24,32). Eliseo compì un miracolo col mantello appartenuto a Elia, dividendo in due le acque del Giordano (2Re 2,14). Un defunto venuto a contatto con le ossa di Eliseo risuscitò e si alzò in piedi (2Re 13,21). Una donna affetta da emorragia toccò il mantello di Gesù e subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male (Marco 5,25-34). A Efeso i credenti imponevano ai malati fazzoletti e grembiuli serviti a Paolo nel lavoro, e questi guarivano (Atti 19,12). Nella medesima comunità ecclesiale molti venivano guariti da ogni infermità e liberati dagli spiriti immondi quando l’ombra di Pietro li copriva al suo passaggio (Atti 5,15-16). Onorando le reliquie dei santi, noi cattolici onoriamo quegli stessi che si rendono presenti correndo in nostro soccorso. I santi regnano con Cristo (Apocalisse 22,5) e intercedono continuamente per noi. Ma l’autore di ogni grazia e di ogni miracolo è Dio, mentre il santo è un intercessore per mezzo del quale il Signore stesso agisce efficacemente. Tutto infatti proviene da Dio, il quale opera tutto in tutti (1Corinzi 12,6).
Riguardo l’uso dell’incenso sulle immagini in uso nella Chiesa cattolica, ha il significato di adorarle?
Assolutamente no. Nella Chiesa cattolica incensare le immagini sacre non significa adorarle, ma significa l’unione delle preghiere di coloro che rappresentano (Maria, gli angeli, i beati) con le preghiere di Cristo. Anche i fedeli vengono incensati durante le celebrazioni solenni, e certamente non per essere adorati, ma come simbolo dell’unione delle loro preghiere con le preghiere di Cristo.
I cattolici commettono un atto di idolatria nel prostrarsi davanti al crocifisso e/o baciarlo?
Assolutamente no. I cattolici si prostano davanti al crocifisso non per questo stesso, ma in segno di rispetto verso ciò che rappresenta: Gesù Cristo e il suo sacrificio salvifico. Parimenti, il bacio lo diamo al crocifisso non per questo stesso, ma per l’affetto che proviamo verso Gesù Cristo, che il crocifisso vuole rappresentare. Nella Bibbia ci sono molti riferimenti di prostrazione e di bacio, e nei quali non vi era alcuna accusa di idolatria. Vediamo qualche esempio: « Giacobbe passò davanti a loro e si prostrò terra, mentre andava avvicinandosi al fratello » (Genesi 33,3). « Esaù corse incontro a Giacobbe, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero » (Genesi 33,4). « Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono, e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono » (Genesi 33,7). « Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò » (Esodo 18,7). « Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: “O re, mio signore”; Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò » (1Samuele 24,9). « Appena Abigail vide Davide, smontò in fretta dall’asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra » (1Samuele 25,23). « Fu annunziato al re: “Ecco c’è il profeta Natan”. Questi si presentò al re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra » (1Re 1,23). « Giosuè si stracciò le vesti, si prostrò con la faccia a terra davanti all’arca del Signore fino alla sera e con lui gli anziani di Israele e sparsero polvere sul loro capo » (Giosuè 7,6). In queste scritture non compare mai alcun atto di idolatria, ma semplicemente affetto o alto rispetto verso qualcun’altro. Al contrario, in Rivelazione, Giovanni dopo essersi prostrato viene rimproverato dall’angelo, ma solo perché costui, credendo di vedere in quell’angelo la maestà del Signore, gli si prostrò dinanzi in atteggiamento di adorazione, come chiaramente specifica la Scrittura (Apocalisse 19,10; 22,8-9). Anche Cornelio si prostrò dinanzi a Pietro in atteggiamento di adorazione – la Scrittura lo dice chiaramente – e perciò fu rimproverato (Atti 10,25-26). Quindi prostrarsi in atto di adorazione verso la creatura, o verso una sua raffigurazione, è un grave peccato di idolatria, ma non così se ci si prostra in segno di affetto e di devozione. Talvolta baciamo in segno di affetto e di devozione le foto dei nostri cari, vivi o defunti: figli, genitori, fratelli, nonni, amici. Certamente non rechiamo offesa al Signore né rendiamo i nostri cari o quelle foto oggetto di idolatria. La stessa cosa va detta quando baciamo la croce o immagini che rappresentano Gesù, Maria, gli angeli e i Santi. Le baciamo per l’affetto e la devozione che nutriamo verso ciò che rappresentano.
Nella Bibbia Dio ha mai salvato qualcuno mediante una immagine?
Si, Dio ha salvato il suo popolo durante il cammino nel deserto, mediante un serpente di rame che egli stesso aveva comandato loro di fare, affinché guardandolo fossero guariti da un veleno mortale (Numeri 21,4-9). Quel serpente era prefigurazione simbolica del Cristo crocifisso (Giovanni 3,14-15).