TESTIMONIANZE STORICHE DI AUTORI NON CRISTIANI RIGUARDO L’ESISTENZA DI GESÙ CRISTO

di Giuseppe Monno

Giuseppe Monno, autore del blog Cristiani Cattolici Romani su WordPress, e sull’omonima pagina Facebook

Lo scrittore e senatore romano Publio Cornelio Tacito, vissuto tra il 55 e il 117 d.C., e considerato tra i più grandi esponenti del genere storiografico nella letteratura latina, in una sua opera parla della persecuzione dei cristiani sotto il regno di Nerone, dopo l’incendio di Roma nel 64 d.C., e menziona anche Gesù: “Nerone fece colpevoli e sottopose a tormenti raffinati coloro che il popolo chiamava cristiani e che erano odiati per le loro nefandezze. L’autore di quel nome, Cristo, era stato giustiziato sotto il regno di Tiberio per ordine del procuratore Ponzio Pilato” (Annali, XV, 44).

Lo scrittore e magistrato romano, Plinio il Giovane, vissuto tra il 61 e il 114 d.C., chiede in una sua lettera indirizzata all’imperatore Traiano come comportarsi con i cristiani, e lo informa riguardo il loro comportamento: “Si riunivano in un determinato giorno prima dell’alba, per cantare tra loro un inno a Cristo come a un dio, e impegnarsi con giuramento, non a compiere qualche crimine, ma a non commettere furti, rapine, adulteri, a non venire meno alla parola data, a non rifiutare la restituzione di un deposito se richiesto. Dopo di ciò, avevano l’abitudine di sciogliersi e poi di riunirsi di nuovo per prendere cibo del tutto ordinario e innocuo” (Epistola 10, 96).

Gaio Svetonio Tranquillo, storico e biografo romano vissuto tra il 69 e il 122 d.C., nella sua opera Vita dei Cesari, alla biografia di Claudio, menziona Chrestus, variante di Christus, probabilmente un errore di trascrizione: “Claudio espulse da Roma i giudei, che per istigazione di Chrestus, provocavano continui disordini” (Vita dei Cesari, V, 25). Sicuramente Svetonio si riferiva ai giudei liberti, quelli convertiti a Gesù e quelli che negavano fosse il Cristo, e attribuisce a lui la causa dei disordini, come se fosse presente a Roma di persona.

Lo scrittore e filosofo siriano di lingua greca, Luciano di Samosata, vissuto nel secondo secolo, parla dei cristiani nella sua opera, Il Pellegrino, e fa riferimento alla crocefissione di Gesù: “Il loro legislatore originale fu crocifisso in Palestina per aver introdotto questo nuovo culto”. Ed anche: “Adorano colui che ancora oggi è il loro crocifisso”.

Lo scrittore ebreo Flavio Giuseppe, vissuto tra il 37 e il 100 d.C., scrisse nella sua opera Antichità Giudaiche: “In quel tempo visse Gesù, un uomo saggio, se pure si può chiamarlo uomo. Era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che ricevono con piacere la verità. Attirò a sé molti Giudei e anche molti Greci. Era il Cristo. E quando Pilato, per denuncia dei capi del nostro popolo, lo condannò alla croce, coloro che lo avevano amato fin dall’inizio non cessarono di amarlo. Egli apparve loro il terzo giorno, nuovamente vivo, come i profeti di Dio avevano predetto queste e mille altre meraviglie su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù dei cristiani che da lui prende il nome” (Antichità Giudaiche, XVIII, 3, 3,63-64). Non essendo un convertito al cristianesimo, sembra strano che Flavio Giuseppe riconoscesse Gesù come il Cristo che ha fatto meraviglie ed è risorto il terzo giorno. Secondo gli studiosi nel testo c’è l’intromissione di qualche copista cristiano. In ogni caso Flavio Giuseppe sosteneva l’esistenza di un uomo di nome Gesù che attirò molti tra giudei e greci, e che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato. Nella medesima opera, Flavio Giuseppe ha scritto della morte di Giacomo, fratello di Gesù e primo vescovo di Gerusalemme: “Anano convocò il sinedrio dei giudici e vi fece comparire Giacomo, fratello di Gesù detto il Cristo, e alcuni altri; li accusò di aver violato la legge, e li consegnò perché fossero lapidati” (Antichità Giudaiche, XX, 9,1).

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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