CANONE BIBLICO

A cura di Giuseppe Monno

La Chiesa cattolica elaborò il proprio canone biblico per custodire la rivelazione e garantire l’integrità della fede. Il processo di definizione del canone fu graduale e si concluse con un elenco specifico di libri, differente da quello utilizzato dal rabbinismo e da movimenti cristiani scismatici come il marcionismo. Nella Chiesa primitiva circolavano numerosi testi, ma non tutti erano ispirati o coerenti con l’insegnamento degli apostoli.

Nel II secolo Marcione di Sincope elaborò un proprio canone biblico, escludendo l’intera Tanakh ebraica e accogliendo una versione ridotta del Vangelo secondo Luca, insieme a dieci lettere attribuite a san Paolo. Influenzato dallo gnosticismo del tempo, Marcione sosteneva una visione dualistica radicale, opponendo il Dio misericordioso rivelato da Gesù al crudele Demiurgo, creatore del mondo, di cui parlerebbe l’ebraismo. Per questo rigettò la Tanakh, ritenendola incompatibile con il messaggio evangelico, e selezionò solo i libri attribuiti agli apostoli che riteneva conformi alla sua dottrina.

La risposta della Chiesa cattolica, volta a contrastare questi movimenti scismatici e a tutelare l’ortodossia della fede, fu quella di definire quali libri fossero realmente ispirati. Da qui nacque l’esigenza di elaborare un proprio canone biblico. Definire il canone significava riaffermare l’autorità della Chiesa come garante della corretta interpretazione della rivelazione.

Dopo accurate analisi e sotto l’assistenza dello Spirito Santo, la Chiesa docente – cioè il successore di san Pietro e il collegio dei vescovi in comunione con lui – stabilì, in un sinodo di Roma convocato nell’anno 382, la lista dei libri da ritenere ispirati. Papa Damaso, con il suo decreto, definì il canone biblico e contribuì a consolidare l’autorità della Chiesa nel determinare quali testi fossero ispirati. La lista di Papa Damaso fu accolta e ribadita dal sinodo d’Ippona del 393 e dai due sinodi di Cartagine del 397 e del 419.

La Chiesa cattolica stabilì definitivamente il proprio canone biblico nel 1546, durante la quarta sessione del Concilio di Trento, con il decreto De Canonicis Scripturis, che riconosce come canonici settantatré libri, suddivisi in Antico e Nuovo Testamento. Il decreto stabilì inoltre la Vulgata latina di san Girolamo come versione ufficiale della Bibbia per la Chiesa cattolica.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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