MONTANISMO

A cura di Giuseppe Monno

Il montanismo fu un movimento religioso cristiano di carattere carismatico e apocalittico, sorto in Frigia (nell’attuale Turchia) attorno all’anno 156 d.C., per opera di Montano, un cristiano convertito che si proclamava portavoce diretto dello Spirito Santo. A lui si unirono due donne, Priscilla e Massimilla, anch’esse considerate profetesse ispirate.

I montanisti sostenevano che con Montano si fosse inaugurata una nuova e definitiva fase della rivelazione divina, superiore a quella trasmessa dagli apostoli. Secondo la loro dottrina, la Chiesa stava entrando nell’epoca dello Spirito Santo, dopo quella del Padre (Antico Testamento) e quella del Figlio (Nuovo Testamento). Essi annunciavano l’imminente ritorno di Cristo, riconosciuto come vero Figlio di Dio in linea con la fede cristiana ortodossa, e predicavano la fine del mondo. Ritenevano che la Nuova Gerusalemme sarebbe discesa sulla terra nella città di Pepuza, da loro considerata luogo santo e centro escatologico del Regno di Dio.

Il movimento esaltava uno stile di vita austero e un ascetismo rigoroso, che si esprimeva attraverso frequenti digiuni, l’esaltazione della verginità, il rifiuto del secondo matrimonio (e talvolta anche del primo), e una forte svalutazione della vita mondana. Il loro ideale supremo era il martirio, non solo accettato ma anche attivamente ricercato, come testimonianza ultima della fedeltà a Dio.

Uno degli aspetti più controversi del montanismo fu il suo rifiuto dell’autorità ecclesiastica costituita, in particolare dell’autorità dei vescovi, e il rigetto della struttura gerarchica emergente nella Chiesa. I montanisti, infatti, ritenevano che lo Spirito Santo potesse parlare attraverso qualsiasi credente, e che l’ispirazione carismatica fosse superiore all’ordinamento istituzionale.

Il movimento attrasse anche importanti figure del cristianesimo primitivo, tra cui Tertulliano (ca. 155–ca. 240), teologo di Cartagine e per lungo tempo strenuo difensore dell’ortodossia, il quale aderì al montanismo affascinato dal suo rigore morale e dalla radicalità della sua visione spirituale.

Il montanismo fu progressivamente condannato come eresia dalla Chiesa ufficiale. Già Papa Zefirino (199–217) e Papa Callisto (217–222) presero posizioni decise contro il movimento. La condanna fu ribadita ufficialmente dal Concilio di Costantinopoli (381), convocato dall’imperatore Teodosio, e nuovamente dal Concilio in Trullo o Quinisesto (692), convocato dall’imperatore Giustiniano II.

Già nel I secolo, l’apostolo Paolo aveva messo in guardia i credenti contro insegnamenti che si discostassero da quelli trasmessi dagli apostoli:

«Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema!» (Galati 1,8-9). Inoltre, Paolo sottolineava l’importanza del ruolo dei vescovi come guida delle comunità cristiane, attribuendo loro precisi doveri di custodia, insegnamento e discernimento (Atti 20,28; 1Timoteo 3,2-5; 5,17; Tito 1,7-9).

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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