DOPPIA PREDESTINAZIONE

A cura di Giuseppe Monno

La dottrina della doppia predestinazione nel calvinismo: un confronto teologico

La doppia predestinazione è una dottrina centrale nel pensiero teologico di Giovanni Calvino e, più in generale, del calvinismo. Essa afferma che Dio, fin dall’eternità, ha predestinato alcuni esseri umani alla salvezza e altri alla dannazione eterna, indipendentemente dalle loro opere o dalla loro risposta alla grazia. Secondo questa visione, Dio avrebbe scelto, in modo sovrano e incondizionato, un certo numero di persone da salvare per sola grazia (senza alcun merito da parte loro), mentre avrebbe lasciato il resto dell’umanità nel proprio stato di peccato e perdizione, senza offrire loro la possibilità reale di redenzione.

Questa dottrina, tuttavia, solleva gravi questioni teologiche ed è stata ampiamente contestata e rifiutata da molte confessioni cristiane. Essa appare in contraddizione con l’insegnamento biblico sulla libertà umana, sull’universalità della volontà salvifica di Dio e sull’offerta gratuita della salvezza a tutti gli uomini.

Nella Scrittura troviamo affermazioni chiare secondo cui Dio non fa preferenze di persone (Atti 10,34; Romani 2,11) e desidera che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1 Timoteo 2,4). Inoltre, Dio stesso ha posto l’umanità davanti a una libera scelta tra la vita e la morte, tra il bene e il male (Deuteronomio 30,15-20), chiamando l’uomo alla responsabilità morale e spirituale.

La missione universale affidata da Cristo ai suoi discepoli, di predicare il Vangelo a tutte le genti (Matteo 28,19; Marco 16,15), non avrebbe senso se l’esito della salvezza fosse già fissato irrevocabilmente da un decreto divino immodificabile e parziale. Inoltre, l’annuncio centrale del Vangelo, che “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3,16), presuppone un’offerta aperta a “chiunque”, e non un numero predeterminato di eletti.

La predestinazione di cui parla San Paolo, ad esempio in Efesini 1,3-12, non implica una selezione arbitraria di alcuni per la salvezza e di altri per la dannazione, ma indica il progetto salvifico di Dio in Cristo, destinato a compiersi in coloro che liberamente accolgono la grazia. La predestinazione, secondo l’insegnamento cattolico e di molte altre tradizioni cristiane, è sempre “in Cristo” e ordinata alla salvezza, non alla condanna.

Per questi motivi, la dottrina della doppia predestinazione è stata condannata come eretica dalla Chiesa cattolica (Concili di Orange II e Trento), dalle Chiese ortodosse, e anche da parte del mondo protestante, in particolare quello luterano e arminiano. Queste confessioni affermano che la grazia è realmente offerta a tutti, anche se non tutti vi corrispondono. La libertà umana e la cooperazione con la grazia restano elementi fondamentali dell’economia della salvezza.

In conclusione, la vera dottrina cristiana della predestinazione non è duplice, ma unica e orientata alla salvezza. Dio, nella sua misericordia e giustizia, chiama ogni uomo alla comunione con Lui, rispettando la libertà e la dignità della persona umana. Ogni uomo è libero di accogliere o rifiutare la salvezza, ma nessuno è creato con il destino inevitabile di essere dannato.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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