VENERAZIONE

A cura di Giuseppe Monno

Colossesi 2,18:

“Nessuno v’impedisca di conseguire il premio, compiacendosi in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli.”

Il termine greco utilizzato da Paolo e tradotto con “venerazione” è threskeia, derivato da threskos, che significa “timoroso di Dio” o “religioso”. In greco, threskeia indica il culto o l’adorazione dovuta a una divinità. Così, nella sua lettera ai Colossesi, Paolo condanna l’adorazione degli angeli che alcuni cristiani di Colosse avevano iniziato a praticare, come se fossero divinità autonome.

Va però precisato che nel vocabolario italiano moderno il termine “venerazione” ha un significato più ampio e non equivale necessariamente all’adorazione: può indicare anche stima, rispetto, onore, ammirazione. La Chiesa cattolica utilizza consapevolmente questa distinzione linguistica: si adora (latria) solo Dio, mentre si venera (dulia) gli angeli e i santi, riconoscendone il valore e l’esempio virtuoso. In modo particolare, l’alta venerazione (iperdulia) è riservata alla Vergine Maria, per l’alto grado di onore che le compete come Madre di Dio.

La venerazione cattolica degli angeli e dei santi non contraddice quindi l’insegnamento di Paolo: si tratta di onorare coloro che hanno servito Dio fedelmente, partecipando alla gloria del Cristo risorto, e che sono già onorati da Dio stesso (cfr. Giovanni 12,26). Come insegna la Scrittura, chi serve Cristo sarà riconosciuto e onorato dal Padre. Di conseguenza, anche noi possiamo esprimere il nostro rispetto e la nostra stima verso gli angeli e i santi, rendendo grazie a Dio per le opere compiute attraverso di loro.

Questa pratica ha radici profonde nella tradizione biblica: il popolo ebraico onorava i propri eroi con canti, danze e grida di gioia (1 Samuele 18,6-7; Giuditta 15,12). Paolo stesso paragona i cristiani a membra di un unico corpo, la Chiesa, affermando che “se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono” (1 Corinzi 12,26). La venerazione dei santi e degli angeli nella liturgia e nella devozione personale non è dunque adorazione: essa riconosce la santità di chi ha servito Dio e ci aiuta a crescere nella virtù, mirando sempre a Dio come fine ultimo.

In definitiva, la Chiesa cattolica distingue chiaramente tra:

Latria: adorazione dovuta solo a Dio;

Dulia: onore riservato agli angeli e ai santi;

Iperdulia: onore speciale riservato a Maria, Madre di Dio.

Questa distinzione evita equivoci teologici e conferma la fedeltà alla Scrittura, riconoscendo nello stesso tempo il valore della comunione dei santi, che testimoniano la gloria di Dio nella storia della salvezza.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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