MERCOLEDÌ DELLE CENERI

di Giuseppe Monno

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo.
_Marco 1,14-15

Nel rito romano il mercoledì delle ceneri da’ inizio alla quaresima, un periodo di quaranta giorni che precede la pasqua e in cui siamo particolarmente invitati alla conversione mediante la penitenza, la riflessione e la preparazione interiore. Come per il venerdì santo, il mercoledì delle ceneri è considerato giorno di digiuno e astinenza dalle carni. Durante il rito delle ceneri, il sacerdote cosparge il capo dei fedeli con le ceneri ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la domenica delle palme dell’anno precendente. Inizialmente questa antica prassi era riservata a quelli che facevano un cammino di penitenza per essere assolti dai loro peccati nella celebrazione del giovedì santo. Nelle prime comunità cristiane il sacramento della penitenza o riconciliazione era pubblico. Luca, per esempio, afferma che “molti di quelli che avevano abbracciato la fede confessavano in pubblico le loro pratiche magiche” (Atti 19,18). Mentre Giacomo esorta a “confessare i peccati gli uni agli altri e pregare gli uni per gli altri per essere guariti” (Giacomo 5,16). La presenza della comunità non serviva quindi a umiliare il penitente, ma a sostenerlo. In seguito il rito delle ceneri venne esteso a tutti i fedeli e collocato all’interno della santa messa. Le ceneri con cui ci si cosparge il capo hanno un duplice significato:

a) Segno della fragilità umana. Nella Bibbia l’uomo viene più volte paragonato a cenere e polvere: “Il Signore disse all’uomo: Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai” (Genesi 3,19). “Riprese Abramo e disse: Ecco che ricomincio a parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere” (Genesi 18,27). “Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere” (Ecclesiaste 3,20). “Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati. È un fumo il soffio delle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore. Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere e lo spirito si dissiperà come aria leggera” (Sapienza 2,2-3). “Mi getta nel fango, e mi confondo con la polvere e con la cenere” (Giobbe 30,19). “Perché mai si insuperbisce chi è terra e cenere?” (Siracide 10,9). “Esso sorveglia le schiere dell’alto cielo, ma gli uomini sono tutti terra e cenere” (Siracide 17,27).

b) Segno di penitenza e di conversione. Nella Bibbia vediamo qualche esempio: “Per mezzo del profeta Giona, il Signore aveva minacciato di distruggere la città di Ninive. Allora i cittadini credettero e bandirono un digiuno, e tutti, dal più grande al più piccolo, vestirono di sacco. Anche il re, avendo saputo ciò, si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere, decretando anche un digiuno da cibo e acqua per uomini e animali, che questi vestissero di sacco e che invocassero Dio con tutte le forze, affinché ognuno si converta dalla propria condotta malvagia. Con ciò il re sperava che Dio avrebbe risparmiato lui e il suo popolo. Così fu. Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece” (Giona 3,1-10). “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore. Ricoprirono di sacco anche l’altare e alzarono il loro grido al Dio di Israele tutt’insieme senza interruzione, supplicando che i loro figli non venissero abbandonati allo sterminio, le loro mogli alla schiavitù, le città di loro eredità alla distruzione, il santuario alla profanazione e al ludibrio in mano alle genti. Il Signore porse l’orecchio al loro grido e volse lo sguardo alla loro tribolazione, mentre il popolo digiunava da molti giorni in tutta la Giudea e in Gerusalemme davanti al santuario del Signore onnipotente” (Giuditta 4,11-13).

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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