IL SEGNO DELLA CROCE

A cura di Giuseppe Monno

Nel libro del profeta Ezechiele, Dio ordina che siano risparmiati coloro che portano un segno sulla fronte:
“Passa per la città, attraverso Gerusalemme, e segna con un tau la fronte di coloro che gemono e piangono per tutti gli abomini che vi si commettono” (Ezechiele 9,4).

Il tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. Nell’alfabeto paleoebraico — derivato dal fenicio e storicamente connesso al protosinaitico — la lettera tau era generalmente rappresentata con forme che ricordavano una croce, anche se non in modo sempre uniforme. La forma quadrata dell’ebraico attuale, discendente dall’aramaico imperiale, si sviluppò a partire dal III secolo a.C. Il libro di Ezechiele, invece, risale al VI secolo a.C., pertanto è fondato ritenere che il tau usato dal profeta fosse scritto nella forma paleoebraica, che solitamente aveva l’aspetto di un segno cruciforme.

La tradizione cattolica ha interpretato questo segno come una prefigurazione tipologica del segno della croce: non nel senso che Ezechiele pensasse alla croce di Cristo, ma perché i cristiani, leggendo le Scritture alla luce della rivelazione compiuta, hanno visto in quel tau un’anticipazione simbolica del segno di appartenenza al Crocifisso. Il segno della croce è per i cristiani simbolo della redenzione compiuta da Cristo mediante la sua croce, con la quale ha vinto il male e ha ottenuto per noi la grazia. Per questo motivo il segno della croce è diventato una fonte di forza contro le difficoltà e le tentazioni, ed è con questo segno che la Chiesa accompagna le benedizioni.

Fin dai primi secoli del cristianesimo, i fedeli hanno praticato con devozione questo gesto. Già all’inizio del III secolo, Tertulliano scriveva: “Ad ogni inizio, in ogni movimento, quando si entra e si esce, quando ci si calza, quando ci si lava, quando ci si mette a tavola, quando si accendono le lampade, quando ci si corica, quando ci si siede, facciamo il segno della croce sulla fronte.” (De corona militis, 3, PL, 1, 826).

Origene, nelle sue Omelie sui Numeri, afferma: “I cristiani tracciano il segno della croce sulla fronte, sugli occhi e sul cuore; e ciò non è inutile, ma è un segno di potenza, conosciuto dagli spiriti maligni” (parafrasi, Commentarii in Numeros, XI, PG, 12, 1342).
E nei Frammenti su Ezechiele aggiunge: “Coloro che appartengono a Cristo portano il segno della croce sulla fronte” (parafrasi, Selecta in Ezechielem).

Nel IV secolo, san Cirillo di Gerusalemme insegna nelle sue Catechesi: “Con la croce siamo stati segnati, e con questo segno i fedeli sono riconosciuti” (Catechesi Mystagogicae, III, 10, PG, 33, 667).
“Fa’ questo segno quando mangi, quando bevi, quando ti siedi, quando ti corichi, quando ti alzi, quando parli, quando cammini; in una parola: in ogni circostanza” (IV, 14, PG, 33, 675).
“Tutti i nostri atti siano segnati dalla croce del Salvatore. Nessuna azione venga compiuta senza questo segno” (XIII, 22, PG, 33, 751).
“Non vergogniamoci della croce di Cristo; e se anche altri la occultano, tu imprimila coraggiosamente sulla fronte, affinché i demoni, vedendo il segno regale, fuggano lontano tremando” (XIII, 36, PG, 33, 757).

Anche sant’Ambrogio di Milano testimonia l’uso e il profondo significato del segno della croce: “Ogni volta che prendi in mano il calice, ricordati di Colui che ha dato il suo sangue per te. Quando ti segni con la croce, pensa a Cristo che morì per te” (De Mysteriis, 6, 29, PL, 16, 393-394).
“Ti venne impresso il segno della croce sulla fronte; ti fu imposto sulle orecchie per ascoltare, sulle narici per ricevere il buon odore della vita, sulla bocca per parlare le parole di Dio” (7, 36, PL, 16, 400).
“Portiamo dappertutto il sigillo di Cristo: quando mangiamo, quando beviamo, quando ci sediamo, quando dormiamo, quando ci muoviamo in tutte le nostre opere. Grande infatti è come protezione il segno della croce, forte custodia… Non vergogniamoci della croce di Cristo” (De Fide ad Gratianum, I, 14, PL, 16, 569).

Nelle sue omelie, san Giovanni Crisostomo esorta: “Non usciamo mai di casa senza segnare la nostra fronte con la croce; è un’armatura che ci protegge gratuitamente, un dono del Signore” (Homilia ad populum Antiochenum, 54, PL, 16, 389-390).
“Fa’ il segno della croce quando inizi il giorno, quando esci di casa, quando mangi, quando ti corichi, quando ti alzi, quando parli, in ogni circostanza. Nessun male potrà toccarti se ti circondi con questo segno” (In Matthaeum, 59, 5).
“Questo segno, tanto temuto dai demoni, lo facciamo sulla fronte per mostrare apertamente la nostra fede e per non arrossire del Crocifisso” (Homilia in Epistolam ad Colossenses, 8, PG, 61, 150-152).
“La croce è diventata un vessillo più splendente del sole. La si trova ovunque: presso i re, nei soldati, nei mercati, nei deserti, nelle strade, sui monti, sulle isole, sul mare, sulle navi, nei libri, nelle case, nei vestiti, nelle armi, nei muri, nei corpi degli ammalati, perfino sugli indemoniati. Tutti fanno il segno della croce” (Homilia in crucem et latronem, PG, 49, 403).

Sant’Agostino ricorda: “Nel nome di Cristo crocifisso ricevi il segno della croce, sia sulla fronte che nel cuore; portalo sempre. Non vergognarti della croce di Cristo” (Sermo 214, 6, PL, 38, 1130).
“Noi portiamo il segno della croce sulla fronte, come soldati segnati per la battaglia spirituale… Il cristiano non deve arrossire del segno della croce, che è posto sulla sua fronte come su un trono” (parafrasi, Sermones 56, 119, 214).
“Il segno della croce si fa sulla fronte del credente, ma bisogna che sia impresso nel cuore. Non basta il gesto esteriore, se non è accompagnato dalla fede” (Tractatus in Ioannem, 44, 2, PL 35, 1967).

Il segno della croce viene accompagnato dalla formula trinitaria:
“Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Con queste parole, il cristiano consacra a Dio le proprie azioni e la propria giornata, invocando l’aiuto della grazia per vivere come figlio del Padre, per mezzo del Figlio e nello Spirito Santo, secondo l’insegnamento della Chiesa.

In origine, il segno era tracciato con un semplice gesto sulla fronte. Il grande segno di croce — cioè quello che tocca fronte, petto e spalle — si è sviluppato progressivamente tra il tardo antico e l’alto Medioevo, fino a stabilizzarsi nelle forme oggi in uso nella Chiesa cattolica e in quella ortodossa. Attualmente ci si segna con una mano o con tre dita unite (nelle tradizioni orientali), iniziando dalla fronte nel nome del Padre, poi sul petto nel nome del Figlio, e infine sulle spalle nel nome dello Spirito Santo.

La croce è l’immagine della vita donata di Cristo, il Figlio di Dio che si è offerto per la salvezza di tutti gli uomini. Il segno della croce è quindi la professione della nostra fede nella sua Pasqua e in tutta la Trinità.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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