di Giuseppe Monno
Durante l’ultima cena Gesù prese un pane, pronunciò la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me”. Come Gesù anche il sacerdote spezza l’ostia magna durante la celebrazione eucaristica per indicare la condivisione fraterna del pane. Una parte la consuma il sacerdote, un’altra parte viene messa fra le particole da distribuire ai fedeli, e un pezzettino viene messo nel calice contenente vino mentre il sacerdote ripete a bassa voce: “Il corpo e il sangue di Cristo, uniti in questo calice, siano per noi cibo di vita eterna”. Il significato di questo gesto è quindi l’unità del corpo e sangue di Gesù Cristo nell’opera di salvezza, benché nell’ostia e nel vino sia veramente presente, in ugual modo, Cristo tutto intero. Nei primi secoli questo gesto significava anche l’unità con il Papa, con il vescovo locale, e tra i fedeli. I Papi inviavano a vescovi e sacerdoti parti di ostie consacrate, e questi, durante la celebrazione eucaristica, le mettevano nel calice contenente vino per consumarle in segno di unità col Papa e coi vescovi.