di Giuseppe Monno
L’ostia è una piccola e sottile cialda di pane azzimo dalla forma rotonda utilizzata per la celebrazione eucaristica nel rito cattolico romano. Il latino hostia significa vittima. Durante l’ultima cena infatti, quando Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia prese un pane, pronunciò la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me”. Egli è l’agnello immolato, vittima di espiazione dei nostri peccati, morto per noi, per riconciliarci con Dio, e risorto il terzo giorno. Quando la Chiesa cattolica celebra l’Eucaristia si ripete veramente sull’altare il sacrificio di Gesù, il medesimo avvenuto sul Golgota, non un altro, ma in modo incruento. Con la consacrazione pane e vino diventano veramente corpo e sangue di Gesù Cristo. A partire dal quarto secolo si cominciò a diffondere l’uso di custodire il pane consacrato in un tabernacolo, e per facilitarne la conservazione, quel pane, chiamato hostia, divenne sempre più piccolo e sottile, e dalla forma rotonda. Le prime testimonianze sulla forma rotonda e schiacciata dell’ostia in oriente, risalgono intorno al 400 con Epifanio di Salamina: “Hoc est enim rotundae formae”. In occidente la forma rotonda risale al quinto secolo. I primi stampi per ostia, in pietra e in legno, risalgono al sesto secolo. Venivano prodotte delle pagnotte schiacciate, sopra le quali erano stampate immagini e iscrizioni. Fino al medioevo si contavano ostie di diverse dimensioni, e quelle più grandi venivano divise tra i fedeli. A partire dall’undicesimo secolo venivano utilizzati stampi per cialde in ferro a tenaglia, prima lisci, poi sempre più decorati. Inizialmente la produzione di ostie era affidata principalmente a monasteri maschili.
