di Giuseppe Monno

L’iscrizione IHS, che troviamo sull’ostia magna consacrata dal sacerdote durante la celebrazione eucaristica, è un’abbreviazione del nome greco ΙΗΣΟΥΣ (Iesous), che in latino diventa Iesus, cioè Gesù. L’errata lettura della maiuscola vocale greca eta (η, H) come consonante latina acca (h, H), diede origine a un motto adottato dai gesuiti, “Iesus Hominum Salvator” (Gesù salvatore degli uomini), e molto più tardi alcuni interpretarono IHS anche come “Iesus Hostia Salutis” (Gesù vittima di salvezza). Sull’ostia, sopra la vocale eta, viene spesso raffigurato Gesù crocifisso, mentre sotto vengono raffigurati i tre chiodi della Passione.
