di Giuseppe Monno
Dove sta scritto nella Bibbia che Maria non ha mai conosciuto il peccato?
Maria è la piena di grazia (Luca 1,28). La pienezza della grazia, dono dell’Onnipotente, non è compatibile col peccato. Il greco kecharitoméne, tradotto in “piena di grazia”, è il participio perfetto passivo vocativo femminile singolare del verbo charitóo, che vuol dire “colmare di grazia”. Il prefisso ke indica il verbo al tempo perfetto, mentre il suffisso méne indica il verbo in forma di participio passivo. Perciò il senso di kecharitoméne tradotto da San Girolamo nel latino gratia plena, in italiano piena di grazia, è: “Tu che fosti colmata dalla grazia e che continui ad esserne colmata”. Nel Protovangelo leggiamo queste parole che Dio rivolse al serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15). Inimicizia tra la donna e il serpente significa che questa donna non è stata amica del peccato neppure una volta. Cristo, generato da Maria secondo la carne, ha schiacciato la testa dell’antico serpente per mezzo del suo trionfo sulla morte. Perciò Maria, la Piena di grazia, è la donna del Protovangelo.
Dove sta scritto nella Bibbia che questa donna è proprio Maria e non, in senso figurato, Israele dal quale proviene Cristo secondo la carne?
Questa donna non può essere Eva, perché fu amica del peccato a causa della sua disobbedienza a Dio per la seduzione del serpente. Non può essere neppure Israele, perché il popolo eletto si è allontanato molte volte da Dio, peccando anche di idolatria. Questa donna non può essere altri che Maria, dalla quale fu generato Cristo secondo la carne. Maria è la Piena di grazia, e la pienezza della grazia in Maria non è compatibile col peccato. Perciò Maria come fu concepita senza peccato, è pure vissuta senza mai peccare, poiché Dio l’ha sostenuta dal cadere nel peccato. Non era conveniente infatti che la Madre del Redentore fosse stata amica del peccato anche solo una volta.
Se Maria non ha mai conosciuto il peccato, perché nel suo cantico riconosce Dio come suo Salvatore?
Maria è stata redenta in anticipo, fin dal primo istante del suo concepimento, in vista dei meriti di Gesù Cristo, la cui salvezza universale ha effetti attivi e retroattivi. La sua è stata una redenzione singolare. Maria è stata preservata dall’esperienza del peccato, non solo originale ma anche personale, poiché la pienezza della grazia l’ha trattenuta dal precipitarvi. Non era conveniente infatti che la Madre del Redentore fosse stata amica del peccato anche solo una volta. Per questo l’angelo si è presentato da lei con le parole “Chaire Kecharitoméne”, che significano “Rallegrati Piena di grazia”. Quindi Maria, pur non avendo mai conosciuto il peccato, riconosce Dio come suo Salvatore (Luca 1,47).
Se Maria non ha mai conosciuto il peccato, perché Paolo dice: “Non c’è nessun giusto” (Romani 3,10), e anche: “Tutti hanno peccato” (Romani 3,23), ma senza aggiungere “eccetto Maria” ?
La Scrittura dice che Gesù Cristo non ha mai peccato (Ebrei 4,15). Ora, come mai Paolo dice che “non c’è nessun giusto”, e che “tutti hanno peccato”, senza aggiungere “eccetto Gesù” ? È ovvio che dall’universalità del peccato si deve escludere Gesù, così come si deve escludere sua madre. In quell’occasione Paolo stava insegnando che non c’è alcuna superiorità da parte del giudeo sul non giudeo, poiché tutti hanno peccato, ma sono gratuitamente giustificati dalla grazia di Dio, in virtù della redenzione realizzata da Gesù Cristo (Romani 3,23-24). Ma dall’universalità del peccato si devono escludere Gesù e Maria, redenta in anticipo e in modo singolare, per i meriti di suo Figlio. La rivelazione divina è stata progressiva. Dio con i suoi tempi, non coi nostri, ha scelto di rivelare, per mezzo della sua Chiesa, in particolare Papa Pio IX e la bolla Ineffabilis Deus dell’8 dicembre 1854, che Maria è stata aliena dal peccato fin dal primo istante del suo concepimento.