di Giuseppe Monno
AZARIA FIGLIO DI ANANIA
Negando l’ispirazione divina al libro di Tobia i protestanti rimproverano a Raffaele la bugia detta al giovane Tobia: “Sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli” (Tobia 5,13).
In realtà l’angelo del Signore rivelerà al giovane la sua vera identità alla fine della sua missione (Tobia 12,15). Nel primo libro dei Re Dio manda uno spirito a ingannare Acab (1Re 22,19-22). Ciononostante i protestanti non negano l’ispirazione divina al primo libro dei Re come invece per lo stesso motivo fanno con il libro di Tobia.
L’ANGELO E I MEDICAMENTI
I protestanti accusano ingiustamente il libro di Tobia di sostenere la superstizione perché il giovane Tobia, facendo come gli è stato detto da Raffaele, ha utilizzato fiele di pesce come medicamento per gli occhi di suo padre affetto da albugine (Tobia 6,4-5.9; 11,11), e cuore e fegato come suffumigi in presenza della giovane Sara tormentata dal demonio Asmodeo, per far cessare in lei ogni vessazione (Tobia 6,4-5.8.17; 8,2-3).
Non comportandosi tanto diversamente da Raffaele e Tobia, Cristo guarì un uomo dalla cecità applicando sui suoi occhi saliva e fango (Marco 7,31-35; Giovanni 9,1-7). Il profeta Isaia ordinò che si prendesse una quantità di fichi per farne un impiastro da applicare sull’ulcera di Ezechia e farlo guarire (Isaia 38,21). Al profeta Ezechiele Dio ordinò di radersi i capelli e la barba con una spada affilata e di dividere su di una bilancia i peli tagliati per bruciare sul fuoco un terzo di questi in mezzo alla città al termine dell’assedio, un terzo per tagliare con la spada intorno alla città e un altro terzo per disperderlo al vento. Di questi poi doveva prenderne un piccolo numero per legarli al lembo del suo mantello, e un altra piccola parte doveva gettarla nel fuoco (Ezechiele 5,1-4).
Queste accuse fatte dai protestanti contro il libro di Tobia sono un arma a doppio taglio, perché possono essere applicate ad altri libri della Bibbia che al contrario invece ritengono ispirati da Dio.
Il libro di Tobia, scritto nel secondo secolo a.C, è una grande parabola nella quale il principale protagonista, Dio, emerge già dai nomi dei personaggi: Raffaele (Dio guarisce), Azaria (Iahvè aiuta), Tobia (Iahvè è buono), Anania (Iahvè è compassionevole), Raguele (Dio è amico), Gabaele (Dio solleva). Il messaggio di questo racconto è un invito a riconoscere che la provvidenza di Dio non viene mai meno, e qui opera mediante il suo inviato. Dio sa far nascere grande gioia anche da situazioni che erano infelici.
La regola d’oro di Gesù Cristo: “Fa agli altri ciò che vuoi sia fatto a te” (Matteo 7,12), è una citazione inversa dell’anziano Tobi: “Non fare a nessuno ciò che non vuoi sia fatto a te” (Tobia 4,15).
Riguardo i sette fratelli che presero in moglie la medesima donna, i Vangeli sinottici si rifanno al libro di Tobia
Matteo 22,25-27
Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna.
Marco 12,20-22
C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.
Luca 20,29-31
C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli.
Tobia 3,8
Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto godere.
Tobia 7,11
L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà.
Riguardo ai sette angeli che stanno alla presenza del Signore, Giovanni di Patmos si rifà al libro di Tobia
Apocalisse 1,4
Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono.
Apocalisse 8,2
Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe.
Tobia 12,15
Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.
Per la descrizione della nuova Gerusalemme Giovanni di Patmos si rifà al libro di Tobia
Apocalisse 21,18-21
Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.
Tobia 13,17
Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l’oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.
Per le beatitudini Matteo si rifà anche a Tobia
Matteo 5,4
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Tobia 13,16
Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre.