di Giuseppe Monno
Cosa significa l’espressione “generato non creato” che i cattolici recitano durante il Credo?
L’espressione “generato non creato” che i cattolici recitano durante il Credo, fa parte del Simbolo Niceno-Costantinopolitano, e significa che la seconda persona divina della Trinità, il Figlio, non è una creatura, ma è della stessa sostanza del Padre, poiché dall’eternità è generato dal Padre. Quindi il Figlio non ha un inizio temporale, non passa dal non essere all’essere, ma esiste da sempre col Padre. Parimenti il Padre non è mai esistito senza il suo unigenito Figlio. La persona del Padre è costituita dalla sua relazione con la persona del suo Figlio unigenito. Dio è Padre perché eternamente genera il suo unico Figlio. Nel Vangelo di Giovanni si legge: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio” (Giovanni 1,1). Intendendo con “principio” l’origine della creazione, con “Verbo” il Figlio di Dio, con “era Dio” la sua natura, con “era presso Dio” la distinzione tra il Figlio e il Padre, ma pure l’unità tra i due, e con quel “era” intende l’eternità. Il Figlio perciò non è un secondo Dio, ma è uno solo col Padre, poiché possiede pienamente, per donazione, la medesima indivisibile divinità del Padre, e perciò può dire: “Tutto ciò che il Padre possiede è mio” (Giovanni 16,15), e: “Io e il Padre siamo Uno” (Giovanni 10,30).
In sintesi: l’espressione “generato non creato” significa che il Figlio non è una creatura, ma esiste da sempre con Dio Padre ed è della stessa sostanza del Padre.