FILIOQUE

A cura di Giuseppe Monno

Il Filioque è una legittima integrazione teologica al Simbolo niceno-costantinopolitano, non un’aggiunta illecita.

L’inserzione della clausola Filioque («e dal Figlio») nel Simbolo niceno-costantinopolitano, introdotta progressivamente nella liturgia latina a partire dal VI secolo e ufficializzata in Occidente dal Concilio di Toledo (589), non rappresenta una modifica arbitraria del Credo, ma una sua legittima esplicitazione teologica, alla luce della Rivelazione e della Tradizione vivente della Chiesa.

Infatti, sebbene il testo originale del Simbolo, definito nei Concili ecumenici di Nicea (325) e Costantinopoli (381), affermasse semplicemente che lo Spirito Santo «procede dal Padre», l’aggiunta latina Filioque intende sottolineare che lo Spirito Santo procede anche dal Figlio, in comunione col Padre, secondo una visione trinitaria coerente con la dottrina occidentale e i testi biblici.

Le Sacre Scritture offrono numerosi riferimenti in tal senso. In Matteo 10,20 si parla dello «Spirito del Padre»; in Romani 8,9 e Galati 4,6 dello «Spirito del Figlio». In Giovanni 15,26 Gesù afferma: «Quando verrà il Paraclito che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me». In Giovanni 16,7 Gesù dichiara: «Se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito; ma se me ne vado, ve lo manderò». E ancora in Giovanni 20,22, il Risorto «soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo».

Queste testimonianze evangeliche sono state interpretate, nella tradizione latina, come segni del ruolo attivo del Figlio nell’invio e, in senso teologico, nella processione dello Spirito. Non si tratta di una duplice origine, ma di una processione unica dallo Spirito «dal Padre e dal Figlio come da un unico principio e per un’unica spirazione», secondo la formula sancita dal Concilio di Firenze (1439) nella sesta sessione, nel decreto “Laetentur caeli” sull’Unione con i Greci.

È importante chiarire che il Filioque non nega la monarchia del Padre – ossia il fatto che il Padre è l’unica fonte della Trinità – come insegnato dalla teologia greca. Piuttosto, in ambito latino si intende che il Figlio riceve dal Padre anche il potere di spirare lo Spirito, partecipando così a questa unica processione come causa concausale, non originaria ma mediata dal Padre. Si tratta di una distinzione sottile ma essenziale.

I Padri latini, da Sant’Agostino a San Leone Magno, hanno affermato questa dottrina in forma implicita o esplicita. Sant’Agostino, in particolare, nella sua opera De Trinitate, sottolinea che lo Spirito Santo è il vincolo di amore tra il Padre e il Figlio, e quindi procede da entrambi come da un’unica sorgente amorosa.

Dal punto di vista storico, tuttavia, va riconosciuto che l’inserzione unilaterale del Filioque nel Simbolo da parte della Chiesa latina – senza il consenso di un Concilio ecumenico – ha costituito uno dei principali motivi di dissenso teologico con la Chiesa d’Oriente, culminando nello scisma del 1054. La Chiesa ortodossa sostiene che la processione dello Spirito «dal Padre per mezzo del Figlio» è più fedele alla tradizione patristica orientale e al testo conciliare originale.

Il dialogo teologico tra le Chiese, in particolare a partire dal Concilio Vaticano II e nel contesto della Commissione mista cattolico-ortodossa, ha cercato di superare le incomprensioni, riconoscendo che spesso le divergenze terminologiche nascondono una sostanziale comunanza di fede, purché le formule siano correttamente intese nel proprio contesto teologico.

In conclusione, il Filioque, pur non presente nella formulazione originaria del Credo, costituisce una legittima esplicitazione teologica della fede trinitaria professata dalla Chiesa latina, sostenuta dalla Scrittura, dalla Tradizione e da autorevoli Concili occidentali. Tuttavia, la sua recezione ecumenica resta oggetto di dialogo, da affrontare con rispetto e fedeltà alla verità della fede comune.

Sant’Agostino d’Ippona (354–430)

De Trinitate, XV, 17, 29

«Lo Spirito Santo procede in modo ineffabile dal Padre e dal Figlio, come dalla loro comune carità.»

In Ioannis Evangelium Tractatus, 99, 6

«Egli è lo Spirito comune del Padre e del Figlio. Non è né lo Spirito del Padre soltanto, né lo Spirito del Figlio soltanto, ma lo Spirito di entrambi.»

San Epifanio di Salamina (†403)

Ancoratus, 66

«Lo Spirito Santo è veramente dallo Spirito del Padre e del Figlio, essendo uno, dallo stesso essere.»

San Cirillo di Alessandria (†444)

In Ioannis Evangelium, X

«Il Figlio, essendo Dio da Dio, dà lo Spirito, e non riceve dallo Spirito. Ma lo Spirito Santo è proprio del Figlio, come lo è del Padre.»

San Leone Magno (†461), Papa

Sermone 75, 3

«Lo Spirito di verità procede dal Padre e dal Figlio come essenza della divina carità.»

San Fulgentio di Ruspe († ca. 533)

De fide ad Petrum, 14

«Lo Spirito Santo procede sostanzialmente dal Padre e dal Figlio.»

Concilio di Toledo XI (675)

«Lo Spirito Santo procede inseparabilmente dal Padre e dal Figlio».

Concilio di Firenze (1439)

Laetentur Caeli

«Lo Spirito Santo ha l’essere e la sua essenza sussistente dal Padre insieme con il Figlio, e procede ab aeterno da ambedue come da un solo principio e per una sola spirazione.»

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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