A cura di Giuseppe Monno

Dio conosce se stesso perfettamente e pensa a se stesso generando una perfetta immagine di sé. L’immagine generata da Dio è il suo Verbo (pensiero, parola), il quale procede da Dio e rimane in Dio, come la cosa pensata rimane in colui che pensa.
Il Verbo è quindi una cosa sola con Dio pur essendo distinto da lui. Gli è distinto ma non separato. Poiché Dio è atto puro e tutto in lui è l’essere stesso, il Verbo generato da Dio è della stessa sostanza di Dio e perciò grande quanto Dio stesso.
Essendo generato, il Verbo è Figlio; perciò Dio che l’ha generato è Padre del Figlio unigenito. Il Padre e il Figlio si amano a vicenda, e poiché in Dio la volontà è l’essere stesso, l’amore che procede dal Padre e dal Figlio, come da un solo principio e per un’unica spirazione, è della stessa sostanza di Dio ed è grande quanto Dio stesso.
Questo amore è lo Spirito Santo.
La teologia cattolica ci parla di processioni immanenti, cioè che procedono da Dio e rimangono in Dio: la prima è detta generazione e va riferita al procedere del Figlio dal Padre, mentre la seconda è detta spirazione e va riferita al procedere dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio come da un solo principio.
Il Figlio e lo Spirito Santo non passano dal non essere all’essere, ma esistono da sempre col Padre, dall’eternità e per l’eternità. Dio infatti non è un essere in potenza, cioè mutevole, ma, come si è già detto, è già realizzato in se stesso come atto puro.
Il Padre non è mai esistito senza il suo unigenito Figlio. La persona del Padre è costituita dalla sua relazione con la persona del Figlio unigenito. Dio è Padre perché eternamente, senza un inizio temporale, genera il Figlio.
Parimenti, lo Spirito Santo è eternamente la persona amore, comunione tra Padre e Figlio. Il Figlio e lo Spirito Santo non sono però un secondo e un terzo Dio, ma un solo Dio col Padre, poiché possiedono pienamente e indivisibilmente la medesima divinità del Padre.
Il Padre dona indivisibilmente tutto il suo essere al Figlio, e attraverso il Figlio allo Spirito Santo, in modo che le tre persone siano numericamente un solo Dio.
Il Padre, generando suo Figlio, non genera un’altra natura divina, ma una persona. Parimenti, lo Spirito Santo non è un’altra natura divina, ma una persona.
Nel secolo II Tertulliano utilizzò nei suoi scritti il termine Trinità (De pudicitia, XXI, 16), col quale esprimeva, ad un tempo, l’unità di Dio e la distinzione tra Padre e Figlio e Spirito Santo (Adversus Praxean, II, 4; VIII, 6-7; IX, 1; XII, 7; XXV, 1).
Il termine Trinità entrò subito a far parte del linguaggio teologico, divenendo a tutti gli effetti il nome della fondamentale dottrina del cristianesimo.
Poiché nella Trinità il Padre è origine secondo le relazioni d’origine, è la prima persona; il Figlio è la seconda persona, poiché procede dal Padre; mentre lo Spirito Santo è la terza persona, perché procede dal Padre e dal Figlio.
In conclusione, le tre persone della Trinità — Padre e Figlio e Spirito Santo — sono un solo Dio perché possiedono pienamente e indivisibilmente la medesima divinità, e sono distinti tra loro esclusivamente per le loro relazioni d’origine.