di Giuseppe Monno
La preghiera dell’Ave Maria trova nella Bibbia il suo fondamento:
› Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Le parole iniziali della preghiera sono prese dall’episodio dell’Annunciazione, e sono pronunciate da Gabriele (Luca 1,28). Il latino ave traduce il greco χαῖρε (chaire) che significa rallegrati. Quello dell’angelo non è soltanto un saluto, ma un invito alla gioia.
› Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Le parole sono prese dall’episodio dell’incontro tra Maria e la sua parente Elisabetta. Fu quest’ultima, sotto l’azione dello Spirito Santo, ad esclamare a gran voce queste magnifiche parole (Luca 1,41-42). Il greco κοιλίας (koilìas), che letteralmente significa cavità, ha pure il significato di seno. Il latino ha ventris (ventre). Nel 1967 il Consiglio di presidenza della CEI decise di aggiornare le preghiere e le formule del Catechismo di Pio X, e perciò aveva tradotto il latino ventris nell’italiano seno. Anche alcune traduzioni italiane di Luca 1,42 hanno seno, mentre altre hanno grembo o ventre. Il nome Gesù non compare in Luca 1,42 ma è un’aggiunta.
› Santa Maria, madre di Dio,
Maria è Santa perché santificata dalla grazia. Maria è la κεχαριτωμένη (kecharitoméne), la piena di grazia (Luca 1,28). Invocare Maria come madre di Dio significa riconoscere Gesù come vero Dio e vero uomo, e professare la fede in lui. Sotto l’azione dello Spirito Santo Elisabetta poté dire a Maria: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Luca 1,43). L’apostolo afferma che “nessuno può dire: Gesù è il Signore, se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Corinzi 12,3). Il greco “Kyrios mou”, tradotto in italiano con “Signore mio”, è la traduzione dell’ebraico “Adonay” utilizzato dagli ebrei al posto del nome divino YHWH, secondo una loro antica regola. Elisabetta quindi, colma di Spirito Santo, ha proprio inteso affermare che Maria è la Madre di Adonay, cioè di Dio. L’evangelista stesso utilizza Signore e Dio in maniera scambievole (Luca 1,6.8.11.16.19.26.28.30.32.37.38.43.46.47). La Vergine Maria è Madre di Dio perché Cristo è vero Dio e vero uomo. La Vergine ha generato secondo la carne il Verbo eterno di Dio Padre. Perciò, come scrive San Tommaso D’Aquino (Somma Teologica III, q 35, a 4, ad 2), si deve affermare che “la Vergine Maria è Madre di Dio, non perché madre della divinità, ma perché è madre, secondo la natura umana, di una persona che possiede la divinità e l’umanità”. Giunta la pienezza del tempo la seconda persona divina della Trinità, il Figlio unigenito di Dio Padre (Matteo 28,19; Giovanni 1,14.18; 3,16-18), il Verbo divino ed eterno (Giovanni 1,1), unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale si fece uomo (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Filippesi 2,7) rimanendo Dio (Giovanni 16,15; 20,28; Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1; 1Giovanni 5,20). Ora, la Vergine Maria non ha generato una persona divina, ma solo il santo corpo che la seconda persona divina della Trinità ha unito a sé ipostaticamente. Con l’incarnazione tutto della natura umana assunta dal Figlio di Dio è divenuto proprio di una persona della Trinità. Perciò Maria è veramente Madre di Dio. Maria non è madre di Dio Padre, ma di Gesù che è Dio come suo Padre. Non è però un secondo Dio, poiché possiede indivisibilmente, per donazione, tutto l’essere del Padre, per cui può dire: “Io e il Padre siamo Uno” (Giovanni 10,30), e: “Tutto ciò che il Padre possiede è mio” (Giovanni 16,15). Mentre lo Spirito Santo è, ad un tempo, lo Spirito del Padre (Matteo 10,20) e di Gesù (Atti 16,6-7; Romani 8,9; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-11), poiché procede dal Padre e dal Figlio come da un solo principio e per un’unica spirazione, come hanno affermato i Padri nella sesta sessione del Concilio di Firenze.
› prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte.
In Giovanni 2,1-11 viene raccontato che durante uno sposalizio in cui erano presenti Gesù e sua madre, Maria intercede per gli invitati, i quali non avevano più vino. Gesù allora non poté rifiutare la richiesta di sua madre alla quale non tarda a rispondere. Così, proprio in quell’episodio, e per intercessione di Maria sua madre, Gesù diede inizio ai suoi miracoli. Egli fece riempire d’acqua sei giare di pietra contenenti ciascuna due o tre barili, e l’acqua divenne vino buono. Il significato teologico delle nozze di Cana è quello dello sposalizio tra Gesù e l’umanità, e lo sposo che conserva il vino buono (Giovanni 2,9-10) – immagine simbolica dell’amore sponsale tra Dio e il suo popolo – è Gesù medesimo. E Maria è colei che presso suo Figlio intercede per l’umanità. Ella si mette in mezzo esercitando la sua carità. Maria tutt’oggi in cielo esercita la virtù della carita, regnando con Cristo (Apocalisse 22,5) e continuando a servire Dio con gioia, intercedendo per tutte le genti di questo mondo, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini (1Timoteo 2,5). Già nel secondo libro dei Maccabei vediamo Geremia e Onia – separati dalla carne – intercedere per il popolo ebraico (2Maccabei 15,6-16). Infatti i beati nel cielo seppur separati dalla carne sono vivi in Dio (Matteo 22,32; Marco 12,26-27), fanno parte del corpo mistico di Gesù, la Chiesa (1Corinzi 12,22-24), e perciò possono intercedere con le loro preghiere presso Dio per noi ancora viatori in questo mondo. In cielo non esiste inattività (Matteo 17,3; Luca 11,19). Noi ancora viatori possiamo pregare i nostri fratelli del cielo affinché intercedano presso Dio in nostro favore. Dice infatti la Scrittura: “Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele” (Ebrei 12,22-24). E poiché in cielo i beati sono in perfetta comunione con Dio e col suo Cristo, non solo conoscono le nostre necessità mediante la conoscenza divina del Verbo unita alla loro conoscenza umana, ma le loro preghiere sono più efficaci delle nostre. Maria poi si trova nella vita eterna già col suo corpo glorioso (Pio XII, Costituzione Dogmatica Munificentissimus Deus, 1 Novembre 1950). La Chiesa fin dai primi secoli ha invocato l’aiuto della Santa madre di Dio. Maria può ottenerci da Dio qualsiasi grazia.
› Amen. Verità.
Già i primi cristiani rivolgevano preghiere a Maria chiedendo la sua intercessione e protezione. In Egitto fu ritrovato il frammento di un papiro scritto in greco e contenente una preghiera rivolta a Maria. Questo frammento è stato datato all’anno 250. La preghiera è la seguente: “Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν, καταφεύγομεν, Θεοτόκε. Τὰς ἡμῶν ἱκεσίας, μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει, ἀλλ᾽ ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς, μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη.” Si tratta della Sub tuum præsidium (Sotto la tua protezione) conosciuta anche nella Chiesa Cattolica latina. Nella preghiera è presente il vocativo Theotoke, da Theotokos che significa Madre di Dio. Ecco il testo completo in italiano:
“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.”
I cristiani pregavano Maria e la riconoscevano come Madre di Dio secoli prima del Concilio di Efeso del 431.