LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DI TOBIA

di Giuseppe Monno

I protestanti rifiutano come divinamente ispirato il libro di Tobia. Costoro affermano sei motivi per cui lo ritengono tra gli apocrifi:

1) L’angelo Raffaele nasconde la sua vera identità al vecchio Tobi, mentendogli e presentandosi come Azaria figlio di Anania e nipote di Natan (Tobia 5,13-14).

2) Il vecchio Tobi riacquista la vista dopo che gli viene applicato sugli occhi fiele di pesce (Tobia 11,1-14).

3) Il demonio che tormentava la giovane Sara viene scacciato dall’odore di incenso proveniente dalla brace sulla quale sono stati posti il fegato e il cuore di un pesce (Tobia 8,1-3).

4) Gesù e gli apostoli non vi fecero mai riferimento.

5) Mai riconosciuto dagli ebrei, mai dai cristiani dei primi secoli.

6) Lo Spirito santo non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che si tratti di parola di Dio, anzi, ci fa sentire in maniera inequivocabile di doverne rifiutare il contenuto.

Rispondo punto per punto alle contestazioni sopracitate:

1) Nel Primo libro dei Re c’è scritto che Dio invia un angelo a ingannare Acab:

1Re 22,19-22
Michea disse: Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l’esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. Il Signore ha domandato: “Chi ingannerà Acab perché muova contro Ramot di Gàlaad e vi perisca?” Chi ha risposto in un modo e chi in un altro. Si è fatto avanti uno spirito che – postosi davanti al Signore – ha detto: “Lo ingannerò io.” Il Signore gli ha domandato: “Come?” Ha risposto: “Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti.” Quegli ha detto: “Lo ingannerai senz’altro, ci riuscirai, và e fà così.”

Come mai i protestanti non contestano questo episodio del Primo libro dei Re allo stesso modo di quello in cui Raffaele nasconde la sua vera identità? L’angelo aveva nascosto la sua vera identità per rivelarla solo alla fine della sua missione (Tobia 12,15). Ciò non toglie al testo sacro l’autorità di parola di Dio. Il racconto di Tobia è una parabola, più lunga rispetto a quelle a cui siamo abituati a leggere nel Vangelo. La parabola è una narrazione di un fatto immaginario ma appartenente alla vita reale, col quale illustrare un insegnamento morale. In questa grande parabola viene mostrato il misterioso e salvifico agire di Dio per mezzo del suo inviato. Non a caso Raffaele (Dio guarisce) si presenta come Azaria (YaHVeH aiuta) figlio di Anania (YaHVeH mostra il suo favore) e nipote di Natan (Dio dona).

2) Nel libro di Tobia Raffaele guarisce il vecchio Tobi dalla cecità, dicendo al giovane Tobia di applicare fiele di pesce sugli occhi di suo padre. Nel Vangelo, Gesù Cristo, nel guarire dalla cecità un uomo cieco dalla nascita, applicò del fango sopra i suoi occhi e lo mandò a lavarsi nella piscina di Sìloe:

Giovanni 9,1-7
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?” Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo.” Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato).” Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

3) Nel libro di Tobia il demonio Asmodeo fu scacciato dall’odore di incenso proveniente dalla brace sulla quale furono posti il fegato e il cuore di un pesce. Nel Secondo libro di Samuele, invece, Davide allontana il demonio che tormentava Saul, suonando la cetra:

1Samuele 16,23
Quando dunque lo spirito cattivo investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui.

Come mai i protestanti non contestano questo episodio del Primo libro di Samuele allo stesso modo in cui contestano quello del libro di Tobia?

4) Non è assolutamente vero che né Gesù né i suoi discepoli si siano mai rifatti al libro di Tobia durante la loro predicazione. I libri del Nuovo Testamento contengono citazione prese anche dal libro di Tobia. Vediamo qualche esempio:

Per la regola d’oro Matteo ricorre alla citazione inversa di Tobia

Matteo 7,12
Fa agli altri ciò che vuoi sia fatto a te.

Tobia 4,15
Non fare a nessuno ciò che non vuoi sia fatto a te.

Riguardo i sette fratelli che presero in moglie la medesima donna, i vangeli sinottici si rifanno al libro di Tobia

Matteo 22,25-27
Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna.

Marco 12,20-22
C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.

Luca 20,29-31
C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli.

Tobia 3,8
Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto godere.

Tobia 7,11
L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà.

Riguardo ai sette angeli che stanno alla presenza del Signore, Giovanni di Patmos si rifà al libro di Tobia

Apocalisse 1,4
Giovanni alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono.

Apocalisse 8,2
Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe.

Tobia 12,15
Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.

Per la descrizione della nuova Gerusalemme Giovanni di Patmos si rifà al libro di Tobia

Apocalisse 21,18-21
Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

Tobia 13,17
Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l’oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.

Per le beatitudini Matteo si rifà anche a Tobia

Matteo 5,4
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Tobia 13,16
Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre.

5) Non è affatto vero che il libro di Tobia non fu mai riconosciuto dagli ebrei e dai primi cristiani. Anzitutto nel punto precedente è stato dimostrato come gli scrittori neotestamentari si siano serviti anche del libro di Tobia che fa parte dei libri deuterocanonici. Fino alla venuta di Gesù Cristo gli ebrei possedevano due canoni della Sacra Scrittura, quello ebraico e quello alessandrino. Quest’ultimo fu scritto in greco dagli ebrei della diaspora. Questa loro traduzione dell’Antico Testamento è detta Septuaginta (riferimento ai settanta anziani Israeliti che accompagnavano Mosè [Esodo 24,9]), e contiene anche i sette libri deuterocanonici: Tobia, Giuditta, Sapienza, Primo Maccabei, Secondo Maccabei, Baruc e Siracide. Il canone biblico alessandrino fu accolto dagli ebrei fino alla seconda metà del primo secolo DC. Nei loro insegnamenti Cristo e i suoi discepoli si rifacevano anche alla Septuaginta. Basti notare che nel Nuovo Testamento ci sono trecento citazioni prese da quei testi. Per qualche secolo gli ebrei avevano accolto la Septuaginta, ma se ne allontanarono verso la fine del primo secolo DC, soprattutto a causa dei loro contrasti coi cristiani che utilizzavano anche quei testi per le loro dottrine. Così, verso la fine del secondo secolo DC, i rabbini fissarono ufficialmente il canone ebraico escludendo quello alessandrino. Gli scrittori neotestamentari si rifacevano anche ai libri deuterocanonici, come si è già dimostrato nel quarto punto con alcuni esempi riguardanti il libro di Tobia. E se dubbi furono mostrati da alcuni Padri riguardo i libri deuterocanonici, dubbi furono mostrati anche verso alcune lettere neotestamentarie. Infatti, prima del quarto secolo DC, non furono riconosciute come canoniche neppure la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse di Giovanni di Patmos. Lo scrittore cristiano Eusebio di Cesarea (265-339) affermava che tra i libri discussi vi erano la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse di Giovanni di Patmos (Storia Ecclesiastica III, 25, 3-4). Il frammento di Muratori (secolo II-III DC) omette la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, la Prima e la Seconda lettera di Pietro. Origene (185-253), menzionato da Eusebio, riteneva dubbia la Seconda lettera di Pietro, e la Prima e Seconda lettera di Giovanni (Storia Ecclesiastica VI, 25, 8.10). Nel 382 fu il Vescovo di Roma, Damasio (366-384), a stabilire il canone biblico e ad includere Tobia, Giuditta, Sapienza, Baruc, Siracide, Primo Maccabei, Secondo Maccabei, Ebrei, Giacomo, Secondo Pietro, Secondo Giovanni, Terzo Giovanni, Giuda e Apocalisse. L’attuale canone biblico in uso nella Chiesa cattolica divenne ufficiale nel 1546, durante il Concilio di Trento, col decreto De Canonicis Scripturis. È stata la Chiesa cattolica a stabilire quali libri dovevano far parte del Canone Biblico, non i protestanti, nati quindici secoli dopo Cristo, sotto Lutero, il quale tentò addirittura di far passare per apocrifa la lettera di Giacomo che egli chiamava “epistola di paglia” (Martin Lutero, Prefazione al Nuovo Testamento, anno 1522 e anno 1546). La lettera di Giacomo si oppone alla dottrina protestante del “sola fide” (Giacomo 2,14-26), e perciò fu ritenuta pericolosa dall’ex monaco agostiniano.

6) Evidentemente non è lo Spirito santo a suggerire a costoro di dover rifiutare il contenuto del libro di Tobia che è parola di Dio, ma è ben altro spirito.

Il libro di Tobia è stato scritto nel secondo secolo AC. Si tratta di una grande parabola, nella quale il principale protagonista, Dio, emerge già dai nomi dei personaggi: Tobia (YaHVeH è buono), Raguele (Dio è amico), Raffaele (Dio guarisce), Azaria (YaHVeH aiuta), Anania (YaHVeH mostra il suo favore), Natan (Dio dona), Gabael (Dio solleva). Il messaggio di questo racconto è un invito a riconoscere che la provvidenza del Dio misericordioso non viene mai meno, e qui opera discretamente ed efficacemente per mezzo del suo inviato (Tobia 4,1.2.20.21; 5,1-22). Il Signore sa far nascere grande gioia anche da situazioni che erano infelici (Tobia 3,8.17; 8,1-3; 11,1-4). È un racconto edificante nel quale emerge un’alta concezione del matrimonio (Tobia 6,12.19; 7,9.10.13; 10,10), esprime con grande vitalità il senso della famiglia (Tobia 7,2; 9,6) e risalta la pratica dell’elemosina (Tobia 1,3.17) e i doveri verso i defunti (Tobia 1,17-19; 2,4.8).

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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