LA PERPETUA VERGINITÀ DI MARIA: VERGINITÀ DOPO IL PARTO

di Giuseppe Monno

Matteo 12,46
Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli.

Marco 3,31
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare.

Nella Bibbia greca in riferimento a un fratello si fa uso della parola adelphós, mentre nella Bibbia ebraica si fa uso della parola ʼah. Ciò nonostante, adelphós e ʼah sono utilizzati in senso più ampio, e oltre ai fratelli uterini o germani (Genesi 4,1-2 Septuaginta + Matteo 4,21), fanno riferimento ai cugini (1Cronache 23,21-22 Septuaginta), a zio e nipote (confronta Genesi 13,8 con 11,27 Septuaginta), ai concittadini (Genesi 19,6-7 Septuaginta), ai membri di una tribù (1Cronache 15,4-10 Septuaginta), ai connazionali (Esodo 2,11; Deuteronomio 18,15 Septuaginta + Atti 3,17), agli sposi (Tobia 7,12 Septuaginta), ai bisognosi (Matteo 25,40), ai discepoli di Gesù (Giovanni 20,17-18) e a tutti coloro che fanno la volontà di Dio (Matteo 12,49-50). I libri del Nuovo Testamento sono stati scritti facendo uso del medesimo greco utilizzato per la Septuaginta, il koinè.

Quei fratelli (Matteo 12,46; Marco 3,31) non sono figli di Maria e Giuseppe, ma alcuni parenti venuti a trovarlo assieme a sua madre. Tra costoro probabilmente Maria di Clèopa che ritroviamo sotto la croce di Gesù assieme alla cognata, la madre di Gesù, e la Maddalena (Giovanni 19,25).

Spesso nella Bibbia quando si vuol specificare che due o più persone sono fratelli uterini o germani, vengono utilizzate queste formule: “Suo fratello, figlio di sua madre” (Genesi 43,29 Septuaginta). “Sua sorella, figlia di suo padre o figlia di sua madre” (Levitico 20,17 Septuaginta). “Miei fratelli, figli di mia madre” (Giudici 8,19 Septuaginta). “Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, nella barca insieme con Zebedèo loro padre” (Matteo 4,21).

Quanto al Salmo 69,8: “Sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre”, non va riferito a presunti fratelli uterini di Gesù, figli di Maria e Giuseppe, come affermano alcuni. Quel Salmo va riferito ai compatrioti di Gesù: “Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.” (Marco 6,1-6) Perciò in senso figurato con “mia madre” va intesa la patria di Gesù, mentre con “miei fratelli” e “figli di mia madre” vanno intesi i compatrioti di Gesù.

Matteo 13,55
Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?

Marco 6,3
Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?

Chiediamoci: Giacomo, Ioses (Giuseppe), Giuda e Simone sono fratelli uterini di Gesù, figli di sua madre?

La madre di Giacomo e di Ioses (forma ellenistica di Giuseppe) si chiama Maria

Matteo 27,55-56
C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, MARIA MADRE DI GIACOMO E DI GIUSEPPE, e la madre dei figli di Zebedèo.

Marco 15,40-41
C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, MARIA MADRE DI GIACOMO IL MINORE E DI IOSES, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

La madre di Giacomo e di Ioses è talvolta chiamata « l’altra Maria » per distinguerla dalla madre di Gesù e dalla Maddalena

Matteo 27,61
Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e L’ALTRA MARIA.

Matteo 28,1
Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e L’ALTRA MARIA andarono a visitare il sepolcro.

Marco 16,1
Passato il sabato, Maria di Màgdala, MARIA DI GIACOMO e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.

Luca 24,9-10
E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria di Màgdala, Giovanna e MARIA DI GIACOMO. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.

Questa Maria, madre di Giacomo e di Ioses, è la moglie di Clèopa

Matteo 27,55-56
C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, MARIA MADRE DI GIACOMO E DI GIUSEPPE, e la madre dei figli di Zebedèo.

Marco 15,40-41
C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, MARIA MADRE DI GIACOMO IL MINORE E DI IOSES, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Giovanni 19,25
Stavano presso la croce di Gesù sua madre e la sorella di sua madre, MARIA DI CLÈOPA, e Maria di Màgdala.

Maria di Clèopa è la cognata della madre di Gesù, e per questo è menzionata come sorella di lei. Infatti, secondo quanto afferma lo scrittore giudeo cristiano Egesippo (110-180), menzionato da Eusebio (Storia Ecclesiastica III, 11.32), Clèopa è il fratello di Giuseppe, lo sposo della madre di Gesù. Egesippo avrà ottenuto queste informazioni da qualche registro o dai discendenti di Clèopa.

Giuda (chiamato anche Taddeo [Matteo 10,3]) – apostolo e autore della omonima lettera – è menzionato come fratello di Giacomo

Luca 6,16
GIUDA DI GIACOMO e Giuda Iscariota, che fu il traditore.

Atti 1,13
Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, GIACOMO DI ALFEO e Simone lo Zelòta e GIUDA DI GIACOMO.

Giuda 1
GIUDA, servo di Gesù Cristo, FRATELLO DI GIACOMO, agli eletti che vivono nell’amore di Dio Padre e sono stati preservati per Gesù Cristo.

Simone – secondo la testimonianza di Egesippo – è un figlio di Clèopa.

Clèopa e Alfeo di Giacomo sono la stessa persona. Nella Bibbia molti personaggi vengono menzionati con nomi diversi: Bartolomeo è chiamato Natanaèle (Matteo 10,2-4; Giovanni 21,1-2), Tommaso è chiamato Didimo (Giovanni 21,2), Matteo è chiamato Levi (Matteo 9,9; Marco 2,14), Giuda è chiamato Taddeo (Luca 6,16; Marco 3,18), Giuseppe è chiamato Barnaba (Atti 4,36), Giovanni è chiamato Marco (Atti 12,25), Saulo è chiamato Paolo (Atti 13,9), Simone è chiamato Pietro (Matteo 16,18), mentre suo padre Giovanni (Giovanni 21,16) è chiamato Giona (Matteo 16,17). Alcuni sono nomi propri (Bartolomeo, Natanaèle, Tommaso, Matteo, Levi, Giuda, Taddeo, Giovanni, Marco, Paolo, Saulo,) altri sono epiteti (Pietro, Barnaba, Didimo), qualcun altro è una variante del medesimo nome (Giona).

Quindi Giacomo, Ioses, Giuda e Simone non sono figli della madre di Gesù, ma cugini di lui. Parimenti, quelle sorelle (Marco 6,3), sono delle parenti.

Oltre ad ʼah e adelphós, per i cugini l’ebraico ha ben-dod mentre il greco ha anepsiòs. La parola anepsiòs compare due volte nella Septuaginta (Numeri 36,11; Tobia 9,6) e una sola volta nel Nuovo Testamento (Colossesi 4,10), ma quasi sempre con riferimento a una distanza geografica. Infatti Tobi abitava a Ninive, in Mesopotamia (Tobia 11,16), mentre suo cugino Gabael abitava a Rage, nella Media (Tobia 1,14). Barnaba era di Cipro (Atti 4,36), mentre suo cugino Marco abitava a Gerusalemme (Atti 12,12). Solo in Numeri 36,11-12 non c’è riferimento a una distanza geografica riguardo le figlie di Zelofcad e i loro cugini. Per parente invece il greco ha la parola syngenes, ma senza specificare il grado di parentela (Luca 1,36; Giovanni 18,26). Il termine syngenes può essere utilizzato in senso più ampio, ad esempio in riferimento ai membri dello stesso popolo (Romani 9,3).

I fratelli di Gesù non sono mai detti “figli di sua madre” o “ figli di Giuseppe” come da tradizione ebraica (p. es. Giacomo di Zebedèo, Giacomo di Alfeo, Levi di Alfeo ecc).

Matteo 1,25
ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.

Luca 2,7
Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

Ciò significa che dopo aver partorito il suo primogenito Maria abbia avuto rapporti coniugali con Giuseppe e abbia partorito un secondogenito e un terzogenito ecc?

La congiunzione temporale heôs che significa “finché”, “fino a che”, “fino a quando”, nega un’azione per il tempo passato ma non implica un cambiamento di situazione per il tempo futuro. Matteo non ci sta dicendo che dopo la nascita di Gesù Maria ebbe rapporti coniugali con Giuseppe (nella Bibbia il verbo “conoscere” è spesso riferito all’atto sessuale [Genesi 1,1.17.25]), ma vuole solo evidenziare che il concepimento di Gesù è avvenuto per opera dello Spirito santo (Matteo 1,18), e cioè senza l’intervento di un uomo, ma per un miracolo divino. Nella Bibbia abbiamo alcuni esempi riguardo l’uso del finché: “Oracolo del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, FINCHÉ io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.” (Salmi 109,1 Septuaginta) Certamente quel “finché” non significa che dopo che i nemici saranno stati sottomessi, Gesù Cristo non siederà più alla destra del Padre. “Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli FINO AL giorno della sua morte.” (2Samuele 6,23 Septuaginta) Ovviamente Mikal non ebbe figli neppure dopo la sua morte. Perciò il “finché” non implica che Maria e Giuseppe abbiano avuto rapporti coniugali dopo la nascita di Gesù. San Tommaso D’Aquino afferma che Giuseppe si sarebbe reso colpevole della massima presunzione se avesse tentato di violare una donna che, come egli aveva conosciuto per rivelazione angelica, aveva concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo (Somma Teologica III, q 28, a 3). Parimenti Maria – scrive ancora San Tommaso – si sarebbe dimostrata ingrata a non accontentarsi di un Figlio così grande e a perdere spontaneamente con rapporti coniugali la verginità che un miracolo le aveva conservato (Somma Teologica III, q 28, a 3).

Quanto al “primogenito”, era per glʼIsraeliti un termine legale, in quanto i genitori dovevano pagare per loro figlio primogenito un prezzo di riscatto (Esodo 13,13). Non necessariamente un primogenito è il maggiore di altri fratelli, poiché il termine indica semplicemente che nessuno è nato prima di lui, e perciò un primogenito può essere anche l’unico figlio. Per esempio un articolo del BuongiornoAlghero.it del 5 Gennaio 2015, riguardo una tragedia avvenuta nell’ospedale Sirai di Carbonia, ha come titolo “Muore in sala parto dopo aver partorito il suo primogenito”. Certamente la povera donna non ha potuto partorire un secondogenito e un terzogenito. Oppure, facendo riferimento alla Bibbia, l’unico Figlio di Dio (Giovanni 1,14.18; 3,16) è detto il suo “primogenito” (Ebrei 1,6). Quindi il fatto che Gesù sia chiamato primogenito di Maria (Luca 2,7) non implica affatto che vi siano stati altri figli dopo di lui.

Il Nuovo Testamento non fa mai riferimento ad altri figli di Maria secondo la carne. Questi infatti non sono menzionati quando Gesù aveva dodici anni, né quando fu crocifisso. Anzi Gesù, prima di spirare, affida sua madre al discepolo amato (Giovanni 19,27), l’apostolo Giovanni, figlio di Zebedèo (Matteo 4,21; 10,2) e di Salomè (confronta Matteo 27,56 con Marco 15,40-41). Evidentemente Maria, oltre Gesù, non aveva figli naturali che si potessero prendere cura di lei come conviene a un figlio verso il proprio genitore (Esodo 20,12; Deuteronomio 5,16; Siracide 7,27; Luca 18,20; Efesini 6,2), e perciò viene accolta in casa del discepolo amato (secondo il senso spirituale il discepolo amato è figura di tutti i credenti che accolgono Maria come madre donataci da Cristo). È possibile che Giuseppe, lo sposo di Maria, fosse già morto quando Gesù diede inizio al suo ministero (Luca 3,23). Questa non è una certezza. Tuttavia non viene menzionato nell’episodio delle nozze a Cana di Galilea (Giovanni 2,1-12) né quando Maria andò a cercare Gesù insieme ai suoi parenti (Marco 3,32) né durante la crocifissione (Giovanni 19,25) né dopo (Atti 1,12-14).

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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