Dalla Sacra Scrittura (Ezechiele 28,13-15) sembra che prima di volgersi contro Dio e diventare Satana, che significa “Avversario”, Lucifero fosse un cherubino. Secondo Diogini i cherubini sono l’ordine intermedio appartenente alla prima gerarchia celeste, sottoposti solo ai serafini (La Gerarchia Celeste VI, II). Tuttavia il primo nome che fu attribuito all’angelo prevaricatore, Lucifero che significa “Portatore di luce”, indicava il suo essere preposto a tutte le schiere angeliche. Sono infatti gli angeli superiori che illuminano gli angeli inferiori riguardo i misteri divini. Nei suoi scritti San Tommaso D’Aquino spiega che il termine cherubino significa “pienezza della scienza”, mentre il termine serafino significa “ardente”. È chiaro perciò che con cherubino si indica la conoscenza, la quale può stare insieme al peccato mortale, mentre con serafino si indica l’intenso calore della carità, la quale non è compatibile col peccato mortale. Perciò Lucifero, pur essendo preposto a tutte le schiere angeliche, non fu denominato serafino, ma cherubino (Somma Teologica I, q 63, a 7). Il ministero di principe di tutte le schiere celesti fu poi affidato all’arcangelo Michele, dall’ebraico מִיכָאֵל (traslitterato: Mika’el), che significa “Chi è come Dio?”, a significare che “nessuno è come Dio” (1Samuele 2,2; Giobbe 40,9; Isaia 42,8; Salmi 35,10; 145,3; Michea 7,18). L’arcangelo è infatti incaricato della difesa del dominio dell’Onnipotente (Daniele 12,1). Quando Lucifero si volse contro Dio, subito Michele si contrappose a lui e lo scacciò dal cielo (Apocalisse 12,7-9; Luca 10,18). Lucifero viene dal latino Lucifer, che traduce l’ebraico הִילֵּל (traslitterato: Helel) che troviamo nel brano di Isaia 14,12-15, una satira che secondo alcuni teologi originariamente aveva di mira un defunto sovrano Assiro, Sargon II. La caduta dal cielo di un astro del mattino (Helel, da cui Lucifero [Isaia 14,12]) viene interpretato dalla tradizione patristica come la caduta dell’angelo prevaricatore.