Dobbiamo adorare Gesù Cristo come adoriamo Dio?
Si. Gesù Cristo si deve adorare, e con giusta ragione, visto che il medesimo è nostro Dio e Signore (Giovanni 1,1-3.14; 8,58; 10,30; 16,15; 20,28; Atti 20,28; Romani 8,9; Colossesi 1,16-17; 2,9; Tito 2,13; 1Pietro 1,11; 2Pietro 1,1; 1Giovanni 5,20; Giuda 4; Apocalisse 1,17-18; 22,6.16). La Bibbia ci presenta alcuni episodi molto particolari riguardo l’adorazione dovuta a Cristo.
Un episodio ci viene raccontato da Matteo, l’apostolo, o da uno scriba suo discepolo:
Matteo 2,11
Entrati nella casa, i magi videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Nell’episodio sopracitato viene detto chiaramente che Cristo è adorato dai magi venuti dall’Oriente. Questo episodio ha un importante significato cristologico: I magi d’Oriente venuti ad adorare Cristo, rappresentano la primizia dei credenti provenienti dai non circoncisi. I doni offerti a Gesù simboleggiano la sua regalità, divinità e umanità. L’oro, dono riservato ai re (1Re 10,2.10), simboleggia la regalità di Cristo Re dei re (Apocalisse 17,14). L’incenso, bruciato sull’altare come offerta a Dio (Esodo 30; Levitico 2; Luca 1,8-10), simboleggia la divinità di Cristo, nostro grande Dio e Signore (Giovanni 20,28; Tito 2,13; 2Pietro 1,1). La mirra, utilizzata per conservare i cadaveri (Giovanni 19,39), simboleggia la morte di Cristo, quindi la sua umanità (Giovanni 1,14; Galati 4,4). Questo episodio è molto importante sia per il suo significato spirituale e sia per quello letterale.
Un altro episodio ci viene raccontato da Luca:
Luca 24,51-52
Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia.
Luca afferma che i discepoli adorarono Cristo mentre saliva al Padre. Anche questo è un episodio che conferma esplicitamente l’adorazione che i discepoli hanno dato a Cristo.
Anche l’autore della lettera agli Ebrei ci parla dell’adorazione data a Cristo:
Ebrei 1,6
E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio.
L’autore della lettera agli Ebrei afferma che Dio Padre comanda a tutti i suoi angeli di adorare suo Figlio Gesù Cristo. Se Dio Padre l’ha comandato agli angeli, non meno lo comanda anche a noi. L’apostolo infatti lo scrive nella lettera alla Chiesa di Filippi:
Filippesi 2,9-10
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra.
In contrapposizione a Esodo 20,2-5 e Deuteronomio 5,6-9 ogni creatura deve prostrarsi nel nome di Gesù Cristo per adorarlo. Anche Pietro scrive ai credenti che Cristo va adorato:
1Pietro 3,15
Ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto.
Nella Bibbia il cuore è la sede più intima di ogni persona (Genesi 6,5; 8,21; 20,5-6; 49,6; 50,21; Deuteronomio 10,16; Proverbi 4,23; Ecclesiaste 2,10; 10,2; Matteo 5,8; 15,18-19; Romani 2,15; 10,9-10). Adorare Cristo nel nostro cuore significa adorarlo nel più profondo della nostra persona.
Un altro episodio riguardante l’adorazione data a Cristo ci viene riportato da Giovanni di Patmos:
Apocalisse 5,11-14
Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: “L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione.” Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli.” E i quattro esseri viventi dicevano: “Amen.” E i vegliardi si prostrarono in adorazione.
Nella visione di Giovanni Dio è visto come un monarca. Giovanni fa uso di antropomorfismo, un linguaggio metaforico che si applica alle caratteristiche dell’uomo. Questo tipo di linguaggio metaforico è ampiamente utilizzato in tutta la Bibbia da divesi scrittori. L’Agnello che fu immolato e che sta ritto in mezzo al trono è Gesù Cristo, glorificato dal Padre mediante la passione, morte e risurrezione. Poiché in Cristo la natura umana è divenuta propria della seconda persona divina della Trinità, anche questa va adorata. Perciò i ventiquattro vegliardi – che rappresentano la continuazione tra Israele fedele e la Chiesa (12 tribù + 12 apostoli) – adorano insieme Dio e l’Agnello. Adorano la Trinità e Cristo nella Trinità.