Verso la fine del I secolo, Papa Clemente (collaboratore dell’apostolo Paolo [Filippesi 4,3; Storia Ecclesiastica III, 4, 9; III, 15] e terzo successore di Pietro come Vescovo di Roma [Contro le eresie III, 3, 3]) scrisse una lettera indirizzata alla Chiesa di Corinto. La causa della composizione di questa lettera furono i disordini sorti tra i cristiani di Corinto. Alcuni si erano ribellati contro i presbiteri, e li destituirono arbitrariamente. Perciò, con la sua lettera, Papa Clemente richiama quegli uomini al ravvedimento e all’obbedienza ai presbiteri (Corinzi 57,1-2), minacciandoli di gravi sanzioni se non obbedito (Corinzi 59,1). La lettera di Papa Clemente ai Corinzi è una testimonianza di come già nel I secolo il Vescovo di Roma avesse l’autorità di prendere disposizioni nei confronti di un altra comunità ecclesiale. Eusebio ci fa sapere che l’avvertimento del Vescovo di Roma fu accolto e messo in pratica dai Corinzi (Storia Ecclesiastica IV, 23, 11). Sempre Eusebio ci fa sapere che la lettera di Clemente – il cui nome si trova nel libro della vita (Filippesi 4,3) – fu molto stimata e letta pubblicamente in molte comunità cristiane (Storia Ecclesiastica III, 16). La lettera di Papa Clemente afferma l’autorità dei vescovi e dei presbiteri sui fedeli, e il primato della Chiesa di Roma sulle altre.