di Giuseppe Monno
La Chiesa cattolica fu fondata nel primo secolo dal Signore Gesù Cristo. L’appellativo “cattolica” significa “universale”, e compare per la prima volta nella lettera che Ignazio, vescovo di Antiochia, scrisse per l’amico Policarpo, vescovo di Smirne e discepolo dell’apostolo Giovanni: “Dove c’è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica” (Smirnesi VIII, 2). La Chiesa è cattolica perché chiamata da Gesù Cristo alla diffusione universale del Vangelo. Nei primi secoli dalla sua nascita, la Chiesa cattolica fu ferocemente perseguitata dai romani, tant’è che a causa della sua malvagità la città imperiale veniva chiamata in senso figurato “Babilonia” (1Pietro 5,13; Apocalisse 17,5.6.9). Ma la divina provvidenza non ha mai abbandonato la Chiesa cattolica, e perciò nel 313 l’imperatore romano Costantino il Grande decretò, assieme a Licinio, “religio licita” il cristianesimo, permettendo nel romano impero la libertà di culto a tutti i cristiani. Dopo l’Editto di Milano del 313, col quale Costantino e Licinio decretarono la libertà di culto ai cristiani, con l’Editto di Tessalonica del 380, Teodosio, Graziano e Valentiniano II (che all’epoca aveva solo nove anni) decretarono il cristianesimo – secondo i canoni del Primo Concilio di Nicea – religione di stato, sopprimendo in tutto il romano impero l’arianesimo e i culti pagani. A causa di due grandi scismi, quello di Oriente nell’undicesimo secolo e quello di Occidente nel sedicesimo secolo, l’appellativo “cattolico” assunse un significato confessionale, e indica l’insieme dei credenti in comunione col vescovo di Roma. E poiché alcune confessioni cristiane hanno assunto l’appellativo “vetero cattolici” (quest’ultimi si separarono dalla Chiesa di Roma nel diciannovesimo secolo), i cristiani rimasti in comunione con la Chiesa di Roma sono chiamati anche “cattolici romani”.