A cura di Giuseppe Monno

Secondo la tradizione cristiana, l’apostolo Pietro giunse a Roma per la prima volta intorno all’anno 42 d.C., durante i primi anni del regno dell’imperatore Claudio (41–54 d.C.), probabilmente poco dopo la sua miracolosa liberazione dal carcere di Gerusalemme (Atti 12,17). Questa data è suggerita da Eusebio di Cesarea nella sua Historia Ecclesiastica (II, 14, 6), anche se la cronologia precisa resta oggetto di dibattito tra gli studiosi.
A Roma, Pietro esercitò il suo ministero apostolico principalmente tra i Giudei della diaspora, molti dei quali erano liberti – ex schiavi affrancati – che vivevano nella capitale dell’Impero (Eusebio, Historia Ecclesiastica, III, 1). Secondo Tertulliano (De Baptismo, IV, 3), Pietro amministrava il battesimo nel fiume Tevere, luogo d’incontro simbolico tra il mondo pagano e quello cristiano nascente.
Durante il suo soggiorno romano, Pietro fu ospitato da Pudente, un senatore romano convertito al cristianesimo. Pudente è menzionato da Paolo nella sua seconda lettera a Timoteo: «Eubulo, Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli ti salutano» (2 Timoteo 4,21), a testimonianza della rete di relazioni tra gli apostoli. Secondo la tradizione, nella domus di Pudente, identificata con il Titulus Pudentis – oggi la basilica di Santa Pudenziana sul colle Viminale – Pietro celebrava l’Eucaristia insieme ad altri membri della giovane comunità cristiana. Queste riunioni avvenivano in ambienti privati, noti come ecclesiae domesticae, le prime forme di chiese domestiche di Roma, come testimoniato anche da Ippolito e dal Catalogo Liberiano (IV secolo).
Pietro lasciò Roma dopo alcuni anni e si recò ad Antiochia, città dove, secondo la testimonianza di Paolo (Galati 2,11-14), vi fu un noto scontro tra i due apostoli riguardo alla prassi della convivenza tra cristiani di origine giudaica e pagana. Tale controversia fu tuttavia risolta in occasione del Concilio di Gerusalemme, datato intorno al 49 d.C. (Atti 15,1-35), che definì i criteri di ammissione dei pagani alla fede cristiana senza obbligarli all’osservanza integrale della legge mosaica.
Successivamente, Pietro proseguì la sua attività missionaria in altre regioni dell’Oriente: predicò il Vangelo a Corinto (1 Corinzi 1,12), nel Ponto, in Galazia, in Bitinia e in Cappadocia — province dell’Asia Minore, come ricordato nella sua Prima Lettera (1 Pietro 1,1) e confermato da Origene (Historia Ecclesiastica, III, 1, 2). Durante la sua assenza da Roma, la guida della Chiesa romana fu affidata a Lino, uno dei primi collaboratori degli apostoli, anch’egli menzionato in 2 Timoteo 4,21.
Pietro tornò a Roma, dove rimase fino al suo martirio, avvenuto secondo la tradizione nell’anno 67 d.C., durante la persecuzione dei cristiani sotto Nerone, in seguito al grande incendio del 64 d.C. (Tacito, Annales, XV, 44). Fu crocifisso a testa in giù — secondo il suo desiderio, ritenendosi indegno di morire come il suo Maestro — nel Circo di Nerone, situato in Vaticano. Fu sepolto poco distante dal luogo del martirio, in una necropoli lungo la via Cornelia, dove in seguito sorse la Basilica costantiniana di San Pietro (Gaio, citato in Eusebio, Historia Ecclesiastica, II, 25; III, 2; Tertulliano, Scorpiace, XV).
La tradizione afferma che Pietro fu vescovo di Roma per venticinque anni, dal 42 al 67 d.C. (Girolamo, De viris illustribus, 1,1), e fu il primo a ricoprire questo ruolo, per il quale è venerato come primo Papa della Chiesa cattolica. Gli succedette Lino, secondo quanto attesta Ireneo di Lione in Adversus haereses (III, 3, 2-3), il quale fornisce la prima lista dei vescovi di Roma.
La predicazione di Pietro a Roma fu determinante anche per la stesura del Vangelo secondo Marco. Papia di Ierapoli, vescovo del II secolo, afferma che Marco, discepolo e interprete di Pietro, raccolse per iscritto ciò che Pietro predicava oralmente (citato in Eusebio, Historia Ecclesiastica, III, 39,15). Anche Clemente di Alessandria conferma che i cristiani di Roma chiesero insistentemente a Marco di fissare in forma scritta i ricordi e gli insegnamenti dell’apostolo (Eusebio, Historia Ecclesiastica, VI, 14, 6). Così nacque il Vangelo secondo Marco, primo tra i sinottici, che riflette la viva testimonianza di Pietro sulla vita, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.