GLI ERRORI DELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA: LO SPIRITO SANTO

di Giuseppe Monno

I testimoni di Geova affermano che lo Spirito Santo (che loro scrivono con le iniziali minuscole, ma eviterò di fare altrettanto citando le loro contestazioni) non è una persona divina, ma un essere impersonale, la forza attiva di Dio. Dicono che il lettore sincero della Bibbia non può far altro che concludere che lo Spirito Santo non è una persona divina. Quindi espongono i seguenti punti:

1) Lo Spirito Santo non può essere una persona perché di Spirito Santo furono pieni i credenti (Luca 1,41.67; Atti 2,4; 4,8; 7,55; 13,52). Una persona non può essere piena di un’altra persona.

2) Giovanni il Battista dice di Gesù: “Egli vi battezzerà con Spirito Santo e fuoco.” (Matteo 3,11) Giovanni non poteva riferirsi allo Spirito santo come a una persona.

3) Pietro disse che Gesù era stato “unto da Dio con Spirito santo e potenza.” (Atti 10,38) Ciò non è compatibilile con l’idea che lo Spirito Santo sia una persona.

4) Nella Bibbia non è strano personificare delle cose o dei concetti astratti. Per esempio, Gesù disse: “Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli.” (Luca 7,35) Ovviamente la sapienza non è letteralmente una persona con dei figli. Parimenti, anche se lo Spirito Santo viene personificato in alcuni passi biblici, non significa che sia una persona.

Di seguito una premessa:

In teologia il termine “persona” indica un essere dotato di libertà, volontà e intelligenza. C’è quindi la persona umana, la persona angelica, la persona divina. Fatta questa premessa possiamo procedere con le risposte ai quattro punti elencati sopra.

1) I testimoni di Geova dimenticano due cose molto importanti:

a) Tutto è possibile a Dio (Luca 1,37). Quindi non vedo il motivo per cui lo Spirito Santo non possa entrare in una o più persone.

b) Un demone – che è una persona angelica priva della grazia divina – può entrare in una persona umana per possederla (Marco 1,23), anche in molti (Luca 8,26-33). A maggior ragione è possibile allo Spirito Santo entrare in una o più persone. In quanto persona divina, lo Spirito Santo non è circoscritto, ma onnipresente.

2) L’espressione “battezzare in Spirito Santo e fuoco” (Matteo 3,11) significa che, mediante il lavacro del battesimo, Gesù ci dona la vita divina e la veemenza della carità, doni dello Spirito Santo, e non che questo sia una forza impersonale, come vorrebbero farci credere i testimoni di Geova.

Davide profetizzando la passione di Cristo scrive: “Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere.” (Salmi 21,15) Forse Cristo, di cui profetizza Davide, è letteralmente acqua? Certamente no! Davide fa uso di una metafora, cioè una forma di paragone tra l’acqua versata e la morte di Gesù. Il secondo libro di Samuele ci dà un esempio: “Noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata in terra, che non si può più raccogliere” (2Samuele 14,14).

Nella sua lettera Paolo scrive: “Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.” (Galati 3,27) Ciò significa che Cristo è letteralmente un vestito che indossiamo mediante il battesimo? Certamente no! Anche Paolo fa uso di una metafora, cioè un paragone con la grazia salvifica ottenuta mediante il battesimo nel nome di Gesù Cristo. Per mezzo del battesimo non siamo più nudi, poiché Dio ci fa il dono della sua grazia.

L’autore della lettera agli Ebrei scrive: “Dio fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco.” (Ebrei 1,7) Ma l’angelo non è letteralmente vento e fuoco, è spirito, non è un essere materiale. Perciò anche qui si tratta di una metafora, un paragone tra la grande forza degli angeli e le grandi forze della natura.

3) L’unzione è un linguaggio metaforico. Nell’Antico Testamento venivano unti con olio i sacerdoti (Esodo 29,7; 30,30-31), i
re (1Re 19,16; 1Samuele 10,1; 15,1; 16,13-14) e i profeti (1Re 19,16). L’unzione con olio simboleggia la presenza permanente dello Spirito Santo sul consacrato del Signore, affinché possa compiere degnamente la missione affidatagli da Dio. Nella Bibbia l’olio possiede le proprietà della gioia (Salmi 45 [44,8]), della consolazione (Isaia 61,1-3) e della guarigione (Luca 10,34; Giacomo 5,14-15), caratteristiche applicate allo Spirito Santo (Galati 5,22; Giovanni 14,26). Perciò Gesù – che è sacerdote, re e profeta – è stato unto in Spirito Santo e potenza (Atti 10,38) nel senso che in lui c’è la pienezza dello Spirito di Dio con tutti i suoi doni.

4) È vero che tra le figure retoriche presenti nella Bibbia c’è quella della personificazione, per cui a qualcosa di impersonale o di astratto vengono attribuiti alcuni tratti psicologici e comportamentali degli esseri umani (p. es. Romani 5,14; 8,22). Ma è anche vero che lo Spirito Santo è Dio, e perciò quando si parla di lui come di una persona non si deve pensare che si faccia uso di un linguaggio retorico. Pietro disse ad Anania che mentendo allo Spirito Santo non ha mentito a un uomo, ma a Dio (Atti 5,3-4). Mentre Paolo afferma che noi credenti siamo tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in noi (1Corinzi 3,16). Giovanni invece riferendosi allo Spirito Santo fa due volte uso del pronome personale maschile ekeinos (Giovanni 16,13-14), che significa “lui”, “egli”, “quello”, e quattro volte uso del termine parakletos (Giovanni 14,16.26; 15,26; 16,7), il medesimo attribuito anche a Gesù (1Giovanni 2,1), e che significa “chiamato in aiuto”, “avvocato”, “consolatore”, termini che possono essere riferiti a una persona, non a qualcosa di impersonale e astratto.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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