di Giuseppe Monno
La parola di Dio c’insegna che i beati nel cielo possono intercedere per noi ancora viatori sulla terra. Vediamo alcuni esempi:
Siracide 48,14
Nella sua vita Eliseo compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.
Ma quali furono queste opere meravigliose attribuite al defunto Eliseo? Il Secondo libro dei Re ci dà un esempio:
2Re 13,21
Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi.
La Scrittura sopracitata ci mostra una di quelle opere meravigliose attribuite al defunto Eliseo. Egli si è reso presente attraverso le sue reliquie, intercedendo per quell’uomo, il quale, per intervento divino, è tornato subito alla vita. Dio infatti è l’autore principale di ogni grazia e di ogni miracolo, mentre il beato è un intercessore per il quale e mediante il quale Dio stesso opera efficacemente.
Nel Secondo libro dei Maccabei, le anime dei defunti Geremia e Onia intercedono per gli uomini di Giuda il Maccabeo e per tutta la nazione giudaica contro l’esercito di Nicànore:
2Maccabei 15,6-16
Nicànore, dunque, alzata la testa con tutta la superbia, aveva decretato di erigere un pubblico trofeo per la vittoria sugli uomini di Giuda. Il Maccabeo invece era costantemente convinto e pienamente fiducioso di trovare protezione da parte del Signore. Esortava i suoi uomini a non temere l’attacco dei pagani, ma a tener fissi in mente gli aiuti che in passato erano venuti loro dal Cielo e ad aspettare ora la vittoria che sarebbe stata loro concessa dall’Onnipotente. Confortandoli così con le parole della legge e dei profeti e ricordando loro le lotte che avevano già condotte a termine, li rese più coraggiosi. Avendo così stimolato i loro sentimenti, espose e denunziò la malafede dei pagani e la violazione dei giuramenti. Dopo aver armato ciascuno di loro non tanto con la sicurezza degli scudi e delle lance quanto con il conforto delle egregie parole, li riempì di gioia, narrando loro un sogno degno di fede, anzi una vera visione. La sua visione era questa: Onia, che era stato sommo sacerdote, uomo eccellente, modesto nel portamento, mite nel contegno, dignitoso nel proferir parole, occupato dalla fanciullezza in quanto riguardava la virtù, con le mani protese pregava per tutta la nazione giudaica. Gli era anche apparso un personaggio che si distingueva per la canizie e la dignità ed era rivestito di una maestà meravigliosa e piena di magnificenza. Onia disse: “Questi è l’amico dei suoi fratelli, colui che innalza molte preghiere per il popolo e per la città santa, Geremia il profeta di Dio.” E Geremia stendendo la destra consegnò a Giuda una spada d’oro, pronunciando queste parole nel porgerla: “Prendi la spada sacra come dono da parte di Dio; con questa abbatterai i nemici.”
Per intercessione di Geremia e Onia, Dio ha assicurato ai Maccabei la vittoria contro l’esercito di Nicànore.
In una delle sue parabole, Gesù fa un riferimento all’intercessione del defunto Patriarca Abramo:
Luca 16,19-31
C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.” Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.” E quegli replicò: “Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.” Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.” E lui: “No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.” Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.”
Dall’inferno il ricco epulone supplicò il Patriarca Abramo di intercedere per lui, ma quest’ultimo non poté a causa dell’enorme abisso che separava i salvati dai dannati. Con questo racconto, Luca ci fa sapere due cose molto importanti:
1) È possibile supplicare un santo defunto – nella parabola di Gesù il Patriarca Abramo – per beneficiare della sua intercessione.
2) I dannati all’inferno non possono beneficiare di alcuna intercessione poiché separati definitivamente dalla comunione con Dio e con l’assemblea dei santi. Per questo il Patriarca Abramo, invocato come intercessore, non poté far nulla per il ricco epulone.
In Giovanni 2,1-11 viene raccontato che durante uno sposalizio in cui erano presenti Gesù con i suoi discepoli e Maria sua madre, quest’ultima intercede per gli invitati, i quali non avevano più vino. Gesù allora non poté rifiutare la richiesta di sua madre alla quale non tarda a rispondere. Così, proprio in quell’episodio, e per intercessione di Maria sua madre, Gesù diede inizio ai suoi miracoli. Egli fece riempire d’acqua sei giare di pietra contenenti ciascuna due o tre barili, e l’acqua divenne vino buono. Il significato teologico delle nozze di Cana è quello dello sposalizio tra Gesù e la Chiesa, e lo sposo che conserva il vino buono (Giovanni 2,9-10) – immagine simbolica dell’amore sponsale tra Dio e il suo popolo – è Gesù medesimo. E Maria è colei che presso suo Figlio intercede per la Chiesa e per tutta l’umanità, fino alla fine del mondo. Ella in quanto madre donata da Cristo alla sua Chiesa (Giovanni 19,26-27), non tarda a rispondere alla chiamata dei suoi figli
Nel libro della Rivelazione vediamo le anime dei martiri intercedere per i cristiani perseguitati sulla terra:
Apocalisse 6,9-10
Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei Santo e Verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?”
In cielo non c’è inattività (Matteo 17,3; Luca 11,19), e i beati, seppur separati dalla carne, sono vivi in Dio (Matteo 22,32; Marco 12,26-27), sono membra dell’unico Corpo di Gesù Cristo, la Chiesa (1Corinzi 12,22-24), e perciò possono intercedere per noi ancora viatori sulla terra. Possiamo pregare i nostri fratelli del cielo affinché intercedano in nostro favore: “Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele.” (Ebrei 12,22-24) Certi che il Signore non ignorerà l’intercessione dei suoi amici.